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Il G20 e il riassetto della finanza internazionale

Il G20 e il riassetto della finanza internazionale

Il G20 ha presentato un programma di 1.100 miliardi di dollari per sostenere il credito. Tuttavia, nessun piano di rilancio globale coordinato è stato annunciato

Rete Voltaire | Bruxelles (Belgio)
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Le second sommet des chefs d’État et de gouvernement des 20 (Londres, 2 avril 2009).

L’obiettivo non è quello di far ripartire la macchina economica con un aumento della domanda, ma di promuovere una ridistribuzione del reddito, principalmente verso il settore bancario. Questo processo è accompagnato da una strutturazione crescente del sistema della finanziario internazionale, molto focalizzata sulla “lotta contro i paradisi fiscali”. L’azione si basa su tre liste stabilite dall’ Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE). La prima, la “lista nera”, comprende solo 4 Stati, Costa Rica, Uruguay, Malaysia, Paesi privi di peso internazionale. La seconda, la “lista grigia”, comprende quei paesi che “devono fare degli sforzi in materia di cooperazione fiscale”, la Svizzera e il Lussemburgo. La terza, la “lista bianca”, quella dei paesi cooperativi include il Regno Unito e i suoi quattro “territori dipendenti”: Jersey, Guernesey, l’Isola di Man e le Isole Vergini. Gli USA ne fanno evidentemente parte senza che nessuna nota designi le pratiche opache di stati quali il Delaware o il Wyoming.

L’offensiva si è concentrata sul segreto bancario, presentato come mezzo privilegiato di evasione fiscale. Tuttavia, allo stato attuale, la metà del mercato offshore è concentrato nei trust, creazioni giuridiche anglosassoni, che non richiedono il segreto bancario, al fine di proteggersi dal fisco. Non è più un mercato della discrezione bancaria, ma quello delle tecniche giuridiche di ingegneria fiscale.

Il trust è uno strumento del diritto anglo-sassone, che consente a una persona ricca di cedere la propria attività al fine di non apparire come il proprietario agli occhi del fisco. Se è "discrezionale e irrevocabile”, la banca che apre il conto può non esigere l’identità del beneficiario. Una persona che ha creato un trust all’estero non è più tassato, perché non è più considerata come proprietaria dei suoi beni. Quanto al beneficiario del trust, che è normalmente soggetto tassabile, la sua identità non è necessaria all’apertura del conto.

Le isole di Jersey e Guernesey, ambedue territori britannici, sono giurisdizioni specializzate nella costituzione di trust. Egualmente il Delaware e i Carabi, che servono da rifugio per il denaro sporco proveniente dagli USA, come Miami, che accoglie negli USA i capitali latino americani che vogliono sfuggire al fisco del loro paese. Singapore, nel trattamento delle fortune asiatiche o europee, ha la stessa funzione.

Le banche anglosassoni richiedono solo le informazioni sul trustee, la società di gestione e di amministrazione del trust. Ciò permette, praticamente, di occultare l’identità di chi desidera sfuggire al fisco. Esse giungono a una confidenzialità ancora più spinta, senza segreto bancario nel senso formale del termine.

La Svizzera, uno dei principali luoghi finanziari mondiali, è il bersaglio di questo G20. Si tratta in effetti di una riorganizzazione del sistema finanziario internazionale fatta proprio a sue spese.

Gli Stati Uniti e i loro satelliti dei Caraibi come i centro i centri off-shores sotto copertura britannica, controllano un mercato di “denaro occulto”, quasi uguale a quello della Svizzera. In seguito all’offensiva statunitense, la Svizzera, che detiene ancora il 27% del mercato del ripsoarmio mondiale, gestito fuori dai paesi di residenza, potrebbe rapidamente abbandonare il terreno ai suoi concorrenti principali: il Regno Unito e le sue Isole Anglo-normanne, l’Isola di Man e Dublino che gestiscono il 24% di questi capitali, come anche a New York, Miami, i Carabi e Panama che detengono il 19% dei 7.300 miliardi di dollari piazzati fuori confine. La metà di queste somme non sarebbe dichiarata.

In seguito alla minaccia di essere iscritti nella lista dei paradisi fiscali dell’OCSE, la Svizzera ha aperto un breccia nei suoi conti bancari. Consentirà allo scambio di informazioni, caso per caso, rispondendo alle richieste, concrete e fondate, degli amministratori fiscali dei paesi terzi. Il Lussemburgo e l’Austria, i due paesi membri dell’Unione Europea desiderano mantenere il segreto bancario. Tuttavia, non è mai posto il caso dell’inclusione nella stessa lista di stati americani come il Delaware le cui LLC (Limited Liabilities Compagnies) sono sottratte a ogni forma di imposizione.

Inserita nel contesto della crisi finanziaria, questa operazione, sotto egemonia statunitense, « di lotta alla frode fiscale », appare più un tentativo da parte degli Stati di recuperare capitali destinati in parte agli aiuti alle banche ed alle società di assicurazioni. Tuttavia, tutti coloro che hanno frodato il fisco sono chiamati ad portare il loro contributo; i più svegli, per sfuggire alle tasse, avranno sempre la possibilità di fare appello all’ingegneria fiscale dei trust. Questa operazione d’ elusione fiscale sarà loro tanto più facilitata quanto più essi piazzeranno i loro capitali nei centri offshore statunitensi, nei territori posti sotto il controllo della potenza dominante.

Traduzione di Eurasia

L’articolo è su licenza Creative Commons

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