Rete Voltaire
"Il mondo al microscopio"

Un G-20 in via di balcanizzazione

Gli incontri continuano ad alta velocità, per i leader mondiali. Dopo il vertice della NATO e del G8 a Chicago e poco prima del Vertice della Terra di Rio, poi il vertice UE a Bruxelles a fine mese, Alfredo Jalife analizza la riunione del G20 che ha appena avuto luogo in Messico. Secondo lui il 2012 è un anno di transizione e le contraddizioni che attraversano questo governo economico mondiale sono troppo grandi per aspettarsi delle decisioni spettacolari. All’ombra delle piramidi messicane, è sugli incontri bilaterali che ci invita a volgere il nostro sguardo.

| Mexico (Mexique)
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Ecco i programmi elettorali degli Stati Uniti e della Cina fronteggiare la crisi dell’area dell’euro, che diffonde l’infezione fino al cuore della riunione del G20 a Los Cabos.

Obama, la cui rielezione è incerta, è paralizzato e non può prendere decisioni forti al G20, che soffre di acefalia cronica, tanto più che lo stesso ospite, il Messico, non ha più peso, né locale, né regionale né globale.

Per il presidente uscente Hu Jintao, il vertice è solo una formalità, e sarà il suo successore designato Xi Jinping, che adotterà le decisioni pertinenti al prossimo vertice del G-20, l’anno prossimo a Mosca. Non sarà la Cina che salverà dalla loro grave situazione finanziaria gli Stati Uniti e l’Europa. Delle tre superpotenze, l’unico che ha le mani libere è il presidente russo Vladimir Putin.

La Francia ha definito la sua nuova direzione con il socialista François Hollande e il suo accattivante slogan "crescita senza austerità", mentre la cancelliera Angela Merkel sta cercando, contro ogni previsione, di mantenere la disciplina fiscale e l’austerità, da cui si allontana perfino il presidente Obama.

Il G-20 è il gruppo eteroclito dei primi 20 PIL del mondo, con due eccezioni eclatanti, Spagna e Iran; si tratta, da un punto di vista economico, di combinare il G-7, in declino e paralizzato dai debiti, con i paesi BRIC, dai risparmi elevati e poco indebitati. In termini geopolitici, il G-20 sarebbe un "G-12" fratturato (G-7 + i cinqueBRICS), cui si aggiungono i loro rispettivi alleati. Solo tre paesi latino-americani vi sono inclusi: Brasile, Messico e Argentina.

La posizione violentemente ostile del presidente Calderon, che a quanto pare voleva diventare il direttore della compagnia petrolifera spagnola Repsol, alla nazionalizzazione della medesima compagnia petrolifera predatrice in Argentina, ha evidenziato la sottomissione del suo paese verso gli Stati Uniti, all’unisono con il suo antagonismo dichiarato verso i BRICS.L’ombra delle fratture perseguita Calderon a tutti i livelli.

I media occidentali sono piuttosto scettici circa i risultati di questo vertice, la cui agenda è stata disturbata dalla crisi in Europa, con Angela Merkel che si è ritrovata sotto la pressione congiunta di Stati Uniti, Gran Bretagna e della nuova presidenza socialista della Francia. Questa crisi non è priva d’importanza per il resto del mondo, ma è comunque una questione interna all’eurocentrismo di uno o dell’altro; e tutti sanno oramai del verdetto greco sul dra(c)mma del suo destino.

Non c’è coesione nell’area dell’euro, e Angela Merkel ha criticato la linea economica francese con un insolito attacco verbale verso Francois Hollande  [1]. Il governo francese ha smentito la creazione di un fronte comune con l’Italia e la Spagna contro la Germania, ma ciò che ha infastidito Angela Merkel al massimo, è l’incontro del presidente francese con l’opposizione tedesca di centro-sinistra, piuttosto tentata dal progetto della "crescita senza austerità".

La Cina è stata avvertita sulla possibilità di una uscita dall’area dell’euro della Grecia  [2]. Il G-20 si trova in stato catatonico, nel migliore dei casi, o peggiore, si catapulta nella balcanizzazione fatale.

In ogni caso, la cosa più importante, credo, è il successo sul piano bilaterale, a margine del vertice: gli scambi tra Obama e Putin, e tra Obama e Hu Jintao.

L’agenzia Xinhua (06/15/12) ha rivelato che Putin aveva programmato di incontrare Obama: è stato il primo incontro da quando Putin è tornato al Cremlino il mese scorso, ed "è probabile che firmerà degli accordi importanti".

Infatti, The Economist (16/6/12), che soffre di Putinofobia ed è il portavoce dei globalisti neoliberali, è assai critico verso questo incontro. Si potrebbe pensare che vorrebbero una guerra mondiale, apparentemente per ripulire le loro finanze. Questo incontro è stato il culmine del vertice.Nonostante la grave collisione tra Stati Uniti e Russia sul conflitto interno siriano, la disputa nucleare iraniana e il dispiegamento di una presunta "difesa missilistica" ai confini della Russia, non è improbabile che entrambi i paesi delineino le rispettive sfere di influenza nel Grande Medio Oriente.

Oggi vediamo la NATO (che include il G-7, tranne il Giappone) e il gruppo di Shanghai lottare per definire le loro nuove frontiere vicino-orientali.

La Germania è sulla difensiva di fronte alle pressioni degli Stati Uniti, e secondo Xinhua, voleva che il vertice "andasse oltre la questione del debito europeo, e considerasse il problema del recupero e della crescita economica su scala globale", il che significa porre rimedio al "triste stato della finanza degli Stati Uniti". Gli Stati Uniti cercano di imporre il tema della crisi europea, forse per evitare di essere pubblicamente svergognati per la mancata attuazione della riforma finanziaria globale che la Russia difende, e che era stata decisa al precedente vertice di Cannes.

La presidentessa del Brasile Dilma Rousseff ha avvertito che "il mondo non deve aspettarsi che le economie emergenti regolino da sole il problema della crisi globale." Riuscirà a convincere Calderon?

Uno degli architetti del "modello G-20", l’ex Primo Ministro britannico Gordon Brown, sostiene che "la crisi europea non è di uno solo, ma è la crisi di tutti" [3] et il ajoute que si le G-20 ne parvient pas à coordonner un plan d’action globale concerté très vite, «nous allons affronter une décélération mondiale, ce qui aura un impact sur les élections présidentielles américaines, et sur le passage à un rôle directeur mondial de la Chine». Et d’en conclure: «c’est la dernière chance».

Certes, une crise globale fera du tort à Obama, mais il semble exagéré de mentionner la Chine dans ce cadre, à moins que la perfide Albion n’ait une carte porteuse de turbulences dans sa manche. Gordon Brown estimait qu’il ne faudrait pas que les membres du G-20 «quittent le Mexique sans se mettre d’accord pour soutenir un grand projet de sauvetage de l’Europe, pour freiner la contagion».

Le dramatisme de ses déclarations correspond surtout au fait que la situation est délicate pour la Grande Bretagne, car dans sa sémiotique déconstructiviste, «le sauvetage» du monde entier signifie sans doute celui de la Grande Bretagne, tout simplement.

" La drammaticità delle sue dichiarazioni è dovuta soprattutto alla delicata situazione in Gran Bretagna, perché nella sua semiotica decostruttiva, "salvataggio" del mondo significa probabilmente semplicemente quello della Gran Bretagna.

Quindi l’anglosfera insolvente drammatizza. James Haley, direttore del programma di economia globale CIGI (un think tank del Canada) rincara, dicendo che le sfide a breve termine del G-20 sono immense, e che bisogna "preservare il sistema del commercio internazionale e dei pagamenti degli ultimi 65 anni".

La situazione è così tragica? Questo è il momento peggiore, e il posto peggiore, per un vertice del G-20: il giorno dopo le elezioni greche, con Obama in uno stato catatonico e un paese ospite impotente. Quali decisioni possono essere prese con una tale frattura all’interno del G-20?

China Daily (16/6/12) riassume la situazione così: "si tratta di spegnere le fiamme dell’economia globale". Il problema è che alcuni (seguite il mio sguardo), nel G-20 sono più piromani che vigili del fuoco.

[1] Reuters/Global Times, 16/6/12

[2] ChinaDaily, 15/6/12

[3] Reuters, 15/6/12

Alfredo Jalife-Rahme

Alfredo Jalife-Rahme Professore di Scienze politiche e sociali all’Università nazionale autonoma del Messico (UNAM). Pubblica articoli di politica internazionale sul quotidiano La Jornada e sul settimanale Contralínea. Ultimo libro pubblicato: El Hibrido Mundo Multipolar: un Enfoque Multidimensional (Orfila, 2010).

 
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