Rete Voltaire
Una strategia della società civile contro l’apartheid e la guerra

Tre semplici idee per mettere fine al sostegno politico ai crimini israeliani

Tre semplici idee per mettere fine al sostegno politico ai crimini israeliani

Mentre Israele prosegue i suoi bombardamenti contro la popolazione palestinese e i paramilitari del generale Mohamed Dahlan aspettano alla frontiera egiziana l’ordine di entrare a Gaza per massacrare le famiglie di Hamas, l’opinione pubblica europea si sente impotente ad agire. Malgrado la loro grandezza, le manifestazioni si susseguono senza effetti sui responsabili politici.
Il professor Jean Bricmont propone una strategia semplice per cambiare i rapporti di forza in Europa e, in conclusione, per mettere fine al sostegno di cui dispone il regime di apartheid israeliano.

Rete Voltaire | Bruxelles (Belgio)
+
JPEG - 18.6 Kb

Siamo senz’altro milioni ad assistere, pieni di rabbia e impotenti, alla distruzione di Gaza, sommersi dal discorso mediatico sulla "risposta al terrorismo" e il "diritto di Israele a difendersi". Ma, come fa notare Robert Fisk, le persone che lanciano razzi al Sud di Israele spesso non sono che i discendenti degli abitanti di quella regione da dove sono stati cacciati nel 1948 [1]. Fintanto che questa realtà fondamentale non sarà stata riconosciuta e questa ingiustizia riparata, non sarà stato detto o fatto nulla di serio in favore della pace.

Ma che fare? Organizzare ancora nuovi dialoghi tra ebrei progressisti e musulmani moderati? Aspettare una nuova iniziativa di pace? Oppure nuove dichiarazioni di Ministri dell’Unione Europea?

Tutte queste commedie non sono durate abbastanza? Coloro che vogliono fare qualcosa si attaccano troppo spesso ad esigenze poco realistiche: invocare la creazione di un tribunale internazionale per giudicare i criminali di guerra israeliani o chiedere un efficace intervento dell’ONU o dell’Unione Europea. Tutti sanno bene che nulla di ciò verrà fatto perché i tribunali internazionali, per fare un esempio, non fanno che riflettere i rapporti di forza nel mondo che sono al momento a favore di Israele. Sono questi rapporti di forza che devono cambiare e ciò non può avvenire che a poco a poco. E’ vero che c’è una "urgenza" a Gaza, ma è anche vero che nulla può essere fatto adesso proprio perché il paziente lavoro che avrebbe dovuto essere stato fatto in passato non è stato svolto.

Delle considerazioni fatte qui sopra, due si pongono sul piano ideologico e una sul piano pratico.

1. Disfarsi dell’illusione secondo la quale Israele è "utile"

Molte persone, soprattutto a sinistra, continuano a pensare che Israele sia solo una pedina nella strategia statunitense, capitalista o imperialista, per il controllo del Medio Oriente. Nulla di più falso. Israele non serve praticamente a nessuno, salvo ai propri fantasmi di potere. Non c’è petrolio in Israele o in Libano. Le cosiddette guerre per il petrolio, del 1991 e del 2003, sono state fatte dagli Stati Uniti senza alcun aiuto israeliano e, nel 1991, con l’esplicita richiesta degli Stati Uniti di non intervento israeliano, che avrebbe fatto crollare la loro coalizione araba. Come "alleato strategico" si può trovare di meglio. Non c’è alcun dubbio che le petro-monarchie filo-occidentali e i regimi arabi "moderati" sono disperati nel vedere Israele occupare senza sosta le terre palestinesi e radicalizzare così buona parte delle loro popolazioni. E’ Israele che, grazie alle sue politiche assurde, ha provocato nel contempo la nascita di Hezbollah e di Hamas e che è indirettamente responsabile di gran parte della crescita dell’"islamismo radicale".

Bisogna anche capire che i capitalisti, presi nel loro insieme (non ci sono solo i mercanti di armi ...), guadagnano molto di più in pace che in guerra: basta vedere le fortune realizzate dai capitalisti occidentali in Cina e in Vietnam da quando vi è pace con questi paesi, in confronto all’epoca di Mao e della guerra del Vietnam. Ai capitalisti importa ben poco sapere di quale "popolo" Gerusalemme sia la "capitale eterna" e, se vi fosse la pace, si precipiterebbero in Cisgiordania e a Gaza per sfruttare una mano d’opera qualificata e senza altri mezzi di sostentamento.

In definitiva, qualunque statunitense preoccupato dell’influenza del proprio paese nel mondo vede bene che alienarsi un miliardo di musulmani per soddisfare i capricci d’Israele non è propriamente un investimento razionale per il futuro [2].

Spesso sono coloro che si considerano marxisti a non voler vedere nel sostegno ad Israele niente altro che una semplice emanazione di fenomeni più generali come il capitalismo o l’imperialismo (Marx stesso era molto più sfumato riguardo la questione del riduzionismo economico). Ma non è rendere un buon servizio al popolo palestinese mantenere tali posizioni – in effetti, il sistema capitalistico, che ci piaccia o no, è un sistema troppo robusto per dipendere in maniera significativa dall’occupazione della Cisgiordania; d’altronde questo sistema sta d’incanto in Sudafrica dopo lo smantellamento dell’apartheid.

2. Liberare la parola non-ebrea sulla Palestina

Se il sostegno a Israele non si manifesta principalmente attraverso interessi economici o strategici, perché questo silenzio e questa complicità? Si potrebbe provare indifferenza nei riguardi di quello che avviene "lontano da casa nostra". Ciò potrebbe essere vero per la maggior parte della popolazione, ma non per l’ambiente intellettuale dominante che straripa di critiche verso il Venezuela, Cuba, il Sudan, l’Iran, Hezbollah, Hamas, la Siria, l’Islam, la Serbia, la Russia o la Cina. E in tutti questi campi anche le più rozze esagerazioni sono correnti e accettate.

Un’altra spiegazione della docilità verso Israele è il "senso di colpa" occidentale nei confronti delle persecuzioni antisemite del passato, in particolare verso gli orrori della Seconda Guerra mondiale. Al riguardo, viene talvolta fatto notare che i Palestinesi non sono per nulla colpevoli di questi orrori e che non devono pagare per i crimini altrui. E’ vero, ma quello che non viene quasi mai detto e che è però evidente, è che la grande maggioranza dei Francesi, dei Tedeschi o dei preti cattolici di oggi sono anch’essi innocenti quanto i Palestinesi di quello che è accaduto durante la guerra, per il semplice motivo di essere nati dopo la guerra o di averla vissuta ancora bambini. Il concetto di colpa collettiva era già molto discutibile nel 1945, ma l’idea di trasmettere questa colpa ai discendenti è un’idea quasi religiosa.

Ciò che è curioso, d’altra parte, è che al momento in cui la Chiesa cattolica ha abbandonato l’idea del popolo deicida, cominci ad imporsi quella di una responsabilità quasi universale di fronte al giudeicidio. Ma questa "colpa" giustifica un’enorme ipocrisia. Si ritiene che ci si senta tutti colpevoli dei crimini del passato, verso i quali, per definizione, non potevamo fare nulla, ma quasi per niente colpevoli dei crimini dei nostri alleati statunitensi e israeliani che si compiono al giorno d’oggi, davanti ai nostri occhi, e dai quali come minimo ci si potrebbe dissociare con chiarezza. E, anche se viene affermato senza sosta che il ricordo dell’olocausto non giustifica la politica israeliana, è evidente che è tra le popolazioni maggiormente colpevolizzate da tale ricordo (i Tedeschi, i Francesi e i cattolici) che tale silenzio è più forte (contrariamente a neri, arabi e Britannici).

Quanto detto è una banalità, ma una banalità che non è facile a dirsi, perciò bisogna ripeterla fino a quando non sia riconosciuta come tale se si vuole che i non-ebrei possano esprimersi liberamente sulla Palestina. Forse il migliore slogan da innalzare nelle manifestazioni sulla Palestina non è "Siamo tutti Palestinesi" – slogan bene intenzionato ma che non riflette affatto le realtà della nostra situazione e della loro – ma piuttosto: "Non siamo colpevoli per l’olocausto". In questo, condividiamo effettivamente qualcosa con i Palestinesi.

Ma la principale ragione del silenzio non può essere unicamente il senso di colpa, che è artificiale, ma la paura. Paura della maldicenza, della diffamazione, o di processi in cui l’unico capo d’imputazione è sempre lo stesso, l’antisemitismo. Se non siete convinti, prendiamo un giornalista, un uomo politico o un editore, chiudiamoci con lui in una stanza dove possa verificare che non ci sono telecamere nascoste né microfoni, e domandiamogli se dice pubblicamente tutto quello che pensa veramente d’Israele e, se non lo dice (a mio avviso, la risposta più probabile), perché tace? Perché ha paura di nuocere agli interessi dei capitalisti in Cisgiordania? Di indebolire l’imperialismo statunitense? O, ancora, di danneggiare le quotazioni o il flusso del petrolio? Oppure, al contrario, ha paura delle organizzazioni sioniste, delle loro persecuzioni e delle loro calunnie?

Mi sembra evidente, dopo dozzine di discussioni con persone d’origine non-ebrea, che la risposta giusta è l’ultima. Si tace quello che si pensa dello Stato che si definisce "Stato ebraico" per paura di essere trattati da antisemiti. Questo sentimento è ancora rafforzato dal fatto che la maggioranza delle persone scioccate dalla politica israeliana provano realmente orrore per quello che è successo durante la Seconda Guerra mondiale e sono davvero ostili all’antisemitismo. A causa di tutto ciò, quasi tutti hanno interiorizzato l’idea che il discorso su Israele e, ancor di più, sulle organizzazioni sioniste, costituisce un tabù da non infrangere, ed è questo che mantiene un clima di paura generalizzato. Si può d’altronde notare che in generale sono quelli che in privato danno "consigli d’amico" (stai attento, nessuna mescolanza, non esagerare, islamismo ..., estrema destra ... Dieudonné [3], ecc.) ad essere i primi a dichiarare pubblicamente che non hanno paura di niente e che le pressioni non esistono. Evidentemente, perché riconoscere la paura sarebbe il mezzo migliore per cominciare a liberarsene.

Di conseguenza, la prima cosa da fare è combattere questa paura. Questo non è sempre capito dai militanti della causa palestinese perché, con la loro stessa azione, dimostrano che loro non hanno paura. Spesso si tratta di persone fedeli e che non brigano per posizioni di potere nella società. Tuttavia, essi dovrebbero immaginarsi al posto di coloro che occupano o aspirano ad occupare tali posizioni (e che, di conseguenza, sono in grado di influenzare le posizioni politiche) e che sono, proprio a causa delle loro ambizioni, vulnerabili all’intimidazione. Il solo modo di procedere è creare un clima di "disintimidazione", sostenendo ogni uomo politico, ogni giornalista, ogni scrittore che osa scrivere una frase, una parola, una virgola, di critica ad Israele. Bisogna farlo a 360°, senza limitarsi a sostenere le persone che hanno una posizione "corretta" su altre questioni (secondo l’asse destra-sinistra), o che hanno posizioni "perfette" sul conflitto.

In conclusione, piuttosto che parlare di "sostegno" alla causa palestinese come fanno molte organizzazioni, sostegno che non otterrà mai, per quanto ciò sia deplorevole, l’adesione della maggioranza della popolazione dei nostri paesi, si dovrebbe presentare la questione palestinese dal punto di vista degli interessi ben compresi della Francia e dell’Europa. In effetti, non abbiamo alcuna ragione di alienarci il mondo arabo-musulmano o di vedere aumentare l’odio verso l’Occidente, ed è per noi catastrofico creare un conflitto di più con quella parte della popolazione "proveniente dall’immigrazione" che spesso simpatizza con i Palestinesi. Al riguardo, notiamo che non è stato predicando un indefettibile sostegno a Israele che i sionisti hanno avuto successo, ma piuttosto con un lento lavoro di identificazione tra la difesa dell’Occidente (in materia di approvvigionamento petrolifero o di lotta contro l’islamismo) e quella d’Israele (si può d’altronde rammaricarsi che molti discorsi di sinistra sull’utilità di Israele per il controllo del petrolio, così come i discorsi laici sull’Islam, rinforzano questa identificazione).

3. Riguardo alle iniziative pratiche, si riassumono in tre lettere: BDS (Boicottaggio, Disinvestimenti, Sanzioni)

L’esigenza di sanzioni è rilanciata dalla maggior parte delle organizzazioni pro-palestinesi [4], ma essendo questo tipo di misure una prerogativa degli Stati, tutti sanno che ciò non si farà a breve termine. Le misure di disinvestimento sono prese sia dalle organizzazioni che hanno denaro da investire (associazioni sindacali, chiese) ed è quindi una decisione che spetta ai loro membri, sia da imprese che collaborano strettamente con Israele e che non cambieranno la loro politica se non in seguito ad azioni di boicottaggio, il che ci porta alla discussione di questa forma di azione, che è rivolta non solo ai prodotti israeliani ma anche alle istituzioni culturali e accademiche di questo Stato [5].

Notiamo che questa tattica è stata utilizzata contro il Sudafrica e che le due situazioni sono molto simili: il regime dell’apartheid e Israele sono (o erano) dei pilastri del colonialismo europeo che accettano a malincuore (contrariamente alla maggior parte delle nostre opinioni pubbliche) il fatto che questa forma di dominazione sia superata. Le ideologie razziste sottostanti ai due progetti li rendono insopportabili alla maggioranza dell’umanità e creano odi e conflitti senza fine. Si potrebbe anche dire che Israele non è altro che il Sudafrica più la strumentalizzazione dell’olocausto.

Nel caso del boicottaggio culturale e accademico, viene talvolta obiettato che ci sarebbero vittime innocenti, bene intenzionate, che desiderano la pace, ecc. argomento d’altronde già utilizzato all’epoca dell’Africa del Sud (e lo stesso argomento potrebbe essere sollevato a proposito dei lavoratori delle imprese vittime del boicottaggio economico). Ma Israele stesso riconosce che ci sono vittime innocenti a Gaza, il che non gli impedisce affatto di ucciderle. Quanto a noi, non proponiamo di uccidere nessuno. L’azione di boicottaggio è perfettamente civile e non violenta; tuttavia, anche una tale azione può provocare danni collaterali, gli artisti e gli scienziati bene intenzionati che sarebbero vittime del boicottaggio.

Questo tipo di azione è paragonabile all’obiezione di coscienza all’epoca della leva obbligatoria o ad una azione di disobbedienza civile – Israele non rispetta alcuna risoluzione dell’ONU che lo riguardi, e i nostri governi, lungi dal prendere delle misure per farle applicare, non fanno altro che rinforzare i loro legami con Israele; abbiamo il diritto in quanto cittadini (la cui opinione, anche non udibile, è probabilmente maggioritaria e lo sarebbe senz’altro se potesse avere luogo un dibattito aperto) di dire NO.

La cosa importante nelle sanzioni, particolarmente a livello culturale, è precisamente il loro aspetto simbolico (e non esclusivamente economico). Ai nostri governi va detto: non accettiamo la vostra politica di collaborazione, e ad Israele che ha scelto di essere uno Stato al di fuori della legge internazionale.

Un argomento frequente contro il boicottaggio è che esso è respinto da Israeliani progressisti e da un certo numero di Palestinesi "moderati" (anche se è sostenuto dalla maggioranza della società civile palestinese). Ma, principalmente, la questione non è di sapere cosa vogliono loro, ma quale politica estera vogliamo noi per i nostri paesi. Il conflitto arabo-israeliano supera di molto l’ambito locale e acquista un senso mondiale: di più, coinvolge il problema fondamentale del rispetto del diritto internazionale. Noi, Occidentali, possiamo perfettamente volere unirci al resto del mondo che rifiuta la barbarie israeliana e già questa è una ragione sufficiente per incoraggiare il boicottaggio.

Tradotto per Comedonchisciotte.org da Matteo Bovis

[1] « Remettre dans son contexte le tir de représailles sur Najd (Sderot) », di Um Khalil, The International Solidarity Movement, 15 novembre 2006.

[2] Per una discussione più dettagliata delle vere ragioni dell’aiuto statunitense a Israele, si veda John J. Mearsheimer, Stephen M. Walt, La lobby israeliana e la politica estera degli USA, Asterios, 2007.

[3] Nome d’arte di Dieudonné M’bala M’bala, attore e umorista francese. Le sue prese di posizione politiche e le sue affermazioni sugli ebrei e la Shoah hanno provocato numerose reazioni, procedimenti giudiziari e condanne per antisemitismo (Wikipedia.) Ndt.

[4] « Cessons de tergiverser : il faut boycotter Israël, tout de suite ! », di Virginia Tilley ; «Nessuno Stato ha il diritto di esistere come Stato razzista », intervista a Omar Barghouti di Silvia Cattori, Réseau Voltaire, 6 settembre 2006, 6 dicembre 2007.

[5] Per una buona risposta alle principali obiezioni sollevate a proposito di questa tattica, si veda Naomi Klein, « Israele: boicottaggio, ritiro degli investimenti e sanzioni », The Nation, 26 gennaio 2009.

Jean Bricmont

Jean Bricmont Figura di spicco del movimento anti-imperialista, Jean Bricmont è professore di fisica teorica all’Università di Lovanio (Belgio). Ha pubblicato Imperialisme humanitaire. Droits de l’homme, droit d’ingérence, droit du plus fort? (Editions Aden, 2005).

 
Bombardare per un mondo più giusto?
Bombardare per un mondo più giusto?
La questione del “diritto di proteggere”
 
Rete Voltaire

Voltaire, edizione internazionale

L’articolo è su licenza Creative Commons

Potete riprodurre liberamente gli articoli del Réseau Voltaire a condizione di citare la fonte, di non modificarli e di non usarli a scopi di lucro (licenza CC BY-NC-ND).

Sostenere Rete Voltaire

Visitate il sito dove troverete analisi approfondite che vi aiuteranno a comprendere la realtà. Per continuare questo lavoro, abbiamo bisogno della vostra participazione.
Aiutateci con un contributo.

Come partecipare alla Rete Voltaire?

Gli animatori del Réseau sono tutti volontari.
- Autori: diplomatici, economisti, geografi, storici, giornalisti, militari, filosofi, sociologi... potete inviarci i vostri articoli.
- Traduttori professionali: potete partecipare alla traduzione degli articoli.

Edizione internazionale
français
English
Español
italiano
عربي
Deutsch
 
97 <span lang='fr'>articles cette semaine dans toutes les langues</span>
Al-Qaida frappe à Alep
« Presseschau Syrien » #50
Al-Qaida frappe à Alep
Partenaires, 13 février 2012
 
Páginas Libres
¿Magia o mano negra en Movistar?
por Guillermo Olivera Díaz, Socios, 13 de febrero de 2012
 
Le Qatar achète la démission du général al-Dabi Le Qatar achète la démission du général al-Dabi
Réseau Voltaire, 13 février 2012
 
2012, année de tous les périls ? 2012, année de tous les périls ?
par Joseph Stiglitz, Réseau Voltaire, 13 février 2012
 
Jeux de guerre états-uniens dans le sud-est asiatique Jeux de guerre états-uniens dans le sud-est asiatique
Réseau Voltaire, 13 février 2012
 
مجلس التعاون الخليجي والناتو يفقدان زمام القيادة
الفيتو المزدوج لمنع حرب الإمبراطوريات على سوريا
مجلس التعاون الخليجي والناتو يفقدان زمام القيادة
بقلم ثييري ميسان, Shabakat Voltaire, 13 شباط (فبراير) 2012
 
الصين تصبح الشريك التجاري الأول لألمانيا الصين تصبح الشريك التجاري الأول لألمانيا
Shabakat Voltaire, 13 شباط (فبراير) 2012
 
Iran's Historic Anniversary Iran’s Historic Anniversary
by Stephen Lendman, Voltaire Network, 13 February 2012
 
Al-Qaeda strikes in Aleppo
« SYRIA PRESS REVIEW » #50
Al-Qaeda strikes in Aleppo
Partners, 13 February 2012
 
Páginas Libres
Mafia de complicidad y reacción en el Apra
Socios, 12 de febrero de 2012
 
Syria 2011-2012, a rematch of Israel's 2006 war on Lebanon Syria 2011-2012, a rematch of Israel’s 2006 war on Lebanon
by Mahdi Darius Nazemroaya, Voltaire Network, 12 February 2012
 
Páginas Libres
¿Se incrementa riesgo personal con este gobierno?
por Guillermo Olivera Díaz, Socios, 12 de febrero de 2012
 
Ante la competencia de la OCS, ¿escogerá la OTAN la diplomacia o las armas?
« Revista de prensa sobre Siria » #49
Ante la competencia de la OCS, ¿escogerá la OTAN la diplomacia o las armas?
Socios, 12 de febrero de 2012
 
Wladimir Putin tritt als Beschützer der Orient-Christen auf Wladimir Putin tritt als Beschützer der Orient-Christen auf
Voltaire Netzwerk, 12. Februar 2012
 
Großbritannien „verpackt“ die Al-Qaida neu Großbritannien „verpackt“ die Al-Qaida neu
Voltaire Netzwerk, 12. Februar 2012
 
Moscow and the formation of The New World System Moscow and the formation of The New World System
by Imad Fawzi Shueibi, Voltaire Network, 11 February 2012
 
Assassinats anonymes
« L’art de la guerre »
Assassinats anonymes
par Manlio Dinucci , Réseau Voltaire, 11 février 2012
 
Sergei Lavrov von Damaskus als Held empfangen Sergei Lavrov von Damaskus als Held empfangen
Voltaire Netzwerk, 11. Februar 2012
 
Al-Qaeda refashioned by the UK Al-Qaeda refashioned by the UK
Voltaire Network, 11 February 2012
 
الإرهاب في سورية
إغلاق السفارات والارهاب في حلب
بقلم مازن بلال, Partners, 11 شباط (فبراير) 2012
 
حلب تستفيق على الإرهاب...
وتصعيد دبلوماسي إعلامي وإرهابي
بقلم سورية الغد, Partners, 11 شباط (فبراير) 2012
 
الإرهاب في سورية
أغفو في وطني
بقلم نضال الخضري, Partners, 11 شباط (فبراير) 2012
 
الإرهاب في سورية
التحرك الخليجي إلى أين...
بقلم مازن بلال, Partners, 11 شباط (فبراير) 2012
 
Páginas Libres
¿Sófero retroceso post marcha por el agua?
por Guillermo Olivera Díaz, Socios, 11 de febrero de 2012
 
Face à la concurrence de l'OCS, l'OTAN choisira t-elle la diplomatie ou les armes ?
« Revue de presse Syrie » #49
Face à la concurrence de l’OCS, l’OTAN choisira t-elle la diplomatie ou les armes ?
Partenaires, 10 février 2012
 
 Im Wettstreit mit der SCO, wird die NATO Diplomatie oder Waffen wählen?
« Presseschau Syrien » #49
Im Wettstreit mit der SCO, wird die NATO Diplomatie oder Waffen wählen?
Partner, 10. Februar 2012
 
U.S. Prepares Georgia for New Wars in Caucasus and Iran
"NATO’s favorite despot"
U.S. Prepares Georgia for New Wars in Caucasus and Iran
by Rick Rozoff, Voltaire Network, 10 February 2012
 
La Grande-Bretagne « reconditionne » Al-Qaïda La Grande-Bretagne « reconditionne » Al-Qaïda
Réseau Voltaire, 10 février 2012
 
Faced with competition from the SCO, will NATO choose diplomacy or arms?
« SYRIA PRESS REVIEW » #49
Faced with competition from the SCO, will NATO choose diplomacy or arms?
Partners, 10 February 2012
 
Señal de Alerta
Risas inexplicables en la radio
por Herbert Mujica Rojas, Socios, 10 de febrero de 2012
 
Vladimir Putin emerges as protector of Eastern Christians Vladimir Putin emerges as protector of Eastern Christians
Voltaire Network, 9 February 2012
 
Censura británica: cómo seguir viendo Press TV Censura británica: cómo seguir viendo Press TV
Red Voltaire, 9 de febrero de 2012
 
El CCG y la OTAN pierden su liderazgo
El doble veto prohíbe la guerra imperial contra Siria
El CCG y la OTAN pierden su liderazgo
por Thierry Meyssan, Red Voltaire, 9 de febrero de 2012
 
Westerners looking for a "Plan B"
« SYRIA PRESS REVIEW » #48
Westerners looking for a "Plan B"
Partners, 9 February 2012
 
 Der Westen sucht den « B » Plan
« Presseschau Syrien » #48
Der Westen sucht den « B » Plan
Partner, 9. Februar 2012
 
Páginas Libres
¡Yo voto por el agua, el oro ni me va ni me viene!
por Guillermo Olivera Díaz, Socios, 9 de febrero de 2012
 
Les Occidentaux à la recherche d'un “Plan B”
« Revue de presse Syrie » #48
Les Occidentaux à la recherche d’un “Plan B”
Partenaires, 9 février 2012
 
Los occidentales buscan un “Plan B”
« Revista de prensa sobre Siria » #48
Los occidentales buscan un “Plan B”
Socios, 9 de febrero de 2012
 
Sergey Lavrov accueilli en héros à Damas Sergey Lavrov accueilli en héros à Damas
Réseau Voltaire, 8 février 2012
 
Russia's popularity in Syria confounds the West
« SYRIA PRESS REVIEW » #47
Russia’s popularity in Syria confounds the West
Partners, 8 February 2012
 
255. Il faut à nouveau faire jouer l'« orchestre européen »
« Horizons et débats », 12e année, n° 5, 6 février 2012
Il faut à nouveau faire jouer l’« orchestre européen »
Partenaires, 8 février 2012
 
China becomes German's first trading partner China becomes German’s first trading partner
Voltaire Network, 8 February 2012
 
Syrie : Le double véto russo-chinois inaugure un nouvel ordre mondial Syrie : Le double véto russo-chinois inaugure un nouvel ordre mondial
par Pierre Khalaf, Partenaires, 8 février 2012
 
China wird erster Wirtschaftspartner von Deutschland China wird erster Wirtschaftspartner von Deutschland
Voltaire Netzwerk, 8. Februar 2012
 
Señal de Alerta
Etica bananera
por Herbert Mujica Rojas, Socios, 8 de febrero de 2012
 
Un avion cargo suspect saisi par la sécurité libanaise Un avion cargo suspect saisi par la sécurité libanaise
Réseau Voltaire, 8 février 2012
 
فرنسوا هولند يفاوض أمير قطر فرنسوا هولند يفاوض أمير قطر
Shabakat Voltaire, 8 شباط (فبراير) 2012
 
 الدبلوماسيات الغاضبة وسيناريوهات الحلول الدبلوماسيات الغاضبة وسيناريوهات الحلول
بقلم عيسى الأيوبي, Shabakat Voltaire, 8 شباط (فبراير) 2012
 
أبعد من انتصار نيويورك..اللعبة انتهت أبعد من انتصار نيويورك..اللعبة انتهت
بقلم عيسى الأيوبي, Shabakat Voltaire, 8 شباط (فبراير) 2012
 
جلسة الكذب المفتوح جلسة الكذب المفتوح
بقلم عيسى الأيوبي, Shabakat Voltaire, 8 شباط (فبراير) 2012
 
Egypt and Syria
Orient Tendencies
Egypt and Syria
by Wassim Raad, Partners, 8 February 2012
 
Les Occidentaux choqués par la popularité russe en Syrie
« Revue de presse Syrie » #47
Les Occidentaux choqués par la popularité russe en Syrie
Partenaires, 8 février 2012
 
كسر إرادات
عروبة ((الشاطئ)) الآخر
بقلم نضال الخضري, Partners, 8 شباط (فبراير) 2012
 
كسر إرادات
زيارة لافروف ... ودول الخليج تضغط
بقلم سورية الغد, Partners, 8 شباط (فبراير) 2012
 
كسر إرادات
مواقف في لحظات الترقب
بقلم سورية الغد, Partners, 8 شباط (فبراير) 2012
 
كسر إرادات
التكتيك الخليجي
بقلم مازن بلال, Partners, 8 شباط (فبراير) 2012
 
 Der Westen über die russische Beliebtheit in Syrien schockiert
« Presseschau Syrien » #47
Der Westen über die russische Beliebtheit in Syrien schockiert
Partner, 8. Februar 2012
 
Disgusto de los occidentales ante la popularidad rusa en Siria
« Revista de prensa sobre Siria » #47
Disgusto de los occidentales ante la popularidad rusa en Siria
Socios, 8 de febrero de 2012
 
Moscou et Pékin ont surtout voulu protéger Téhéran
« Revue de presse Syrie » #46
Moscou et Pékin ont surtout voulu protéger Téhéran
Partenaires, 7 février 2012
 
Páginas Libres
MOVADEF y SL: reflexiones estudiantiles
Socios, 7 de febrero de 2012
 
Páginas Libres
Gran Marcha por el Agua: viernes 10, 2 pm
por Guillermo Olivera Díaz, Socios, 7 de febrero de 2012
 
Moscow and Beijing acted primarily to shield Tehran
« SYRIA PRESS REVIEW » #46
Moscow and Beijing acted primarily to shield Tehran
Partners, 7 February 2012
 
 Der GCC und die NATO verlieren ihre Vorherrschaft
Doppeltes Veto um den imperialen Krieg gegen Syrien zu verbieten
Der GCC und die NATO verlieren ihre Vorherrschaft
von Thierry Meyssan, Voltaire Netzwerk, 7. Februar 2012
 
Páginas Libres
¡Luz roja al solmáforo!
Socios, 7 de febrero de 2012
 
Más que todo, Moscú y Pekín quisieron proteger a Teherán
« Revista de prensa sobre Siria » #46
Más que todo, Moscú y Pekín quisieron proteger a Teherán
Socios, 7 de febrero de 2012
 
 Moskau und Beijing wollten hauptsächlich Teheran schützen
« Presseschau Syrien » #46
Moskau und Beijing wollten hauptsächlich Teheran schützen
Partner, 7. Februar 2012
 
Páginas Libres
Alan y Ollanta ocultaron tratos de indulto ilícito a Fujimori
por Guillermo Olivera Díaz, Socios, 6 de febrero de 2012
 
روسيا وتشكيل المنظومة الدولية
الثابت والمتغير في المواقف
روسيا وتشكيل المنظومة الدولية
بقلم Imad Fawzi Shueibi, Shabakat Voltaire, 6 شباط (فبراير) 2012
 
رسالة أوباما إلى طهران، الحرب على إيران على نارٍ هادئة... في الوقت الحالي؟ رسالة أوباما إلى طهران، الحرب على إيران على نارٍ هادئة... في الوقت الحالي؟
بقلم Mahdi Darius Nazemroaya, Shabakat Voltaire, 6 شباط (فبراير) 2012
 
Páginas Libres
Iglesia católica en conflicto peruano-chileno
Socios, 6 de febrero de 2012
 
 Il GCC e la NATO stanno perdendo la loro leadership
Il doppio veto che impedisce la guerra imperiale contro la Siria
Il GCC e la NATO stanno perdendo la loro leadership
di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 6 febbraio 2012
 
الأوروبيون... أول ضحايا العقوبات على إيران الأوروبيون... أول ضحايا العقوبات على إيران
Shabakat Voltaire, 6 شباط (فبراير) 2012
 
ثرثرة
لـ((أغلبية صامتة))!!
بقلم نضال الخضري, Partners, 6 شباط (فبراير) 2012
 
سورية
الحدث من حمص
بقلم سورية الغد, Partners, 6 شباط (فبراير) 2012
 
التحرك الروسي
وذروة الأزمة
بقلم مازن بلال, Partners, 6 شباط (فبراير) 2012
 
قبل وصول لافروف...
ما الذي ستحمله موسكو؟!
بقلم سورية الغد, Partners, 6 شباط (فبراير) 2012
 
على أوباما خيارات صعبة في وقت حرج
التقرير الأسبوعي لمراكز الأبحاث الأميركية
على أوباما خيارات صعبة في وقت حرج
Shabakat Voltaire, 6 شباط (فبراير) 2012
 
التهديد باغلاق المضيق و تداعياته
التقرير الأسبوعي لمراكز الدراسات الأميركية
التهديد باغلاق المضيق و تداعياته
Shabakat Voltaire, 6 شباط (فبراير) 2012