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Iran: i governi anglosassoni fabbricano notizie false

Iran: i governi anglosassoni fabbricano notizie false

Godendo di un’impunità confermata dopo l’11 settembre e la guerra in Iraq, i neoconservatori non esitano più ad utilizzare le più alte funzioni dello stato per diffondere pettegolezzi e calunnie. Attraverso la manipolazione dei media che privilegiano la reattività e l’emozione piuttosto che la verifica e l’analisi, hanno accusato l’Iran d’imporre agli ebrei un segno discriminante nell’abbigliamento. È falso, ma fa male. I governi statunitense, australiano e canadese si sono prestati al gioco.

Rete Voltaire | Parigi (Francia)
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Dopo le caricature di Maometto, è dunque arrivato il momento delle caricature della Repubblica islamica dell’Iran. Dopo il suo famoso discorso sull’Asse del Male, George W. Bush non nasconde la sua intenzione di attaccare Teheran e ormai adduce nuove spaventose informazioni ogni giorno per giustificare questa decisione. L’ultimo avatar ad oggi: l’affare degli “zonnar”, cioè dei segni religiosi discriminanti.

“Calunniate, calunniate, ne rimarrà sempre qualche traccia” (Beaumarchais)

Venerdì 19 maggio, il National Post di Toronto (Canada) ha pubblicato un articolo del giornalista iraniano in esislio Amir Taheri : “Un codice colorato per gli infedeli in Iran” [1]. L’autore descrive l’attuale dibattito in corso in parlamento (Marjlis) sulla riforma della legge del 1982 che definisce la decenza nell’abbigliamento per i musulmani. Vi si apprende che sotto l’influenza del presidente Ahmadinedjad, un po’ alla volta verrà imposta un’uniforme a tutta la popolazione, in modo che ciascuno abbia lo stesso aspetto nel momento in cui “tornerà l’imam nascosto”. 4,5 milioni di funzionari dovranno adottarla entro il 2009 e 800 milioni di dollari dovranno essere sbloccati per vestire “i poveri e i bisognosi”. Un’ulteriore legge dovrebbe definire l’aspetto del viso maschile (capelli, barba, baffi). In breve, l’Iran starebbe diventando un paese totalitario. Nel frattempo, Amir Tahéri precisa che saranno imposti dei segni distintivi (“zonnar” in farsi) ai non musulmani: gli ebrei dovranno cucire un emblema giallo sui loro vestiti, i cristiani uno rosso e gli zoroastriani uno blu.

In un piccolo articolo non firmato, il quotidiano precisa che le informazioni di M. Tahéri gli sono state confermate da alcuni espatriati che vivono in Canada. La legge sarebbe già stata votata e sarebbe in attesa di approvazione da parte della guida suprema, Ali Khamenei. Il National Post allo stesso modo ha avuto il tempo di raccogliere la reazione del rabbino Marvin Hier, decano del Centro Simon Wiesenthal. Il suo ultimo commento: “È una reminiscenza dell’olocausto. L’Iran si sta avvicinando sempre più all’ideologia dei nazisti” [2].

Sul sito internet del quotidiano, la redazione propone immediatamente ai lettori di rispondere ad un sondaggio in forma di approvazione o di negazione sulle parole del rabbino: “Parallelo pericoloso: L’Iran sta diventando la nuova Germania nazista?” [3].

Lo stesso giorno il portavoce del dipartimento di stato degli Stati Uniti, Sean McCormack, interrogato durante la conferenza stampa quotidiana dichiara: “Ho letto sulla stampa gli articoli [su questo argomento]. Penso che si riprendano l’uno con l’altro. Esiste - a quanto ho capito - una legge che attualmente viene discussa in parlamento, della quale non è chiara l’esatta natura, per questo mi asterrei dall’approfondire o dal dare un commento definitivo o dettagliato su un argomento del quale non ho tutti gli elementi. Detto questo, se dovesse succedere improvvisamente una cosa del genere, che sia in Iran o altrove, sarebbe ignobile” [4].

Contemporaneamente, durante una conferenza stampa comune ad Ottawa, i primi ministri canadese e australiano sono stati invitati da un giornalista, riguardo una questione formulata in termini simili a quelli posti al dipartimento di stato, a commentare la notizia. L’australiano John Howard ha dichiarato: “Non ne ho mai sentito parlare, ma sono molto contento di rispondervi. Se è vero, è assolutamente disgustoso. È evidente che ciò richiama il peggiore periodo genocida della storia mondiale [5] e il marchio degli ebrei, con un segno sui loro vestiti da parte dei nazisti, e qualsiasi cosa del genere è assolutamente ripugnante per i paesi civilizzati - se ci troviamo di fronte ad un caso del genere - è un’ulteriore aspetto che mi indica la natura di questo regime. È un insulto calcolato - se è vero - non solo per i cristiani, ma ancora maggiormente per gli ebrei, e quindi questo ha un rapporto diretto con lo stato d’Israele, che è oggetto del discorso di odio e di diffamazione [6]. Se è vero, e non ho visto gli articoli, devono essere recenti o essere stati scritti in lingue che non capisco, ma se è così, conoscete il mio punto di vista e potete immaginare quali saranno le risposte di altri governi a questo genere di cose. Sarà terribile.” [7]

E il primo ministro canadese Stephen Harper: “Lo sapete, non so cosa aggiungere a quello che è appena stato detto. Come il primo ministro Howard, formulerei la mia risposta cominciando col dire "se è vero". Purtroppo abbiamo già visto abbastanza del regime iraniano per suggerire che è capace di questo genere di cose. Penso che sia impressionante pensare che nel mondo un regime voglia fare quello che alla gente potrebbe ricordare la Germania nazista. Sebbene sappiate che abbiamo visto tante cose del regime iraniano da così tanto tempo, il fatto che una misura del genere possa essere ipotizzata, penso sia assolutamente abominevole. E spero che - sapete quanto sono passivi i nostri alleati di fronte alle difficili questioni sull’apparente volontà dell’Iran di dotarsi di capacità nucleare - questo farà meditare prudentemente [i nostri alleati] sulla natura di un regime che può concepire azioni o pensieri tali” [8].

Sabato 20 maggio l’articolo di Amir Taheri è stato ripreso parola per parola dal New York Post [9], mentre un gran numero di organizzazioni sioniste o evangeliche hanno pubblicato dei comunicati astiosi.

Ora, come ha poi riconosciuto il National Post, le imputazioni di M. Tahéri sono senza fondamento. La legge discussa al Majlis porta a definire un costume nazionale sullo stesso piano con cui si farebbe per un inno e una bandiera, e non per un’uniforme. Non contiene alcun elemento discriminatorio e non si è mai trattato di questo nei lunghi dibattiti parlamentari. Si tratta di un’operazione di guerra psicologica classica, che però implica personalità di spicco per farne la propaganda.

Amir Tahéri è un anziano collaboratore della dittatura dello scià Reza Pahlevi. Allora era il redattore capo del quotidiano ufficiale Kheyan. Oggi è membro del gabinetto neoconservatore e sionista Benador Associates, che giocò un ruolo centrale nella diffusione di informazioni false spingendo per la guerra contro l’Iraq.

Il suo articolo è stato inizialmente pubblicato dal National Post, rilevato nel 2001 dalla CanWest Global e attualmente diretto da Leonard e David Asper, entrambi militanti liberisti e sionisti. I fratelli Asper si sono distinti in Canada per aver accusato la televisione pubblica di essere anti-israeliana per partito preso. Poi, l’articolo di M. Tahéri è stato ripreso dal New York Post, un quotidiano popolare che appartiene a Ruppert Murdoch.

I nostri lettori si ricordano che il Centro Simon Wiesenthal, nel quale il commento pubblicato con l’articolo di Tahéri a conferma delle imputazioni, si è distinto di recente per aver diffamato il presidente Hugo Chavez [10]. Comunque, fra due scambi epistolari con Nicolas Sarkozy, il centro al momento organizza una campagna per impedire al presidente Ahmadinedjad di andare in Germania ad assistere alla Coppa del mondo di pallone.

L’originalità dell’operazione è di fare appello a delle personalità investite dell’autorità statale: Sean McCormack, John Howard, Stephen Harper. Ciascuno si prende la cura di far scivolare nei suoi commenti delle precauzioni oratorie Ognuno dice: “Se questo è vero”. Comunque è infantile credere che il dipartimento di stato e alcuni capi di governo possano ignorare di cosa si tratti. Gli Stati Uniti, l’Australia e il Canada seguono attentamente la vita politica iraniana e i suoi dibattiti parlamentari. Alcuni diplomatici e analisti studiano ogni documento e redigono continuamente note e rapporti. Non è possibile che un lungo dibattito parlamentare e una legge di questa importanza abbiano potuto scappare alla loro attenzione. La formula “Se questo è vero” permette di tirarsi indietro quando l’informazione viene smentita. Permette soprattutto di esprimersi al presente e non al condizionale, in modo che degli estratti diffusi dai media audiovisivi sembrino affermativi. Il paragone scelto dalle diverse comparse è sempre lo stesso: il regime nazista e la stella gialla da indossare. Il paragone, però, non è automatico di per se stesso. L’articolo di Amir Tahéri avrebbe potuto fare riferimento ad altri richiami al totalitarismo. Ma questo paragone è l’unico che valga per giustificare l’attacco dell’Iran, che M. Harper non manca di menzionare alla fine.

Bisognerebbe notare che le agenzie stampa hanno, come d’abitudine, sparso l’intossicazione e che la stampa a sua volta le ha amplificate. Non sono dei corrispondenti della stampa a Teheran che hanno denunciato la manipolazione, ma dei comunicati d’ambasciata e delle dichiarazioni di parlamentari che hanno messo fine a questo. I giornali che si sono astenuti non sono necessariamente migliori degli altri. Non sono comparsi il fine settimana e hanno diffuso l’informazione solo lunedì, quando ne era stata stabilita la falsità. Ciononostante, ancora una volta l’accusa di antisemitismo ha mostrato la sua efficacia: è stata caricata di una tale forza emotiva che i media non si sentono obbligati di verificarla prima di riproporla.

Traduzione per Comedonchisciotte.org a cura di Olimpia Bertoldini.

[1] “A Colour Code for Iran’s Infidels” di Amir Taheri, National Post, 19 maggio 2006.

[2] “This is reminiscent of the Holocaust. Iran is moving closer and closer to the ideology of the nazis”

[3] “Dangerous Parallel : Is Iran turning into the new nazi Germany?”

[4] “I have seen the news reports. These have, I think, recycled over time. There is — as I understand it, there is a — some law currently in the parliament, the exact nature of which is unclear, so I’m not going to try to delve into giving a definitive comment or a detailed comment about something about which I don’t have all the facts. That said, if you did have such an occurrence, whether it was in Iran or elsewhere, it would certainly be despicable”

[5] Come M. Bush, M. Howard è membro dell’evangelismo dispensazionalista. Per lui il genocidio degli ebrei è più importante di tutti gli altri massacri della storia perché colpisce il “popolo eletto “e segna una tappa del combattimento fra il Bene e il Male che precede al ritorno glorioso di Cristo.

[6] Allusione a delle citazioni inesatte attribuite al presidente Ahmadinedjad. Cfr. “Comment Reuters a participé à une campagne de propagande contre l’Iran”, Voltaire, 14 novembre 2005.

[7] “Well I hadn’t previously heard of that, but I’m very happy to give you a response. If that is true I would find that totally repugnant. It obviously echoes the most horrible period of genocide in the world’s history and the marking of Jewish people, with a mark on their clothing by the Nazi’s, and anything of that kind of would totally repugnant to civilised countries - if it’s the case - and something that would just further indicate to me the nature of this regime. It’s a calculated insult - if it’s true - not only to Christians, but most particularly to Jews, and therefore it has direct connotations for the State of Israel, that it’s been the object of hate speeches and speeches of vilification. Now if this is true, and I haven’t seen the reports, they must be very recent, or they must have been written in a language I don’t understand, but obviously if it is the case then you know my views and you can imagine what the response of other governments will be to such things. It would be appalling”

[8] “You know I don’t know that I can add all that much. I’ve only seen the reports. Like Prime Minister Howard I’ll couch my answers with the beginning to say if they’re true. Unfortunately we’ve seen enough already from the Iranian regime to suggest that it is very capable of this kind of action. I think it boggles the mind that any regime on the face of the earth would want to do anything that could remind people of Nazi Germany. However you know we’ve seen a number of things from the Iranian regime that are along these lines and the fact that such a measure could even be contemplated, I think is absolutely abhorrent. And I would hope that, you know as our allies rest with the difficult issues surrounding Iran’s apparent desire to attain nuclear capacity, that they will reflect carefully on the nature of a regime that would even contemplate such actions or such”.

[9] Dal titolo provocatorio “Iran Oks Nazi Social Fabric”.

[10] Leggere “Si deve mandare al rogo Ugo Chavez?” di Thierry Meyssan e Cyril Capdevielle, Voltaire, 10 gennaio 2006.

<span lang='fr'>Thierry Meyssan</span>

Thierry Meyssan Intellettuale francese, presidente-fondatore del Rete Voltaire e della conferenza Axis for Peace. Pubblica analisi di politica internazionale nella stampa araba, latino-americana e russa. Ultimo libro pubblicato: L’Effroyable imposture : Tome 2, Manipulations et désinformations (éd. JP Bertand, 2007). Recente libro tradotto in italiano: Il Pentagate. Altri documenti sull’11 settembre (Fandango, 2003).

 
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