Rete Voltaire
La preparazione della "rivoluzione dei cedri"

I piani del comitato americano per un libano libero

Da otto anni a questa parte, il Comitato Statunitense per un Libano libero ha pazientemente elaborato un dossier mediatico e giuridico che ha portato alla situazione attuale. Il Comitato, legato ai falangisti, filo-israeliano e filo-statunitense, ha organizzato l’attacco della Siria e manipolato l’assassinio dell’ex primo ministro Rafik Hariri. E’ riuscito ad intossicare l’opinione pubblica internazionale e a far credere che i responsabili di questo attentato siano i ba’asisti. Fino a quando ieri, un milione e mezzo di Libanesi manifestano contro l’ingerenza degli Stati Uniti ed in sostegno della Siria.

| Parigi (Francia)
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Il Comitato statunitense per un Libano libero (U.S. Committee for a Free Lebanon – USCFL) è stato creato alla fine del 1997 da un banchiere di Wall Street, Ziad K. Adbelnour. Questo finanziere, di doppia nazionalità , statunitense e libanese, proviene da una famiglia di politici libanesi: suo padre, Khalil Abdelnour, fu deputato dal 1992 al 2000; suo zio, Salem Abdelnour, dal 1960 al ’64, poi dal 1972 al ’92; suo cugino acquisito, Karim Pakradouni, è il Presidente delle Falangi.

Il Comitato fu creato per soddisfare il desiderio dei neoconservatori di “rimodellare il Vicino-Oriente” e faceva parte della strategia formulata all’interno dell’Istituto Americano per l’Impresa e dei suoi elettori, il Progetto per un nuovo secolo Americano, coadiuvata dal Likud israeliano tramite il Jewish Institute for National Security Affaire (JINSA). L’USCFL era concepito affinché svolgesse , nel suo raggio d’azione, un ruolo equivalente a quello dell’Iraqi National Congress di Ahmed Chalabi per l’Iraq. D’altronde, il suo obiettivo principale non era quello di prendere il potere in Libano, ma di far cadere il regime in Siria.

A partire dal 1999, il Comitato cominciò a pubblicare il Middle East Intelligence Bulletin (MEIB), nella cui redazione lavorano Michael Rubin e Thomas Patrick Carrol, sotto la direzione di Gary C. Gambill. Q

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Gary Gambill

uesti tre uomini sono noti per i loro legami con la CIA. Michael Rubin è stato, per un anno e mezzo dopo l’invasione dell’Iraq, consigliere speciale di Donald Rumsfeld e di L. Paul Bremer III; Thomas Patrick Caroll è un ex agente della CIA. Quanto al redattore capo, Gary C. Gambill, è stipendiato dalla Freedom House, un ufficio dell’Agenzia.

Nel maggio 2000, l’USCL ed il Middle East Forum di Daniel Pipes [1] hanno creato un Gruppo di lavoro comune sul Libano e pubblicato un rapporto intitolato Mettere fine all’occupazione siriana in Libano: il ruolo degli Stati Uniti [2]. In questo rapporto si evidenzia come sia interesse degli Stati Uniti utilizzare il Libano quale mezzo di pressione sulla Siria in modo da costringerla ad accettare l’occupazione israeliana del Golan ed a smettere di appoggiare le rivendicazioni palestinesi. Raccomanda inoltre di appoggiare l’opposizione libanese, di emettere sanzioni economiche contro la Siria e addirittura di intraprendere un’azione militare contro la stessa. A questo proposito, sottolinea che Washington deve affrettarsi perché Damasco si starebbe procurando armi di distruzione di massa. La lettura a posteriori di questo documento, all’epoca passato quasi inosservato, sorprende per la sua franchezza. Esso prende in prestito certi elementi da un progetto redatto nel 1996 per Benjamin Netanyahu dal titolo Una rottura netta: una nuova strategia per mettere al sicuro il regno (d’Israele) [3]. La retorica e gli obiettivi della futura amministrazione Bush vi sono già esposti al completo. Il rapporto è firmato dai 31 membri del Gruppo di lavoro, tutte personalità neoconservatrici e sioniste. Molti di loro oggi occupano dei posti chiave nell’amministrazione Bush: Elliott Abrams [4] è il numero due del Consiglio Nazionale di Sicurezza; Paula Dobriansky è sotto-segretario di Stato; Douglas Feith è sottosegretario alla Difesa; Jeane Kirkpatrick è ambasciatrice a Ginevra; Richard Perle è consigliere all’ombra del Pentagono; David Wumser è diventato consigliere del Vice-Presidente Cheney.

Nel 2002, alla redazione del MEIB arriva Daniel Pipes. Di colpo, i legami tra l’USCFL ed il Forum per il Medio Oriente sembrano più stretti che mai. Il 18 aprile 2002 il rappresentante (repubblicano) del Texas, Dick Armey, presentava alla Camera un progetto di legge sulla “responsabilità siriana” [5] con il suo amico Eliot Engel, rappresentante (democratico) del Bronx.

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Dick Armey

Engel era membro del Gruppo di Lavoro congiunto sul Libano del Mef e dell’USCFL. Si era già messo in luce promuovendo la campagna per il riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele. Questa iniziativa è sostenuta implicitamente dal Presidente Gorge W. Bush, nel suo celebre appello del 24 giugno 2002 per una nuova leadership palestinese, suggerito, oggi lo sappiamo, dal ministro israeliano Natan Sharansky [6]. Da quel momento appare evidente che la strategia del MEF/USCFL è stata adottata dalla Casa Bianca: si tratta di far cessare il sostegno siriano al movimento di resistenza palestinese, utilizzando il Libano come mezzo di pressione su Damasco.

Tuttavia, quel testo si rivela insufficiente. Inoltre, il 12 aprile 2003, vale a dire due settimane dopo l’inizio delle operazioni militari in Iraq, Eliot Engel torna alla carica presentando un nuovo progetto di legge sulla “responsabilità siriana e la restaurazione della sovranità libanese” [7]. L’articolo primo ne esplicita gli obiettivi: “Porre fine al sostegno siriano al terrorismo, alla sua occupazione del Libano, fermare il suo sviluppo di armi di distruzione di massa, far cessare l’importazione illegale di petrolio iracheno ed i carichi illegali di armi ed altri materiali militari iracheni, rendere la Siria responsabile dei seri problemi di sicurezza internazionale che ha causato al Vicino-Oriente ed altri scopi” [8]. Si volle che i dibattiti parlamentari fossero di ordine marziale.

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Eliot Engel

Il 17 settembre, il generale Michel Aoun testimonia davanti ai Rappresentanti e chiede agli Stati-Uniti di intervenire militarmente affinché gli venga reso il potere che ha perso quindici anni prima. Per i membri del Congresso, era così chiaro che la Siria sarebbe stato il loro prossimo bersaglio che diedero carta bianca al presidente Bush per attaccarla qualora lo ritenesse necessario. La legge sarà approvata definitivamente solo il 15 ottobre 2003. Ma il dispositivo è già predisposto.

Nel settembre 2003, David Wurmser, un membro aggiunto del Gruppo di lavoro del MEF/USCFL, è nominato membro del gabinetto del vice-presidente Dick Cheney, per preparare l’attacco alla Siria. Wurmser e sua moglie, Meyrav, hanno partecipato alla redazione del progetto del 1996 per Netanyahu. Meyrav è anche una delle fondatrici del MEMRI, un ufficio di propaganda dello Tsahal. Il 5 ottobre, giorno del trentesimo anniversario della guerra del Kippur, lo Tsahal viola lo spazio aereo siriano e bombarda dei villaggi intorno Damasco, con il pretesto che avrebbero nascosto dei “campi terroristi”. Nel passaggio, gli aerei effettuano dei loopings sopra la casa della famiglia di Bachar el-Assad, mostrando così di poter colpire dove e quando vogliono il presidente siriano. A novembre, la National Endowment for Democracy (NED/CIA) crea a Washington un gruppo fantoccio, la Syrian Democratic Coalition, attorno al Reform Party of Syria, presidiato dal trafficante d’armi Farid N. Ghadry. Il 18 ed il 19 gennaio 2004 viene organizzato a Bruxelles un congresso che però fallisce nel tentativo di trovare una personalità da piazzare a capo della Siria in caso di “liberazione” da parte degli Stati Uniti.

Da quel momento in poi, i membri dell’USCFL montano il caso contro la Siria [9] che viene quindi accusata di servire da rifugio a Saddam Hussein in fuga, poi di nascondere le armi di distruzione di massa irachene che non si riescono a trovare, di rilanciare il terrorismo palestinese, ecc. L’USCFL attiva sostegni politici all’estero appoggiandosi all’agenzia di pubbliche relazioni Benador Associates. Nel luglio 2004, una delegazione costituita da Farid N. Ghadry, un rappresentante del generale Aoun e Walid Phares, incontra in Francia gli ex ministri François Léotard, Alain Madelin e Philippe de Villiers. E’ necessario confezionare anche delle giustificazioni giuridiche. Il 2 settembre 2004, gli Stati Uniti, appoggiati dal Regno Unito, dalla Francia e dalla Germania, fanno adottare dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la risoluzione 1559 che ingiunge le forze straniere (vale a dire sia siriane che israeliane) di lasciare il Libano.

La strategia della tensione viene pianificata scrupolosamente: il 31 marzo 2004, Farid N. Ghadry, lancia dalla zona turca di Cipro il canale radiofonico Radio Free Syria che è palesemente finanziato dalla NED/CIA.

Il Presidente Bush, nel suo discorso del 2 febbraio 2005 sullo stato dell’Unione, dichiara ai parlamentari: “Al fine di promuovere la pace nel Grande Medio Oriente, siamo costretti ad affrontare regimi che danno rifugio ai terroristi e che cercano di procurarsi armi di distruzione di massa. La Siria permette ancora che il suo territorio, così come alcune aree delimitate del Libano, siano utilizzate dai terroristi che cercano di distruggere ogni possibilità di pace nella Regione. Voi avete votato e noi applichiamo la Legge sulla responsabilizzazione della Siria: siamo in attesa che il governo siriano interrompa ogni sostegno al terrorismo ed apra la porta alla libertà” [10] .

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David Satterfield

Il 7 febbraio 2005, il Dott. Imad Mustafa, ambasciatore siriano a Washington, viene convocato al dipartimento di Stato e ricevuto dal responsabile del Dipartimento Vicino-Oriente, David Satterfield, che lo prega di comunicare al Presidente Bachar el-Assad l’ultimatum per il ritiro delle sue truppe dal Libano.

Il 14 febbraio, l’assassinio dell’ex Primo Ministro libanese, Rafic Hariri, dà il via all’operazione. L’attentato è concepito in modo particolarmente spettacolare al fine di colpire l’opinione pubblica. Nei minuti che seguono, l’USCFL diffonde un comunicato dal titolo: Mettiamo fine al regime basista siriano e mettiamo in ginocchio il presidente Emile Lahoud e gli altri fantocci libanesi. Ecco il testo: “Con l’assassinio del Primo Ministro Rafic Hariri in Libano, i basisti siriani sono fuori controllo. Chi sarà il prossimo? I Siriani uccidono gli Americani, gli Iracheni ed i Libanesi e noi cerchiamo invece di confrontarci con loro per vie diplomatiche. Vi chiediamo di unirci a noi e di trovare insieme un’intesa nel limite del possibile scrivendo ed intervenendo tramite ogni possibile mass-media per affrettare il cambio di regime in Siria. E’ il solo modo per salvare gli Stati Uniti dalle politiche estremiste baasiste, di liberare il Libano e salvare i Siriani dai nazisti baasisti. E’ evidente che la nascente coalizione del Primo Ministro Hariri con l’opposizione ed in particolare con il leader druso Walid Jumblatt avrebbe ottenuto la maggioranza dei seggi a Beirut e fatto avanzare il voto cristiano… era il solo modo per i Siriani di arrestare tale processo. L’occupazione siriana in Libano ha i giorni contati” [11]. In questo modo viene lanciata l’accusa, senza alcuna prova e contro ogni logica, secondo la quale elementi incontrollati del Ba’as siriano avrebbero organizzato l’assassinio. In pochi minuti, la notizia viene diffusa in tutto il mondo da uomini dell’USFCL, manifestamente contro l’ingerenza degli Stati Uniti ed in sostegno della Siria.

Traduzione de Ernesto Carmona,http://www.comedonchisciotte.org

[1] " Daniel Pipes, expert de la haine ", Voltaire, 5 mai 2004.

[2] “Ending Syria’s Occupation of Lebanon: The U.S. Role”, by Lebanon Study Group, Voltaire Network, 1 May 2000.

[3] A Clean Break, a New Strategy for Securing the Realm, Institute of Advanced Strategic and Political Studies, Jérusalem-Washington.

[4] " Elliott Abrams, le gladiateur converti à la Théopolitique " par Thierry Meyssan, Voltaire, 14 février 2005.

[5] Syrian Accountabilty Act, H.R. 4483, S. 2215.

[6] " Natan Sharansky, idéologue de la démocratisation forcée ", Voltaire, 7 mars 2005.

[7] The Syria Accountability and Lebanese Sovereignty Restauration Act, H.R. 1828, S. 982.

[8] " To halt Syrian support for terrorism, end its occupation of Lebanon, stop its development of weapons of mass destruction, cease its illegal importation of Iraqi oil and illegal shipments of weapons and other military items to Iraq, and by so doing hold Syria accountable for the serious international security problems it has caused in the Middle East, and for other purposes ".

[9] " La cible syrienne " par Paul Labarique, Voltaire, 27 janvier 2004.

[10] To promote peace in the broader Middle East, we must confront regimes that continue to harbor terrorists and pursue weapons of mass murder. Syria still allows its territory, and parts of Lebanon, to be used by terrorists who seek to destroy every chance of peace in the region. You have passed, and we are applying, the Syrian Accountability Act — and we expect the Syrian government to end all support for terror and open the door to freedom.

[11] " End Syria’s Ba’athist Regime and bring President Emile Lahoud and other Lebanese puppets to their knees (February 14, 2005) With the killing of Prime Minister Rafik Hariri in Lebanon, Syrian Ba’athists are out of control. Who’s next ? It is anybody’s guess at this time given the timid policies of the United States vis-a-vis Syria ? Syrians are killing Americans, Iraqis, and Lebanese and we still "talk" to them through diplomacy. Please join us in being as voiceful as you can by writing and appearing on every media outlet you can think of to push for the agenda of REGIME CHANGE in Syria. This is the ONLY way to save the United States from the egregious Ba’athist policies, to liberate Lebanon, and to save Syrians from the Nazi Ba’athists. Obviously, with Prime Minister Hariri joining the opposition and teaming up with Druze leader Walid Jumblatt, his block was going to win the majority of the seats for Beirut and win the Christian vote... which was the only way for the Syrians to stop him. Syria’s days in Lebanon are numbered ".

Thierry Meyssan

Thierry Meyssan Intellettuale francese, presidente-fondatore del Rete Voltaire e della conferenza Axis for Peace. Pubblica analisi di politica internazionale nella stampa araba, latino-americana e russa. Ultimo libro pubblicato: L’Effroyable imposture : Tome 2, Manipulations et désinformations (éd. JP Bertand, 2007). Recente libro tradotto in italiano: Il Pentagate. Altri documenti sull’11 settembre (Fandango, 2003).

 
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