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Ed Miliband: un possibile outsider della politica britannica verso Israele?

Ed Miliband: un possibile outsider della politica britannica verso Israele?

Joshua Blakeney, studioso e giornalista canadese, è pronto a scommettere su Ed Miliband, leader dell’opposizione inglese, figura emergente della politica occidentale in grado di resistere al tritacarne sionista. Ironia della sorte, Miliband è il primo leader del Partito Laburista di educazione ebraica ed il primo a sostenere pubblicamente una politica estera costruita “sui valori e non solo sulle alleanze”.

Rete Voltaire | Lethbridge (Canada)
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Il quarantenne Ed Miliband nel Parlamento inglese confrontandosi con il Primo Ministro.

Negli ultimi anni sono stato portato a considerare la maggior parte dei politici semplici burattini e furfanti al servizio di fazioni oligarchiche della classe dirigente. La fazione sionista dell’oligarchia è tra le più abili nello sfornare politici a sostegno dell’agenda criminale di guerra con l’obiettivo finale di creare un Grande Israele in Medio Oriente. Non sono in nessun modo disposto a diventare totalmente cinico e disincantato nei confronti della politica parlamentare. Resta il fatto che, per molti arabi e musulmani, un leader piuttosto che un altro in paesi come la Gran Bretagna o il Canada potrebbe significare la differenza fra la vita e la morte. Sono disposto a rischiare di essere considerato ingenuo e sciocco d’ora in poi dicendo che penso che il leader del Partito Laburista del Regno Unito eletto di recente, Ed Miliband, offra qualche briciolo di speranza nei confronti del conflitto israelo – palestinese, soprattutto al confronto con altri capi partito del blocco imperialista (vale a dire Stati Uniti, Israele, Canada, Regno Unito e Australia).

Ed Miliband è figlio di ebrei, convinti progressisti e anti – imperialisti sopravvissuti all’olocausto nazista, particolare quest’ultimo da non sottovalutare. Sua madre è Marion Kozak, sopravvissuta alla Seconda Guerra Mondiale e nascosta nella Polonia occupata dai nazisti, e suo padre, Ralph Miliband, fuggito per Londra dall’occupazione nazista in Belgio nel 1940. Così come il padre di Marion, anche altri parenti sono deceduti ad Auschwitz. È facilmente comprensibile perché il genocidio e la violazione dei diritti umani non siano concetti astratti per la famiglia del probabile futuro Primo Ministro della Gran Bretagna. Ad ogni modo, invece di cercare vendetta per i crimini nazisti contro gli ebrei attraverso la totale approvazione per la colonizzazione e il genocidio in Palestina, Marion Kozak è una sostenitrice di quei gruppi del Regno Unito come “Independent Jewish Voices” e “Jews for Justice in Palestine” [1]. Quindi, l’essere ebreo e pro- Palestina non sarà più qualcosa di incompatibile per il leader recentemente eletto.

Il padre di Ralph Miliband, si era a suo tempo già distinto per essere un politico teorico della sinistra marxista che fu sepolto nel cimitero di Highgate, a pochi metri dalla tomba di Karl Marx [2]. Miliband Senior, così come sua moglie, aveva credenziali anti – imperialiste ed internazionali nonostante un breve periodo nel Hashomer Hatzair, un gruppo sionista di sinistra, all’età di 15 anni [3]. Contrariamente alla maggior parte dei politici che non hanno mai letto un solo libro o articolo di giornale sul conflitto israelo – palestinese ripetendo e seguendo senza competenze le direttive delle imprese influenzate dalle politiche sioniste, Ed Miliband proviene da una famiglia in cui questo tipo di letteratura sarebbe indubbiamente stata discussa con vigore.

Ed e suo fratello David sono cresciuti nella famosa casa di famiglia a nord di Londra, definita da un giornalista della BBC una “ sorta di salone socialista – marxista” con i leader anti – razzisti e non politicamente schierati come il sudafricano Joe Slovo, frequentemente seduto intorno ad un tavolo a dibattere di politica.

Ed, in una precedente esperienza, ha lavorato come assistente del leggendario Tony Benn che, come il Presidente in carica della “Stop the War Coalition”, è un dichiarato oppositore dei crimini sionisti contro l’umanità e le guerre dell’ 11 settembre, in generale. Benn, in un memorabile intervento in diretta BBC, lesse un numero di telefono dedicato alla raccolta fondi destinati alle vittime del massacro di Gaza, sfidando in questo modo un divieto imposto dalla stessa BBC in merito al ricorso di questi mezzi per gli abitanti di Gaza [4].

Inoltre, a differenza di molti sostenitori di Blair, Ed Miliband non è un membro della famigerata “Amici di Israele”, e nemmeno lo è suo fratello David. Una delle personalità più importanti di “Amici di Israele” ha supportato David anziché Ed durante il recente confronto per la leadership che ha visto schierati i due fratelli uno contro l’altro e dalla quale ne è uscito sorprendentemente vittorioso Ed. I dati di questa settimana indicano che gli “Amici di Israele”, sotto pressione dei sindacati solidali al BDS, alcuni dei quali hanno approvato la leadership offerta da Miliband, abbracciano ora lo slogan: “Al lavoro per una duplice soluzione per lo Stato” [5]. Forse questa è solo retorica e la vecchia classe politica a sostegno di Israele continuerà a fare il suo gioco in Medio Oriente. Ma di certo , da quando Ed Miliband ha preso il controllo del timone, questo “apparente” cambiamento vale la pena di essere menzionato. Haaretz ha riferito “Ed Miliband aveva sollevato sospetti (fra i sionisti) quando si era rifiutato di licenziare un lavoratore che aveva attivamente preso parte in una campagna anti – Israele in passato. Il fatto che egli fosse stato eletto con l’aiuto dei sindacati, per la maggior parte sostenitori del boicottaggio di Israele, confermerebbe che, almeno per quanto riguarda il sostegno a Israele, l’era Blair – Brown è definitivamente arrivata al suo termine” [6].

Ed Miliband, come prevedibile, sostiene la sua ferma opposizione a tutte le guerre promosse da Blair. Anche se dovremmo prendere tali sentimenti con le dovute precauzioni, essi non sembrano essere totalmente una fantasia. Il nuovo uomo di stato Mehdi Hasan ha riferito che “un caro amico ed ex collega di Ed Miliband mi dice che non ha alcun dubbio che Ed si sia schierato contro l’invasione dell’Iran nel marzo 2003. So di certo che egli era contro la guerra. Mi ricordo che in occasione di un viaggio per Cambridge (Massachusetts) dove egli teneva delle conferenze presso Harvard, aveva aspramente criticato il fatto che gli ispettori delle Nazioni Unite non dispongono di tempo a sufficienza per finire il proprio lavoro. Miliband ha letteralmente chiamato Gordon Brown dagli USA per convincere l’allora cancelliere a resistere alla tensioni di una possibile imminente guerra”. Alla prima conferenza annuale del 2010 del Partito Laburista egli ha riflettuto sulla sconfitta dell’Iran: “Credo che abbiamo sbagliato, abbiamo coinvolto la Gran Bretagna nella guerra e dobbiamo essere onesti a questo proposito” [7].

Nonostante sia contrario a quello che molti esponenti di sinistra sostengono, ovvero che la critica ad Israele dovrebbe essere, dove possibile, etnicamente motivata, come ha osservato James Petras “ i sionisti devoti criticano con egual ferocia sia gli ebrei sia i non ebrei” [8]. Rimane un dato di fatto che in quanto politico di origine ebraica, Ed Miliband sarebbe più difficile da diffamare e bollare come anti semita, nel caso in cui rivedesse la posizione politica della Gran Bretagna nei confronti di Israele. Inoltre, egli potrebbe trovarsi in una situazione migliore rispetto ai leader che lo hanno preceduto nell’analisi del conflitto che Israele impone a tutti quegli ebrei che vorrebbero sentirsi inglesi prima di tutto, ma che si vedono tempestati dai sionisti allo scopo di mostrare fedeltà ad una misantropica potenza straniera. Nella sua tanto acclamata pubblicazione del 2009 dal titolo “Inside Britain’s Israeel Lobby”, il giornalista di Channel 4 Peter Oborne ha riferito che alcuni parlamentari avevano troppa paura di commentare alla telecamera riguardo al potere di quello che un parlamentare dei Tory aveva definito come la “più grande lobby a Westminster” [9]. Un altro esponente parlamentare ha chiesto a Oborne di togliere le batterie dal suo cellulare nel caso in cui venissero spiati (presumibilmente da Mossad). Si potrebbe, pertanto, ragionevolmente pensare che Ed Miliband sia un po’ meno vincolato rispetto alla maggior parte dei politici di origine non ebraica bloccati dalla paura nella critica ad Israele.

Non sono un uomo di scommesse e non scommetterei molti soldi che Ed Miliband sia poi così diverso da uno dei qualsiasi politici privi di potere che presiedono impotenti e screditati Parlamenti. Tuttavia se confrontato con personalità come: Jason Kennedy, Stephan Harper in Canada, e precedentemente Tony Blair e Gordon Brown in Gran Bretagna, Ed Miliband sembra essere di gran lunga l’unico leader dei principali partiti politici del blocco imperialista a poter sfidare i dettami di Israele.

Traduzione di Eleonora Ambrosi.

[1] Marcus Dysch, “Ed Miliband’s Mum Marion Kozak on Israel”, The Jewish Chronicle, 28 settembre 2010.

[2] Il libro più influente di Ralph Milibrand Parliamentary Socialism: A Study in the Politics of Labour (1972) aveva esattamente preannunciato che né il Partito Laborista né il Parlamento sarebbero stati in grado di emancipare la classe lavoratrice e realizzare il socialismo, prevedendo infatti la metamorfosi del Partito Laborista nel New Labour.

[3] Jonathan Derbyshire, “The NS Profile: Ralph Miliband,” The New Statesman, 30 agosto 2010.

[4] Youtube: Tony Benn to BBC "If you wont broadcast the Gaza appeal then I will myself"

[5] Martin Bright, “Israel friends change tack and relaunch”, The Jewish Chronicle, 13 gennaio 2010.

[6] Anshell Pfeffer, “Ed Miliband prefers to avoid Israel”, Haaretz, 27 settembre 2010.

[7] 
Mehdi Hasan, “Ed Miliband’s Anti-War Credentials,” The New Statesman, 15 settembre 2010.

[8] James Petras, War Crimes in Gaza and the Zionist Fifth Column in America, (Atlanta: Clear Day Books, 2010), 79.

[9] Youtube: “Inside Britain’s Israel Lobby”, pubblicato il 16 gennaio 2010.

Joshua Blakeney

Giornalista freelance brittanico, residente in Canada, Joshua Blakeney è stato il Coordinatore per il Centro di Studi sulla Globalizzazione presso l’Università di Lethbridge (Alberta, Canada).

 
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