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Il peak oil contro alla rovescia finale

In un discorso pronunciato come dirigente della Halliburton, società venditrice di impianti petroliferi, due anni prima di divenire vicepresidente degli Stati Uniti, Dick Cheney rivelava il suo reale pensiero in materia di politica energetica. Secondo lui, malgrado la scoperta di nuovi giacimenti e di nuove tecnologie di sfruttamento, la produzione mondiale di petrolio era destinata a diventare inferiore alla richiesta. Da quel momento, la conquista delle regioni petrolifere del Golfo arabo-persico diventa un obiettivo strategico degli Stati Uniti. Rivedendo questi propositi, il professore Kjell Aleklett dell’università di Uppsala ha analizzato l’entità della crisi energetica.

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Nella rivista ‘The Middle East’ (edizione dell’aprile 2004), ho trovato una dichiarazione del vice-presidente Dick Cheney tratta da un discorso tenuto al “pranzo d’autunno” al London Institute of Petroleum nel 1999, mentre era allora presidente della società Halliburton. Un passaggio essenziale della sua esposizione è stato: “questo significa che intorno al 2010, avremo bisogno di circa cinquanta milioni di barili in più al giorno” . Questa frase voleva dire che si era allora perfettamente al corrente del problema della massima produttività mondiale di petrolio (Peak Oil). Una trascrizione intera della discussione fu pubblicata sul sito Internet dell’Institute of Petroleum, ma venne successivamente cancellata (www.petroleum.co.uk/speeches.htm.). Tuttavia, ricerche più approfondite hanno permesso di ritrovare una versione cartacea, il 24 agosto 2000. Ecco qui sotto un brano di questa versione.

Dick Cheney : “Apparentemente, per quanto riguarda l’industria petrolifera - e parlerò un po’ più avanti del gas – da più di un centinaio di anni, in quanto industria, abbiamo dovuto preoccuparci dello spinoso problema del fatto che quando si trova petrolio e lo si estrae dal suolo, bisogna sempre spostarsi e trovarne di più. Produrre petrolio è senza dubbio un’attività che si svuota del suo contenuto. Ogni anno bisogna trovare e sviluppare riserve uguali alla vostra produzione semplicemente per stare a galla, per rimanere in equilibrio. Questo si verifica tanto per le compagnie, in un’accettazione più larga economicamente, che per il mondo.Con la sua nuova fusione, la compagnia Exxon-Mobil dovrà rendere sicuri più di un miliardo e mezzo di barili di riserve di petrolio ogni anno, semplicemente per sostituire la produzione esistente. Il risultato è come fare il 100% di utili. Scoprire un altro importante giacimento di alcuni cinquecento milioni di barili come equivalente di riserve ogni quattro mesi o trovare due Hibernias [Ndt. Si tratta di un giacimento di una capacità di circa settecento milioni di barili] ogni anno. Per il mondo, nel suo insieme, le compagnie petrolifere devono teoricamente continuare a scoprire sufficiente petrolio per compensare più di settantuno milioni di barili quotidiani di diminuzione di riserve, ma anche per rispondere all’aumento della richiesta [1]. Secondo alcune valutazioni, avremo un aumento medio annuale del 2% nella richiesta globale nei prossimi anni, parallelamente ad un 3% di declino della produzione delle riserve già esistenti, secondo una fonte di dati ottimista. Questo significa che nel 2010, occorreranno circa cinquanta barili in più al giorno. E allora da dove arriverà questo petrolio? I governi e le compagnie petrolifere nazionali sembra che controllino circa il 90% dei beni. Il petrolio rimane essenzialmente un affare di governo. Se numerose regioni del mondo offrono opportunità eccezionali nel campo del petrolio, il Medio-Oriente, con i due terzi delle riserve mondiali di petrolio e con i costi più bassi, è il posto dove si trova il piatto più ricco, e anche se le compagnie hanno fretta di avere un accesso migliore alla regione, i progressi avanzano lentamente. [passaggi in grassetto dell’autore]”

E’proprio per capire l’ampiezza del problema che Dick Cheney mette in luce, possiamo confrontare i “cinquanta milioni di barili al giorno” con la produzione totale proveniente dai sei paesi che costeggiano il Golfo arabo-persico (Arabia Saudite, Iran, Irak, Emirati arabi uniti, Koweït e Qatar), che nel 2001 hanno prodotto 22,4 milioni di barili al giorno (secondo l’Energy Information Administration).

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Harry J. Longwell, direttore e vice-presidente esecutivo d’Exxon-Mobil, ha ulteriormente confermato questa cifra (World Energy, Vol 5, N°3, 2002) : « Il dilemma è che mentre la richiesta aumenta, la produzione esistente declina. Per dare una cifra, valutiamo che circa la metà del volume quotidiano necessario per rispondere alla richiesta prevista non è in produzione al giorno d’oggi – ecco la sfida con cui si devono confrontare i produttori”.

Jon Thompson, presidente del settore sfruttamento dell’Exxon-Mobil, ha ugualmente confermato il fatto che il mondo ha bisogno di questo petrolio supplementare. Nel 2003, ha dichiarato agli azionari che “in altre parole, intorno al 2015, dovremo trovare, sviluppare e produrre petrolio e gas equivalente a otto barili sui dieci prodotti oggi”. Nel 2001, il consumo era di 77,1 milioni di barili al giorno (Energy Information Administration); l’80% di questo rappresenta più di 60 milioni di barili al giorno.

La domanda seguente consiste nel chiedersi dove l’industria petrolifera può trovare questa enorme quantità di petrolio supplementare. Torniamo al discorso di Dick Cheney : “è vero che la tecnologia, la privatizzazione e l’apertura di numerosi paesi hanno suscitato tante nuove opportunità in diverse regioni del mondo per le diverse compagnie petrolifere, ma se si guarda all’inizio degli anni 90, ci si aspettava che una parte significativa delle nuove risorse mondiali provenisse da regioni come la vecchia Unione Sovietica e la Cina. Ovviamente, questo non si è concretizzato come ce lo aspettavamo.”

Poiché la richiesta proveniente dalla Cina è descritta come una delle ragioni dell’aumento del prezzo del petrolio grezzo, le Uppsala Hydrocarbon Depletion Study Group (UHDSG) ha rappresentato la produzione della Cina in figura 1. Malgrado i rapporti contraddittori , pensiamo che la cifra più veritiera per le riserve che rimangono nel 2003 sia 25,7 miliardi di barili [Ndt. Occorrono circa 11 giorni purché il mondo consumi un miliardo di barili]. Il massimo numero di scoperte si trova nel 1960 e il 73 % del petrolio scoperto era in giacimenti giganti. I fatti suggeriscono che la produzione della Cina abbia raggiunto il suo massimo l’anno scorso e che il suo tasso di diminuzione sia del 3,7% ogni anno. Con una richiesta interna che sale vertiginosamente, Cheney ha ragione di non aspettarsi esportazioni provenienti dalla Cina.

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Non c’è nessun dubbio dove Dick Cheney pensa che si possa trovare il petrolio: ”se numerose regioni del mondo offrono opportunità eccezionali nel campo del petrolio, il Medio Oriente, con i due terzi delle riserve mondiali di petrolio e i costi più bassi, è ancora il luogo il posto dove si trova il piatto più ricco…”

In quel momento, Dick Cheney non aveva ancora calcolato le aspettative offerte dalla regione. Quando successivamente venne nominato direttore del National Energy Policy Development Group, uscì fuori la prima cifra. Il rapporto fu consegnato al presidente Bush nel maggio del 2001 e conteneva la seguente dichiarazione di Dick Cheney : “secondo le istruzioni che ci avete fornito, abbiamo elaborato una politica energetica nazionale destinata a raggruppare le aziende, il governo, le collettività locali e i cittadini al fine di promuovere una affidabile politica energetica per il futuro, abbordabile e rispettosa dell’ambiente”.

Nell’ottavo capitolo del National Energy Policy (Politica Energetica Nazionale), sono state fornite cifre esatte della produzione attesa proveniente dal Medio-Oriente: “Dal 2020, pensiamo, sulla base di proiezioni, che i produttori del Golfo forniranno tra il 54 e il 67% del petrolio mondiale. Così, l’economia mondiale continuerà quasi sicuramente a dipendere dall’approvvigionamento dei paesi membri dell’OPEC (Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio), particolarmente di quelli del Golfo. Questa regione rimarrà vitale per gli interessi U.S.A.”

Nel 2001, i paesi del Golfo hanno prodotto il 29 % del petrolio mondiale e l’Energy Information Administration ha ormai stabilito proiezioni fino al 2025. La somma delle stime in Figura 2 per i produttori del Golfo è di 45 Mb/die (milioni di barili al giorno), ciò che implica un aumento del 100%. Mahmoud M. Abdul Baqi e Nansen G. Saleri della Saudi Aramco hanno tenuto un seminario al CSIS, a Washington nel febbraio 2004. Hanno discusso della capacità di produzione futura della Saudi Aramco e hanno indicato che l’obbiettivo è di raggiungere una capacità di produzione futura di 10 Mb/die. Hanno aggiunto che sarà forse possibile aumentarlo a 12 milioni di barili al giorno per rispondere a un aumento della richiesta mondiale, ma questo rimane molto al di sotto dei 22 Mb/die previsti da Cheney. Anche ammettendo che il paese abbia la capacità fisica di farlo, è difficile immaginare perché la Saudi Aramco dovrebbe aumentare la sua produzione fino a 22 Mb/j e così accelerare l’esaurimento dell’unica risorsa di cui dispone il paese.

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La figura 4 proviene da “The peak and decline of world oil and gas production” (apice e declino nella produzione mondiale di petrolio e di gas), di Aleklett e Campbell in Minerals & Energy (2003; 18 : 5-20). Come si vede sul grafico, si ritiene che la massima produzione petrolifera (Peak Oil) si avrà intorno all’anno 2010. Una delle ragioni è che non pensiamo che la produzione dei paesi del Golfo possa raggiungere i 45 Mb/die.

In breve, queste tre tappe, iniziando dal discorso di Dick Cheney, ci porta al Peak Oil. Dick Cheney : “La fine dell’era del petrolio non è ancora arrivata, ma i cambiamenti sono imminenti e l’industria deve essere pronta a adattarsi al nuovo secolo e alle trasformazioni che ci aspettano.” L’anno 2010 si sta avvicinando e fra poco ci saremo. È il conto alla rovescia fino al Peak Oil.

Il petrolio e la guerra

Dick Cheney a Londra nel 1999 : ”Il petrolio è unico in quanto è strategico per la sua stessa natura. Qui non si tratta di sapone o di vestiti. L’energia è davvero fondamentale per l’economia mondiale. La guerra del Golfo è stata un’immagine di questa realtà”.

Che dire della Guerra all’Iraq?

Altre dichiarazioni di Dick Cheney durante il suo discorso all’Istituto del petrolio.

Il discorso di Dick Cheney è anche interessante per altri aspetti. Prima di tutto, ci troviamo l’opinione che ha di se stesso: “Spesso la gente mi chiede perché ho lasciato la politica e raggiunto la Halliburton, allora spiego che avevo raggiunto un punto in cui ero in uno stato di aggressività mentale, irritabile e intollerante nei confronti di quelli che non andavano d’accordo con me, allora mi dicevano : ‘caspita, saresti un bravissimo dirigente’”.

Tante persone sono rimaste scioccate dal fatto che la Shell abbia manipolato le cifre relative alle sue riserve, ma Cheney ha capito la pressione sopportata dalla Shell : “(…) spostarsi e trovarne di più o andarsene”. Un anno prima delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, Dick Cheney riteneva che l’industria petrolifera doveva acquisire più potere a Washington. Ora, conosciamo il risultato: “Il petrolio è l’unica industria il cui potere di azione non è stato così efficace nella sfera politica. Il settore tessile, l’elettronica e l’agricoltura sembrano a volte avere più influenza. Le nostre file non sono solo costituite dai petrolieri della Luisiana o del Texas, ma anche da sviluppatori di software del Massachusetts e in particolare dai produttori di acciaio della Pennsylvania. Sono rimasto colpito dal fatto che questa industria è così forte tecnicamente e finanziariamente, ma non così efficace o influente politicamente rispetto a industrie spesso più piccole. Dobbiamo acquisire credibilità per farci sentire”.

La BP ha conosciuto difficoltà per sostituire la sua produzione con nuove riserve, e allora ha comprato riserve in Russia. Cheney ha anche discusso questo tipo di approccio: “Le compagnie che incontrano difficoltà a sviluppare come azione centrale l’esplorazione, si stanno orientando verso contratti di produzione con i quali sfruttano riserve già conosciute, laddove il paese non ha né capitale né tecnologia per svilupparle. Nei contratti di produzione ci sono meno rischi legati all’esplorazione, ma si ha a che fare con rischi politici, commerciali e ambientali, che rappresentano una sfida sempre più rilevante. Questi rischi comprendono le insurrezioni popolari, le vie di trasporto, i problemi legati al sindacalismo, i problemi fiscali e a volte anche le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti”.

Alla fine di questo paragrafo, Cheney si lamenta dell’esistenza di “sanzioni imposte dagli Stati Uniti”. È stata una sorpresa vedere sospese le sanzioni contro la Libia?

Il testo completo del discorso di Dick Cheney all’Institute of Petroleum Autumn lunch, nel 1999, è un documento molto importante e spero che l’Istituto del Petrolio lo metterà di nuovo a disposizione di tutti quelli che desiderano leggerlo. In attesa, una copia è disponibile su richiesta : [email protected]

Per scaricare il testo originale di questo articolo in inglese (Formato Adobe Acrobat, *.pdf).

Bibliografia :

« Is the world running out of oil ? » The Middle East, Aprile 2004, N°344.

Il testo completo del discorso di Dick Cheney all’Institute of Petroleum Autumn lunch, 1999, era disponibile su http://www.petroleum.co.uk/speeches.htm, il 24/08/2004.

« The Future of the Oil and Gas Industry : Past Approaches, New Challenges », Harry J. Longwell, World Energy, Vol5 N°3, 2002.

« A revolutionnary transformation », Jon Thompson, The Lamp, Vol. 85 N°1, 2003.

Uppsala Hydrocarbon Depletion Study Group, Universita d’Uppsala, Svezia.

« International Energy Outlook 2004 », Guy Catuso, 19 aprile 2004.

« Fifty-year Crude Oil Supply Scenarios : Saudi Aramco’s Perspective », Abdul Baqi e N.G. Saleri, Future of Global Oil Supply : Saudi Arabia, Center for Strategis and International Studies (CSIS), 24 febbraio2004.

« The Peak and Decline of World Oil and Gas Production », par K. Aleklett et C.J. Campbell, Minerals & Energy, 2003 ; 18:5-20.

Traduzione de Ernesto Carmona, http://www.comedonchisciotte.org

[1] Note del traduttore : oggi, nel 2005, il mondo consuma circa 85 milioni di barili al giorno. Ci vogliono meno di dodici giorni per consumare un miliardo di barili.

Kjell Aleklett

Président de l’Association pour l’étude du pic mondial de la production pétrolière (ASPO, Association for the Study of Peak Oil, http://www.peakoil.net) et professeur de physique nucléaire à l’université d’Uppsala (Suède).

 
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