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La battaglia per la Siria é decisiva

| Beirut (Libano)
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Questa foto, ampiamente diffusa nella stampa internazionle, mostra gli ossequi di un manifestante a Banias (Siria).Al contrario di cio’ che dicono le didascalie dei giornali, la folla non ritiene il Presidente Bachar el-Assad responsabile dei morti durante le manifestazioni. Si vede invece sulla destra un ritratto del Presidente tra le bandiere siriane. I manifestanti assassinati lo sono stati da sniper nascosti sui tetti.Alcuni sono stati fatti prigionieri e hanno confessato appartenere ad una branche armata della famiglia reale saudiana,dei membri del partito dei fedeli libanesi di Hariri e dei servizi segreti degli Stati Uniti

La battaglia per la Siria é decisiva

La società siriana stà attraversando un periodo di forte ansia a causa dei disordini incessanti che hanno scosso lo stato di sicurezza stabile che caratterizzava la Siria nel corso degli ultimi 30 anni. I pericoli di violenza religiosa sono reali, alimentati dalle prediche settarie in un paese dal tissuto etnico-religioso diversificato, considerato ancora fino a ieri, come l’ultimo rifugio per le minoranze in Oriente grazie al suo regime laico e la sua identità araba.

Il vento di cambiamento che soffia sul mondo arabo ha agevolato il movimento popolare in Siria che reclama delle riforme politiche, economiche e sociali. Ma é importante sottolineare che il Presidente Bachar el-Assad, che ha lanciato recentemente un vasto cantiere di riforme, é andato al di là di certe rivendicazioni di alcune parti dell’opposizione : ha tolto lo stato d’urgenza e ha autorizzato il diritto di manifestare in modo pacifico, mentre un dibattito nazionale sui partiti e i media stà per cominciare con lo scopo di instaurare il pluripartitismo. Certe personalità dell’opposizione hanno accolto favorevolmente queste misure, contrariamente alle misure che puntano principalmente ad immergere il Paese nel caos, in conformità con dei calendari che non hanno nulla a che vedere con la riforma e cercano solo di distruggere le costanti nazionali legate direttamente al conflitto arabo-israeliano.

La volontà di provocare disordini in Siria traduce una determinazione esterna col fine di indebolire questo paese, considerato come il protagonista principale nella lotta per il futuro della regione. Una serie di indizi e di prove incontestabili lo confermano :

- La natura e i legami esterni delle principali forze che provocano i disordini. Queste forze sono 3 : l’ex vice-presidente Abdel Halim Khaddam ed i suoi partigiani ; Ribal el-Assad- il cugino del Presidente- ed il suo gruppo ; i Fratelli Musulmani e derivati cosi come i loro alleati in Libano, per esempio il Partito di Liberazione Islamica. Il miscuglio di attivisti di sinistra o liberali svolge una funzione secondaria nel blocco politico condotto dai Fratelli Musulmani. Sul terreno, é chiaro che questo agglomerato di forze dispone di una rete che usufruisce di protezione stato-unitense, sostegno versatile da parte del principe saudiano Bandar Ben Sultan e del Primo Ministro uscente in Libano, Saad Hariri. Questa costellazione di forze presenti spinge qualsiasi osservatore a trascrivere quello che stà succedendo in Siria nel contesto di un progetto Israelo-stato-unitense che ha come scopo quello di risistemare la regione del Medio Oriente smantellando l’asse della Resistenza. Lo slogan scandito da Saad Hariri in Libano, che richiama il disarmo della Resistenza, ne é la traduzione libanese.

- Delle armi sono state introdotte dal Libano, dall’Irak e dalla Giordania per essere utilizzate contro le forze dell’ordine siriane con lo scopo di provocare bagni di sangue. La determinazione nell’utilizzare la violenza, anche quando le forze dell’ordine hanno istruzioni precise di non sparare sui manifestanti,le imboscate tese alle unità militari e gli assalti lanciati contro certe posizioni dell’esercito, sono ugualmente dei richiami a repliche sanguinolente che faranno vittime da ambo le parti in modo che il sangue non smetta di essere versato. Questi incidenti sono opera di cellule terroriste che infiltrano le file dei manifestanti. Nel villaggio di Nawa, presso Damasco, l’attacco di un’unità militare, venerdi’, ha fatto 7 morti e feriti nelle file della truppa che ha controattaccato, facendo numerose vittime tra gli assalitori e i manifestanti.

- Una gigantesca macchina di propaganda araba e internazionale, perfettamente sincronizzata, é stata messa a disposizine da parte degli Stati Uniti ai partiti, alle associazioni e alle società commerciali e questo prova che siamo di fronte ad un piano ben orchestrato. Come l’hanno rivelato i cavi del dipartimento di Stato pubblicati da Wikileaks, il Congresso US e altre istituzioni negli Stati Uniti finanziano canali televisivi siriani che trasmettono dall’estero, cosi come siti internet e gruppi di giovani conoscitori delle nuove tecnologie dell’informazione e comunicazione. Canali televisivi, giornali e radio, in Libano e nei Paesi del Golfo, cosi come un’organizzazione religiosa sunnita internazionale, animata dal predicatore estremista Youssef Karadoui, sono state anch’essi mobilizzati per eseguire questo piano. Tanto vale dire che i mezzi messi a disposizione sono giganteschi e sono la prova di quanto la posta in gioco sia importante.

Si tratta di una battaglia decisiva per il futuro della regione. Se Bachar el-Assad ne esce vincitore, avrà contemporaneamente modernizzato, rivitalizzato e ringiovanito la vita politica in Siria, sbarazzato il sistema siriano dalle sue impurezze, come la corruzione e la burocrazia. Avrà mantenuto l’indipendenza del suo Paese confermandolo attore essenziale della regione e avrà rinforzato l’asse della Resistenza.

E’ il progetto di Bachar el-Assad di instaurare un sistema regionale dal quale sarà esclusa Israele al quale si mira. In più, il proseguire delle riforme, in modo tale da isolare le forze destabilizzanti sostenute e finanziate dall’estero, rinforzerà l’immunità siriana e permetterà l’emergere di una Siria forte, indipendente, democratica e resistente.

Al-Jazeera et la fine del professionalismo

Anni durante, i partiginai della Resistenza araba hanno chiuso un occhio sul fatto che l’emittente televisiva satellitare del Qatar, Al-Jazeera, abbia introdotto l’Israeliano nella coscienza collettiva e nelle case degli arabi. L’Israeliano non era più presentato come un criminale, un occupante e colui che spolia la terra di Palestina, ma come un avversario, un « Altro », con il quale diventava possibile discuter, scambiare opinioni, e permettendogli di esporre pretesti dei suoi crimini.

Di fronte alle critiche, la direzione e i giornalisti di Al-Jazeera hanno sviluppato un’argomentazione basata sulle nuove tecnologie della comunicazione e i nuovi valori del giornalismo, mettendo in avanti lo slogan « L’opinion e la contro-opinione »

I detrattori dell’emittente televisiva che hanno denunciato la « normalizzazione mediatica » con Israele, hanno messo in sordina le loro critiche nel momento in cui Al-Jazeera si é posta come difenditrice delle grandi cause arabe e dei movimenti di resistenza in Palestina, in Libano e in Irak. In ogni caso, gli avvenimenti nel Bahrein, in Libia ed in Siria sono stati vissuti come uno chock per un gran numero di persone che hanno visto passare l’emittente televisiva da un campo all’altro, senza considerazione alcuna verso i valori professionali e etici che pretende difendere. Ha completamente offuscato la repressione sanguinolenta della rivoluzione pacifica del Bahrein e ha ignorato i movimenti di protesta in Arabia Saudita e altri paesi del Golfo. Al-Jazeera che ha construito una parte notevole della sua reputazione e della sua gloria grazie alle denunce degli eccessi commessi dagli Stati Uniti in Irak e in Afghanistan, si é trasformata, da un giorno all’altro, in una fervente difenditrice dell’intervento della Nato in Libia, presentando un solo aspetto degli avvenimenti in questo paese.

La copertura da parte di Al-Jazeera degli avvenimenti in Siria é un vero scandalo. Il modo professionale di trattare l’informazione é stato rimpiazzato da incitazioni a manifestare, da chiamate alla mobilizzazione, l’esagerazione dei fatti e del numero di manifestanti e l’occultamento degli attacchi contro le forze armate. Venerdi scorso, i presentatori e i giornalisti dell’emittente televisiva si sono trasformati in militanti politici sin dalle prime ore del mattino. I richiami per manifestare erano trasmesse in looping, con vecchie immagini o film di archivio di manifestanti. In off, il presentatore ricorda in permanenza gli appelli a manifestare e afferma che il popolo siriano considera che la fine dello stato di urgenza, promulgata la veglia dal Presidente Bachar el Assad, sia « insufficiente ».

L’emittente televisiva procede in seguito alla copertura diretta dei manifestanti dopo la preghiera del venerdi’. Amplifica le cifre, gonfia i bilanci, accusa le forze dell’ordine di aver sparato sula folla e offusca completamente gli attacchi contro i militari e la polizia. Trasmette in diretta « testimoni »tra cui certi sembrano essere degli usurpatori.

La politica di Al-Jazeera é decisa dal suo padrone, l’emiro del Qatar Hamad Ben Jassem Al Khalifa che é profondamente implicato, su richiesta degli Stati Uniti, nel complotto della distruzione della Siria. I giornalisti non fanno altro che eseguire la linea editoriale imposta dal padrone e coloro che non sono d’accordo se ne vanno, cosi come ha fatto il direttore dell’emittente televisiva a Beirut, Ghassan Ben Jeddo.

Secondo fonti d’informazione sicure, la pratica siriana é stata affidata al corrispondente di al-Jazeera in Pakistan, il siriano Ahmad Zeidane, conosciuto per il suo simpatizzare con al Qaïda e i Talibani. Sembra che l’emiro Hamad non abbia riflettuto alle conseguenze delle sue scelte, soprattutto se i risulatati del complotto contro la Siria non corrispondono ai desideri israelo-stato-unitensi.

Traduzione
Carola Carlotta

Fonte
New Orient News

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