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Grecia: la maledizione delle tre generazioni dei Papandreou

Forte della sua esperienza come ex consigliere di uno dei governi dei Papandreou, James Petras esamina come la dinastia socialista dei Papandreou dalla seconda guerra mondiale in poi, ha inesorabilmente fatto della Grecia uno stato cliente, rinunciando alla sovranità e sacrificando la solidarietà di classe in favore del clientelismo. Il primo ministro George Papandreou attualmente sommerso di debiti e minacciato dalle agitazioni di massa, sta perpetuando la stessa logica, essendosi rivolto ai banchieri all’estero e ai poteri imperiali per cercare una direzione ed avendo soppresso le proteste sociali che stanno agitando il suo paese.

| New York
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Il primo ministro Papandreou e il segretario di stato americano Hillary Clinton concertano le questioni: la Clinton si è detta d’accordo che il nuovo governo greco è un governo che prende iniziative (Berlino, novembre 2009).

In ognuno di tre momenti decisivi della storia recente, uno dei membri della famiglia Papandreou ha fatto arretrare la Grecia di fronte alla possibilità di trasformazione sociale, indipendenza politica e libertà da tutele esterne.

I tre periodi che prospettavano nuovi orizzonti per i movimenti popolari greci comprendono:

(1) il periodo seguito alla sconfitta dell’esercito di occupazione nazista e del regime fantoccio suo complice da parte della resistenza partigiana greca, con l’appoggio del suo esercito di liberazione (ELAS-EAM) e dei suoi alleati civili (1944-1945)

(2) la sconfitta elettorale decisiva del Nuovo Partito Democratico di destra nel 1981. Il voto maggioritario per il movimento socialista panellenico (PASOK) che insieme al partito comunista controllava quasi i due terzi del parlamento. Avendo ereditato da una destra screditata e schiacciata un’economia “in frantumi, in bancarotta e non attuabile”, il PASOK ricevette il mandato popolare di socializzare l’economia.

(3) la crisi del capitalismo mondiale del 2007-2010 e in particolare, la bancarotta e l’ingente debito dello stato capitalista greco, hanno portato all’elezione di George Papandreou (Jr) nel 2010 su una piattaforma di “cambiamento sociale” e di aumento del welfare sociale. Ha attratto il sostegno delle classi operaie e dei sindacati partendo dal presupposto di creare una nuova società moderna e più equa.

Tra la rivoluzione e la reazione: il ruolo di George Papandreou (senior)

Subito dopo una delle più grandi vittorie antifasciste guidate dai partigiani in Europa, il movimento di resistenza greco, appoggiato da oltre due milioni di partigiani, è avanzato verso la liberazione della città capitale di Atene nell’ottobre 1944. Avendo scarso supporto all’interno del paese, George Papandreou è stato sostenuto dagli aerei da guerra e dai carri armati imperiali britannici, nonché dalla monarchia di destra in esilio. Agendo in funzione di primo ministro ha ordinato il disarmo della resistenza ed ha appoggiato l’assalto militare britannico su decine di migliaia di pacifici dimostranti in Piazza della Costituzione ad Atene, provocando la morte e ferendo centinaia di combattenti per la libertà greci. Papandreou ha presieduto il reclutamento militare di numerosi ex collaboratori nazisti e monarchici, finanziati ed armati e comandati dapprima dai generali britannici, poi da quelli americani. In seguito ha prestato servizio come ministro di gabinetto in regimi che hanno lanciato un assalto spietato contro i movimenti popolari di massa di sinistra. Hanno trasformato un gioioso momento di liberazione nell’inizio di uno squallido periodo di repressione selvaggia e di ristorazione di tutta la feccia delle classi elevate della Grecia di prima della guerra, insieme ai loro colleghi collaboratori filonazisti. La Grecia è stata trasformata in uno stato cliente degli Stati Uniti, governato da una serie di stati di polizia cleptocratici finanziati dall’esterno, che hanno mantenuto il potere gonfiando un clientelismo basato sulla burocrazia, staccato dall’industria moderna.

Andreas Papandreou e la fine della destra (1981)

Dopo la fine della giunta militare (1967-1974), è salita al potere la destra greca, mantenendo gran parte dell’apparato del vecchio stato e sostenendo una classe governante facoltosa ma disfunzionale, che viveva dei trasferimenti monetari della CEE. Il saccheggio delle risorse statali, il fallimento della maggior parte delle società del settore privato, l’arretratezza del settore agricolo e la natura chiusa e autoritaria delle istituzioni pubbliche e private, hanno portato la stragrande maggioranza delle classi operaie, degli studenti, degli agricoltori e dei disoccupati a consegnare ad Andreas Papandreou una schiacciante vittoria elettorale. Il voto combinato dei partiti socialista e comunista era superiore al 60% e forniva una netta maggioranza per trasformare legalmente la società e l’economia. Inoltre, il programma di Andreas Papandreou prometteva di “socializzare l’economia”, di modernizzare la campagna e di rompere con la dominazione imperiale. In particolare prometteva di terminare l’appartenenza alla NATO e l’accordo sulle basi militari americane.

Data la frammentazione, la demoralizzazione, la dispersione e la decadenza della destra, l’opposizione politica all’avanzamento socialista era minima. Dato l’ingente debito del settore privato con le banche statali, il governo di Papandreou non ha avuto neppure bisogno di legislazione per espropriare le società: poteva chiedere che fossero risarciti i prestiti o che fossero consegnate le chiavi della società.

Papandreou ha scartato l’opzione di trasformare il moribondo sistema capitalistico: ha offerto nuovi prestiti, cancellato debiti ed è intervenuto per ripristinare la proprietà privata delle società vendendole all’asta a nuovi proprietari (stranieri) privati. In quel momento ero un consigliere di Papandreou. Quando gli chiesi perché non nazionalizzasse le società in debito, mi rispose che “a causa della crisi, non è il momento di trasformare l’economia; si sarebbe dovuto attendere finché l’economia non si fosse rimessa in piedi”. Quando risposi che era stato eletto per cambiare il sistema precisamente a causa della crisi, e che una volta ripristinato il capitalismo l’opposizione politica ed economica sarebbe stata più forte, ha replicato “che l’’economia’ è troppo debole per sostenere un regime socialista”; ha aggiunto che “la classe operaia è interessata solo al consumo, non investendo nella modernizzazione dell’economia”.

In termini pratici Papandreou ha ripristinato il capitalismo a dispetto delle sue condizioni moribonde, aumentando in questo modo il debito pubblico. Durante il suo primo mandato, oltre l’ottanta per cento dei Greci era favorevole alla chiusura delle basi militari americane e [all’interruzione] delle loro operazioni di intelligence in Grecia. Attraverso una demagogia da palco e false promesse di agire “nel futuro”, Papandreou ha mantenuto le basi. In modo simile, Papandreou ha ripudiato la stragrande maggioranza degli elettori che l’avevano eletto per ritirarsi dalla NATO, intraprendendo una “critica” inconseguente … da dentro. Ancora peggio, Papandreou è rimasto nella Comunità Economica Europea, accettando bonifici e prestiti in cambio dell’abbassamento delle barriere commerciali. Questo ha dato inizio al processo dei ’windfall gains’ di breve durata nel consumo e nella spesa pubblica su una gonfia burocrazia basata sul clientelismo, in cambio della decimazione dell’arretrato settore agricolo e industriale. Papandreou ha usato i bonifici della CEE per comprare i voti attraverso i sussidi per gli agricoltori, gli aumenti salariali di breve durata per i lavoratori e gli enormi sgravi fiscali e i prestiti per le elite commerciali. Il deficit e il debito sono aumentati, mentre l’apparato produttivo a sostegno del consumo si è indebolito. Il clientelismo era l’“alternativa” di Papandreou alla trasformazione sociale. La CEE era favorevole a finanziare Papandreou e a tollerare le sue politiche economiche disfunzionali, perché stava distruggendo e minando i movimenti sociali per il cambiamento che l’avevano portato al potere originariamente.

Mentre Andreas Papandreou denunciava la NATO di fronte ai raduni di massa, teneva consultazioni settimanali con l’ambasciatore americano confermando la sua lealtà all’alleanza militare… Durante il primo anno di governo (1982-1984) quando ho diretto il Centro per gli Studi Mediterranei ed ero un consigliere non ufficiale di Papandreou uscivo dalla porta di retro della sua casa di Kastri, mentre l’ambasciatore americano entrava dalla porta principale. Dopo un po’, ho capito che prendeva in prestito critiche di sinistra per giustificare politiche di destra. Una pratica in cui è diventato un esperto… di inganno. Più recentemente un funzionario del dipartimento di stato ha commentato con me in un’occasione che preferiva il giovane George Papandreou al padre: “le stesse politiche conformiste”, ha detto “senza demagogia”. Nel corso degli anni, la retorica vuota e la pratica favorevole alla NATO di Andreas ha convertito un’intera generazione di socialisti militanti in cinici opportunisti e in arrampicatori sociali, che hanno sacrificato la solidarietà sociale al clientelismo, posti lucrativi nella burocrazia della CEE in cambio della trasformazione sociale. La generazione post giunta, gli studenti idealisti della lotta del politecnico sono diventati i corpulenti funzionari dello stato della NATO.

George Papandreou (junior): la storia come farsa (per tre volte)

Come il suo parente e predecessore George Papandreou è stato eletto nell’ottobre 2009 nel bel mezzo della crisi del capitalismo globale più profonda dagli anni ’30. La finanza greca era ‘sott’acqua’; l’economia era in caduta libera; l’erario pubblico era vuoto; il capitalismo era letteralmente in bancarotta e i partiti di destra erano in disgrazia e screditati.

Durante la sua campagna elettorale Papandreou ha promesso uno stato sociale moderno con una priorità per gli investimenti nella sanità pubblica, l’istruzione e l’alleviamento della povertà. Una volta in carica, fedele alla tradizione Papandreou, ha fatto un voltafaccia. Con atteggiamento indignato ha sostenuto di “aver scoperto” che l’erario pubblico greco era vuoto e che il paese era oltremodo indebitato e che l’unica soluzione era di abbassare il tenore di vita riducendo gli stipendi, e attaccando le paghe, i programmi sociali e le pensioni per pagare i banchieri esteri. Come nel caso dei suoi parenti predecessori, non è stato fatto alcuno sforzo per riscuotere le tasse dai ricchi o per mettere l’embargo sui conti esteri segreti dei banchieri, dei dirigenti delle società, degli armatori, degli speculatori di borsa, dei consulenti e dei broker di investimento che hanno truffato i contribuenti greci e i pensionati per miliardi di euro. Non è stato compiuto alcuno sforzo per recuperare i debiti del settore privato verso le istituzioni finanziarie statali. Al contrario Papandreou si è rivolto ai truffatori di Wall Street – la Goldman Sachs (che nel 2001 ha facilitato la razzia dei prestiti pubblici per interessi personali) – per chiedere consiglio e sostegno.

Come suo nonno, di fronte al malcontento di massa, si è rivolto ai poteri imperiali per avere guida e direzione. In effetti Papandreou ha ceduto la sovranità greca e la gestione della politica economica alla Merkel, a Sarkozy, a Obama e al FMI. Hanno formulato il programma di austerity più draconiano basato sulle classi della recente storia europea. I fautori della politica europea e americana, trovando in Papandreou un cliente estremamente docile e sottomesso, hanno insistito su un primo, su un secondo, poi su un terzo taglio del tenore di vita, in un periodo di 4 mesi (dicembre 2009 – marzo 2010), riducendo il tenore di vita greco sotto i livelli dell’inizio degli anni ’80. Le iniziali deboli proteste simboliche degli esponenti dei sindacati socialisti hanno incoraggiato Papandreou e i suoi ministri dell’economia e della finanza a fare più pressione per ottenere maggiori concessioni, sperando di soddisfare “il mercato” – un eufemismo per i finanzieri e gli speculatori.

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11 marzo, dimostranti per le strade di Salonicco durante uno sciopero generale di 24 ore per protestare contro il programma di austerity del governo.

Dopo trent’anni di politiche di clientelismo di destra e PASOK, esenzioni dalle tasse per i loro clienti commerciali e prestiti agli “investitori” disfunzionali cleptocratici, Papandreou, sempre più ricettivo verso i banchieri esteri e i loro mentori politici imperiali, ha escalato la repressione dei movimenti sociali e dei sindacati. In contrasto, è volato a Parigi, Berlino e a Washington promettendo più tagli ai budget sociali, implorando finanziamenti per salvare lo stato corrotto e la classe governante decadente della Grecia.

L’ottobre del 2009 è parso come un’altra opportunità storica per lanciare un nuovo stato post-capitalistico, mettendo fine alla bancarotta del sistema economico clepto-speculatore e ai suoi screditati sostenitori di destra. Al contrario ottobre è diventato un incubo politico. Il regime di Papandreou e dei suoi robot parlamentari è andato ben oltre i precedenti regimi di destra nell’erodere il tenore di vita, ha consegnato la progettazione, la direzione e l’applicazione della politica socio-economica retrograda nelle mani dell’UE e di Washington, che in difesa delle loro elite finanziarie sono determinati a strappare anche l’ultimo pezzo di carne al pubblico, al privato, alle classi salariate.

La politica di Papandreou è di “salvare l’economia” … distruggendola. Nel mezzo di una recessione in aggravamento il suo regime sta riducendo la spesa e il reddito e sta aumentando le tasse regressive al consumo; una ricetta perfetta per trasformare una recessione in una depressione cronica. La missione storica dei regimi di Papandreou è di abbracciare l’impero per salvare i ricchi, non importa quanti antifascisti morti, quanti lavoratori disillusi, quanti pensionati impoveriti devono pagarne il prezzo.

Conclusione

La storia politica della famiglia Papandreou è una tragedia-farsa greca; la tragedia di un popolo che ha combattuto la giusta battaglia contro i nazisti e i loro collaboratori solo per finire sotto l’attacco degli emergenti dominatori angloamericani. L’eroica lotta degli studenti del Politecnico (1973) contro la dittatura militare sostenuta dagli USA ha finito col testimoniare l’ascesa di un demagogo pseudo-populista (Andreas Papandreou) che ha promesso il socialismo democratico ed è andato a nazionalizzare i debiti privati dei cleptocrati capitalistici. Ed ora l’ultimo (sperabilmente) nella discendenza dei sicofanti imperiali (George Papandreou) che ha promesso cambiamenti progressisti ed ha imposto politiche regressive, mentre consegnava le chiavi del potere ai suoi supervisori imperiali all’estero. Andando oltre le idiosincrasie della Grecia, la storia dei regimi socialdemocratici greci illustra il loro ruolo storico come salvatori del capitalismo nelle crisi. Gli viene concesso, dalle elite estere e nazionali, di salire al potere perché hanno il sostegno popolare per attuare le dure politiche reazionarie che gli esponenti screditati di destra sono troppo deboli per imporre. Nell’abbracciare e nell’applicare le loro politiche retrograde impopolari, i socialdemocratici alienano profondamente la classe operaia e i loro sostenitori delle classi medio-basse – commettono un suicidio politico. Ma per i socialdemocratici, i Papandreou d’Europa, hanno portato a termine il loro compito: hanno invertito la tendenza del cambiamento radicale o rivoluzionario. Hanno sacrificato i loro regimi ma hanno salvato lo stato capitalistico.

Il cambiamento più auspicabile e promettente oggi è che il fascino Papandreou-PASOK sia evaporato; persino i più leali dirigenti sindacali socialisti non osano alzare la mano per stare al gioco … né osano indicare una via d’uscita rivoluzionaria… quindi lo sciopero generale continuerà… gli anarchici lanceranno i loro missili… il livello di rabbia popolare sta crescendo … e le lotte continueranno.

Traduzione per ComeDonChisciotte.org a cura di Micaela Marri

James Petras

James Petras Professore emerito di sociologia all’università Binghamton di New York. Ultimo libro pubblicato: The Arab Revolt and the Imperialist Counter Attack, (Clarity Press, March 2011). Recente libro tradotto in italiano : USA: padroni o servi del sionismo? I meccanismi di controllo del potere israeliano sulla politica degli USA (Libro Press, 2007).

 
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