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I cristiani di oriente fanno blocco contro il nuovo colonialismo occidentale

I cristiani di oriente fanno blocco contro il nuovo colonialismo occidentale

La guerra contro la Siria, pianificata da Stati Uniti, la Francia e Regno Unito per la metà di novembre del 2011, è stata fermata in extremis dal veto russo e cinese al Consiglio di Sicurezza. Secondo Nicolas Sarkozy che ne aveva informato il patriarca maronita in un agitato incontro tenuto all’Eliseo il 5 settembre, il piano prevede l’espulsione dei cristiani di Oriente da parte degli Occidentali. In questo contesto, in Europa è condotta una campagna di stampa per accusare i cristiani di Oriente di collusione con le dittature. Madre Agnès-Mariam de la Croix, igumena del monastero di San Giacomo il Mutilato a Qâra (Siria) risponde a questa propaganda di guerra.

Rete Voltaire | Damasco (Siria)
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Ricevuto al Palazzo dell’Eliseo, il 5 settembre 2011, S. B. Bechara Boutros Raï, Patriarca Maronita di Antiochia e di tutto l’Oriente (vale a dire, capo della chiesa principale di rito orientale legata a Roma) si è sentito dire che la Francia ed i suoi alleati dovrebbero intervenire militarmente in Siria in un futuro prossimo per portare i Fratelli Musulmani al potere. I cristiani d’Oriente, che non avrebbero più posto nella regione del Levante, dovranno prepararsi all’esodo e potrebbero rifugiarsi in Europa.
© Présidence de la République - P. Segrette

Thierry Meyssan: Il sinodo speciale per il Vicino-Oriente ha sancito il carattere arabo dei Cristiani di questa regione, e ciò che introduce una rottura rispetto al XX secolo dove il cristianesimo, sebbene nato in questa regione, appariva come la religione del colonizzatore. Questa svolta ideologica ha condotto la Santa Sede e le Chiese di Oriente a sostenere la causa palestinese e quella delle forze della Resistenza antisioniste, Siria inclusa. Questa evoluzione era stata anticipata in Libano dal generale Michel Aoun e dalla sua alleanza con gli Hezbollah. I Cristiani di Oriente sono così diventati i nemici dell’Occidente?

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Madre Agnès-Mariam de la Croix: Sì, il sinodo ha affermato con forza il carattere arabo dei cristiani di Oriente per l’immersione e la simbiosi con questo ambiente storico e culturale.

Non dimentichiamo che i cristiani di Oriente sono stati i pionieri del Rinascimento arabo, la Nahda, di fronte al colonizzatore ottomano. È questo, assieme ad alcune eminenti figure musulmane, che ha restituito vita alla lingua araba e alla sua estensione universale attraverso le traduzioni fatte, in o dall’arabo, per i grande intellettuali particolarmente ad Aleppo, Damasco e nel Monte Libano. Le prime tipografie del mondo arabo sono state realizzate da cristiani come Abdallah Zakher. Tuttavia, coi movimenti pan-arabi dell’inizio del XX secolo e le tensioni avute alla vigilia dei movimenti per l’indipendenza, talune fazioni cristiane si sono smarcate ideologicamente dai loro fratelli arabi di altre confessioni. Ciò è avvenuto in modo particolare la guerra del Libano, quando alcuni cristiani libanesi hanno ricusato con forza la loro appartenenza al mondo arabo per vantarsi delle ipotetiche radici fenicie, canaanite o di altre ancora. La crisi cristiana della guerra del Libano ha riportato le menti a una giusta valutazione della storia e dell’identità. I cristiani hanno riconosciuto di essere in missione sulla terra dei loro antenati - dalla Mesopotamia fino al Mediterraneo, passando dalle rive del Nilo - per testimoniare la loro speranza ai loro fratelli musulmani, che li avevano accolti come i liberatori dal colonizzatore bizantino all’epoca delle guerre islamiche. Bisogna custodire la memoria delle opere del padre Corbon, autore di testi che hanno molto influenzato i pastori delle Chiese cristiane nell’ambito dell’adozione e dell’identificazione con la causa araba

Da sempre, il Vaticano ha preso posizione per la causa palestinese, non per allineamento politico, ma per l’attenzione verso la Giustizia. Oggi questa posizione è ammessa da tutti i cristiani di Oriente, compresi i vecchi militanti anti-arabi. Tuttavia, l’ingerenza ingiustificata dell’Occidente – Stati Uniti e Francia in testa - negli affari regionali già sufficientemente ed amaramente sperimentata nella guerra in Libano e non ancora modestamente in Iraq, dove i cristiani, prelati in testa, sono ancora estremamente cauti. Non si tratta di diventare dei nemici degli Occidentali, ma di rendersi conto una volta per tutte che la sopravvivenza dei cristiani in Oriente non potrà essere più debitrice di un qualsiasi protettorato sulla Sublime Porta; il nostro avvenire dipende dall’unione convinta dei cristiani coi loro fratelli che coabitano con loro in Oriente, che riconoscono come fratelli di sangue al di là delle divergenze confessionali che sono meno grandi di quanto esse non sembrino.

I cristiani hanno sempre servito da paravento culturale per l’Occidente. Quando gli ottomani, il malato dell’Europa, non avevano altra alternativa che accogliere i diversi consoli occidentali che si univano ai loro missionari ad Aleppo (francesi, italiani, veneziani, genovesi, olandesi, austriaci, inglesi, eccetera), i cristiani erano l’interfaccia che permetteva loro di adattarsi all’Oriente misterioso. In definitiva, i cristiani non sono i nemici di nessuno. Hanno accolto bene gli Occidentali quanto i musulmani. Comunque sia, si riservano il diritto, dopo tante batoste, di criticare gli sbagli, la vista miope o gli impeti d’ira intempestivi dei vari paesi occidentali, che hanno promosso i propri interessi a scapito della presenza multisecolare dei cristiani e di altre componenti etnico-culturali del tessuto socio-demografico orientale. O si accettano i principi democratici e si prende in considerazione il nostro punto di vista, oppure si ammette che ancora una volta siamo di fronte a un sistema imperialistico che esige il silenzio e che vuole costringerci a ubbidire.

Thierry Meyssan: Si assiste nella stampa cattolica occidentale a un’offensiva in piena regola contro il nuovo patriarca maronita e le sue dichiarazioni ostili a un intervento internazionale per cambiare il regime in Siria. I suoi detrattori lo accusano di collaborazione con “la dittatura di Assad”. È vero che la minoranza cristiana in Orienta ha paura della democrazia?

Madre Agnès-Mariam de la Croix: Sono delusa dalla stampa cattolica che segue ciecamente la tendenza dettata dai padroni del mondo e che fa ripetere solamente come un pappagallo ciò che i media mainstream propagano già a sazietà. In questi giorni difficili, abbiamo difficoltà a chiarirci con i nostri correligionari che sono nel disprezza, nel malinteso e nella disinformazione più assolute, a parte alcune eccezioni alla cui forza rendo omaggio.

Gli Occidentali si sono abituati a essere i giudici, i padroni del pensiero, i patrocinatori e diciamo i tutori dei cristiani di Oriente. Ciò è dovuto alla troppo grande compiacenza di alcuni di noi verso una cultura alternativa che abbiamo adottato. Per di più, una cosa è essere francofono, un’altra è consentire ai francesi – o agli altri occidentali – di ergersi al ruolo di pedagoghi e tutori dei cristiani di Oriente. Il patriarca maronita ha detto ciò che pensava, di concerto ai suoi colleghi, gli altri patriarchi di Oriente. Non l’ha fatto per connivenza con una dittatura, ma in armonia con quello che ritengono che sia la Giustizia, il Diritto e l’interesse delle comunità cristiane. Certamente, i propositi del patriarca controbattono in un modo autorevole gli armeggi della comunità internazionale, che mira a instaurare a qualsiasi prezzo un regime fantoccio alternativo in Siria, come avvenuto in Libia. Il fatto di interessarsi così tanto agli affari siriani – cosa non avvenuto all’epoca della guerra del Libano quando venivamo massacrati nell’indifferenza! - al punto di farne "LA" notizia quotidiana dei media del Nuovo Totalitarismo, dovrebbe svegliare l’attenzione di ogni persona libera e critica.

Pretendere che i cristiani di Oriente e i loro pastori siano reticenti a sostenere le rivoluzioni arabe per timore della democrazia, è una calunnia maligna. I cristiani sono stati ovunque dei pionieri della libertà di espressione, dell’uguaglianza tra cittadini e della dignità del popolo. È falso dire che ignoriamo culturalmente la democrazia, che le nostre famiglie sono autoritarie e che in generale, non c’è democrazia nella Chiesa. Si tratta di una lettura riduzionista, superficiale; perché non parliamo dell’amore che regna delle nostre famiglie? Questa concordia fa sì che non abbiamo bisogno di una maggioranza per dirigere, perché il consenso è la realtà quotidiana che salda i vari membri di questo edificio. Quanto alla chiesa, è la comunione che presiede la relazione tra questi membri. Trattare la famiglia e la chiesa sotto la visuale della democrazia significa politicizzare queste realtà che sono infinitamente più profonde degli interessi della Polis. Sono stupita che i preti che lanciano dei seminari di preghiera e di digiuno siano in realtà imperniati su una visione politica unilaterale della famiglia, della chiesa, della società, al punto di diventare dei consulenti volontari che dettano come i colonizzatori un tempo i loro pareri assennati, come oracoli che, dall’alto di una stima di sé sovrabbondante, si ergono sul popolo siriano, considerato come immaturo, incolto, cieco e impotente.

Gli Occidentali sono gonfi di orgoglio a tal punto che non possono pensare ad altri schemi civili che non siano i loro, sebbene il loro mondo debba affrontare una crisi sociale, economica, morale, che è insolubile. Nelle società tradizionali che sono fedeli al sistema ancestrale ereditato dei tempi biblici, esistono altri sistemi, altri parametri che possono sostenere diversamente con successo la vita quotidiana della società. Penso al sistema patriarcale. Penso al sistema delle alleanze tra famiglie, tra le tribù, tra città, regioni e Stati; un sistema federale basato sulle libertà e gli interessi particolari della famiglia, della tribù, legati alla terra degli antenati. Purtroppo l’Occidente ha spazzato via il concetto di appartenenza alla terra, alla famiglia, all’etnia e, tutto sommato, anche a quello di identità ontologica. Il suo modello è basato non sul riconoscimento dell’individuo, ma su interessi secondari. È al principio dell’economicamente utile che si sacrificano – a profitto delle multinazionali – i principi della patria, della famiglia, dell’identità personale. Non si rende conto che siamo avviati verso un totalitarismo tanto più sfrenato e malefico rispetto a questi piccoli regimi autoritari che cerca di rovesciare. Essi hanno avuto tutti il merito di preservare il bene del tessuto sociale, identitario, familiare, tribale e di clan del nostro misterioso Oriente. Sono cosciente che la nostra vita felice è, vista da lontano, totalmente incomprensibile per l’Occidente.

Thierry Meyssan: Il Consiglio Nazionale Siriano di transizione (il CNS, che si è costituito in Turchia) è dominato dai Fratelli Musulmani. Questa confraternita è stata a lungo duramente repressa da Damasco. Le città dove sono storicamente presenti sono oramai il centro della contestazione. I Fratelli musulmani sono innanzitutto partigiani di un’applicazione moderna della Sharia. La loro preoccupazione non ai abbina a quella di numerosi movimenti cristiani che sono a favore di un ripristino della moralità?

Madre Agnès-Mariam de la Croix: Deploro che i sedicenti oppositori non abbiano preso in parola il presidente Bachar el Assad per dibattere con lui la serie di riforme che sta realizzando. Invece, questa opposizione ha chiuso le porte a ogni negoziato, non solo dalle dichiarazioni, ma anche con la forza delle armi, degli attentati e di altre violenze. Il CNS non si presenta come un’emanazione naturale di un’ispirazione reale del popolo siriano ai propri diritti legittimi, ma come il parto obbligato di una collaborazione occulta con gli interessi stranieri verso la Siria.

L’alleanza tra i Fratelli Musulmani e l’Occidente è un scandalo per i cristiani e per i musulmani che non vogliono che il religioso sconfini nelle loro vite civili. Nei regimi laici, instaurati dopo il colonialismo nella riscossa pan-araba, il sollievo più grande era data dalla distanza tra la religione e l’ambito civile. Ora, gli Occidentali che rigettano con ragione l’amalgama tra ambito civile e religioso cercano di favorirlo per rovesciare un regime laico! È ciò che fa paura alla maggioranza del popolo siriano. La Sharia applicata nella sua totalità, come cercano di instaurarla i Fratelli Musulmani, si fonda su regimi teocratici antiquati, oscurantisti, come quello dell’Arabia Saudita. Come si può nel XX secolo accettare una tale regressione e come possono i Fratelli Musulmani apportare degli aggiornamenti alla Sharia che, essendo di natura divina, non dovrebbe essere temperata o rettificata da alcun potere umano?

Sospetto una connivenza nascosta tra gli interessi neocoloniali dell’Occidente e la coercizione mentale effettuata tramite la Sharia. I poteri occidentali hanno purtroppo bisogno, per quanto democratici si presentino, di un sistema che li aiuta a soggiogare le masse con la copertura della pietà e della fedeltà alla religione. Tutto sommato, i poteri occidentali hanno paura dei cristiani che, secondo l’insegnamento del Vangelo, sono liberi di scegliere Bene o il Male e si affidano alla loro dignità di creature ragionevoli, responsabili dei loro pensieri, delle loro parole e delle loro azioni, e questo non è il caso del fondamentalismo musulmano.

Thierry Meyssan: Dei prelati occidentali che vivono nel mondo arabo si sono impegnati risolutamente nella "Primavera Araba". Hanno sottolineato che gli europei non devono essere dei privilegiati, ma che tutti i popoli hanno il diritto di vivere con gli standard occidentali e di beneficiare della democrazia. Tuttavia, il patriarca come il vostro sembra inquieto per la rivoluzione siriana. In definitiva, i cristiani hanno una posizione comunitaria su questo argomento o sono divisi politicamente?

Madre Agnès-Mariam de la Croix: Veramente credo che i prelati occidentali che vivono nel mondo arabo e che si sono impegnati solo mentalmente nella Primavera Araba, sono in realtà dei rivoluzionari di carta. Oltre tutto, non si sono presi la briga di ascoltare la tendenza reale dell’immensa maggioranza silenziosa, cristiana e musulmana. Questi prelati occidentali sono i primi a essere indotti in errore e a dimostrare che disprezzano i valori orientali quando dicono di essere impegnati, perché cercano di importare fuori contesto e con la forza di una propria convinzione lo standard occidentale come fosse la norma universale, unicamente sostenibile, del benessere e della dignità. Purtroppo, noi guardiamo in faccia questo standard, con gli occhi orientali: dove viene data importanza alla famiglia che si sgretola al punto che l’identità di genere è diventata un dibattito all’ONU, quando è un tema totalmente repellente per un orientale e perché non dirlo, dato che siamo liberi di esprimerci, che non accetteremo mai la banalizzazione degli aborti o l’isolamento degli anziani al di fuori della famiglia? È certo che lo standard occidentale è un riferimento solo per quegli orientali che sono sradicati della loro propria identità e che vivono in un mondo virtuale dove si lasciano plasmare sull’immagine dei propri idoli. Non è la rivoluzione che fa paura al patriarca e ai Cristiani, ma è l’ingerenza dell’Occidente che fa pensare che si tratti di una cospirazione o di un movimento indiretto, piuttosto che di un avvenimento interamente spontaneo. I cristiani possono essere divisi politicamente, è un loro diritto. Sono sempre stati pluralistici e va a loro merito. Non ne hanno di meno se, a causa della libertà che è inerente alla loro formazione religiosa, sono gli artefici e un riferimento per ogni rivoluzione degna di questo nome.

Traduzione: Supervice (ComeDonChisciotte)

<span lang='fr'>Thierry Meyssan</span>

Thierry Meyssan Intellettuale francese, presidente-fondatore del Rete Voltaire e della conferenza Axis for Peace. Pubblica analisi di politica internazionale nella stampa araba, latino-americana e russa. Ultimo libro pubblicato: L’Effroyable imposture : Tome 2, Manipulations et désinformations (éd. JP Bertand, 2007). Recente libro tradotto in italiano: Il Pentagate. Altri documenti sull’11 settembre (Fandango, 2003).

 
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