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Mutazione dell’ordine simbolico della societa’ occidentali

Sarah Palin, Big Mother

Sarah Palin, Big Mother

Dal dibattito Palin-Biden non è apparso alcun argomento nuovo da parte dei due candidati alla vicepresidenza degli Stati Uniti. Tuttavia per contro si è manifestata la personalità fiammeggiante del governatore Sarah Palin e la sua incredibile sicurezza nel formulare certezze sicuramente opinabili e nell’ evitare il dialogo. Per i sociologi Jean-Claude Paye e Tülay Umay, questa nuova figura politica (che ha una copia nella francese Ségolène Royal, madre giusta e severa), incarna la mutazione dell’ordine simbolico delle società occidentali: il potere che rifiuta ogni esteriorità, diventa inglobante, castratore, fusionale.

Rete Voltaire | Bruxelles (Belgio)
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Sarah Palin salue la modératrice du débat vice-présidentiel, le 2 octobre 2008, à l’université Washington de Saint Louis (Missouri)

La questione non è se John McCain, grazie al contributo rappresentato da Sarah Palin, vincerà le elezioni presidenziali USA. Questo risultato dipende da altre variabili ed è secondario a ciò che questa candidatura rivela. Questa è il sintomo di una profonda mutazione nell’ordine simbolico della società, vale a dire l’apparizione nel grande giorno della figura materna, alla quale è offerto il potere dello Stato.

Questa immagine, interamente costruita dai media, si sostituisce alla figura paterna. Questo modo totalizzante di comunicare sopprime tutte le distinzioni tra interiore ed esteriore, tra privato e pubblico. Crea una relazione fusionale tra individuo e potere. Questa trasformazione non è solo formale. Essa dimostra un cambiamento radicale nell’organizzazione sociale, il passaggio da un struttura nevrotica ad una struttura psicotica, o, in altre parole, la negazione dei legami sociali e la neutralizzazione della coscienza.

Per la prima volta in una elezione statunitense, sebbene si tratti di una funzione ormai poco importante, l’interesse nel candidato alla vice-presidenza supera quello mostrato verso il candidato presidenziale. Chi conosceva il vicepresidente di George W. Bush? Qui, al contrario, il candidato repubblicano rimane da parecchie settimane all’ombra della sua compagna di lista. Egli è solo uno che ha scelto Sarah Palin. La stampa statunitense insiste in particolar modo sull’età di questo ultimo, sulla sua malattia, sul fatto che non potrà portare a termine il suo mandato e lascerà quindi il posto alla sua vice. Appare sempre più chiaro che votare McCain sia perseguire le condizioni che permetteranno a Sarah Palin di esercitare il mandato presidenziale.

La situazione in cui si trova Sarah Palin è esattamente il contrario di quella nella quale è stata relegata Hillary Clinton. Al contrario di quest’ultima, Sarah Palin non si è battuta per ottenere la vicepresidenza, a lei il posto è stato offerto. Hillary Clinton aveva insistito sulla sua competenza e lunga esperienza. Sarah Palin può far valere dalla sua solamente la funzione di sindaco in una piccola cittadina, e un mandato di governatore di uno stato poco popolato, l’Alaska.

Nella sua opposizione a Obama, Hillary Clinton si era posta come campione dei valori maschili. Questa classica posizione femminista - più forte degli uomini sul loro proprio terreno - non le ha permesso di vincere il suo rivale. Al contrario il suo vantaggio iniziale nei sondaggi si è capovolto.

Nel discorso d’insediamento come compagna di lista di McCain, Sarah Palin si è presentata con una femminilità molto potente, capace di dare sia la vita che la morte, essa è contemporaneamente madre di famiglia che alleva e porta i suoi bambini a giocare ad hokey e al contempo angelo sterminatore, “un pitt bull con il rossetto”, che distrugge i suoi avversari politici e annienta “i nemici dell’America”. La candidata alla vicepresidenza si è mostrata fermamente contraria alla Russia, non escludendo neppure la possibilità di un conflitto. Ha proposto inoltre un intervento in Pakistan, senza il premesso del governo di quel paese. Il suo discorso non si è rivelato solamente bellicoso, ma unilaterale, dando un carattere assolutista ai suoi pensieri.

Nessun spiraglio è lasciato alla negoziazione e niente è discusso con gli “alleati”, l’Altro per lei non esiste. L’atteggiamento castrante permette di differenziare la Palin dalla Clinton. Il fallo è castrato simbolicamente dalla Legge che lo restituisce alla madre grazie all’intermediazione dei figli. Palin esalta il completo potere di una madre che fagocita i suoi figli e che opera una negazione della prevalenza della Legge.

Viceversa la Clinton resta bloccata ad uno stadio anteriore della femminilizzazione della società. Lei vuole gareggiare con l’uomo. Occupa una posizione quindi classicamente femminista: rivendica se stessa come altrettanto degna, al pari degli uomini, di portare il simbolo fallico. La sua azione si limita ad una guerra di ruoli in seno alla stessa struttura. Palin non prende più come modello gli uomini. Effettua invece un processo post-femminista dove il confronto di genere non esiste più. Noi non siamo più nella guerra tra i sessi. Sarah Palin opera una negazione del significato, non cerca di conquistare il simbolismo fallico, essa lo è grazie all’immagine. Ogni mediazione scompare. La sua soddisfazione è senza limiti. Adesso la figura materna è costruita dai media, come un fallo. Questa maternità trionfante esclude sia gli uomini che le donne, essa si rivolge unicamente ai figli. Il recente appoggio della principale organizzazione femminista statunitense a Obama dimostra che la principale battaglia di retroguardia contro la potenza materna sarà condotta dalle donne. Quanto all’uomo, è da tempo che ne è stato escluso.

La Clinton non è riuscita ad impadronirsi dei vantaggi derivati dalla femminilizzazione della società. È al contrario la Palin che beneficia di questi, dal ribaltamento della Legge del Padre. Lei incarna una madre onnipotente che non si nasconde nel linguaggio simbolico, ma insiste sull’immagine e sul narcisismo. Opera quindi una negazione della castrazione simbolica, una negazione della mancanza e gli sostituisce un fallo immaginario del quale si appropria. Il dubbio non la tocca, lei è pronta a tutto. Lei è il tutto che si rivela in sé, una totale potenza non turbata dalla Legge.

Così, la Palin è la figura politica ideale di una società post 11 settembre 2001, dove, a livello giuridico, il ruolo della Legge è ribaltato. Non è più sottoposta al potere che impone la legge. Questa diviene quindi una forma vuota. Non è altro che una testimonianza del potere totale dell’amministrazione.

Questa mutazione dell’ordine simbolico, come la negazione dei fatti, sopprime ogni punto fermo, ogni esteriorità, inneggiando al potere materno che incarna il potere stesso. Ciò è particolarmente visibile nella trasformazione dell’ordine giuridico, che, attualmente, sopprime ogni distinzione tra interiore e esteriore, ed ogni differenza tra guerra e pace. Il diritto penale e il diritto di guerra si sono fusi. Lo Stato applica alla propria popolazione delle tecniche di sorveglianza e d’imprigionamento che una volta erano riservate al nemico.

Sarah Palin è la pura immagine di questa struttura sociale dove gli individui sono immersi nella paura e abbandonano se stessi ad uno Stato materno. Accettano la distruzione delle proprie libertà e del diritto di disporre di loro stessi in cambio della presa di potere della sicurezza statale con l’annullamento dei loro diritti.

Traduzione per Come Don Chisciotte a cura di ZkR

<span lang='fr'>Tülay Umay </span>

Tülay Umay Sociologa nata in Anatolia, vive in Belgio. Si interessa alle strutture sociali e psichiche della post modernità. Come supporto concreto a questa ricerca la questione del velo detto “islamico” è oggetto di studio privilegiato, non come oggetto in sé stesso, ma come sintomo della nostra società.

 
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