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Siria : un ostacolo imprevisto

Quei missili Strelets che la Russia ha venduto alla Siria

Durante la sua conferenza stampa del 15 Febbraio 2005, il generale Sharon ha espresso le sue inquietudini a proposito della vendita di missili russi alla Siria. Israele, che continua ad occupare le aziende agricole del sud del Libano e il Golan siriano, teme che queste armi siano in parte destinate al movimento di resistenza Hezbollah, che qualifica «terrorista» e d’altra parte siano utilizzate per respingere Tsahal (esercito ebraico d’occupazione). Secondo Victor Litovkine, analista militare di RIA-Novosti, queste armi non modificheranno l’equilibrio delle forze. Quello che oscura invece i piani di Tel-Aviv e di Washington, è il ritorno di Mosca nella regione, nel momento in cui questi due alleati fanno montare la tensione contro Damasco.

| Mosca (Russia)
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La vendita di missili antiaerei russi a corto raggio alla Siria ha avvelenato le relazioni tra Mosca e Tel-Aviv. Il Primo ministro israeliano Ariel Sharon ha dichiarato ai giornalisti che aveva immediatamente domandato a Vladimir Putin di non vendere quest’arma ai siriani. Malgrado ciò il presidente russo aveva allora risposto che il contratto sarebbe stato eseguito comunque. «Questo suscita le nostre inquietudini» ha commentato il Primo ministro, aggiungendo che la Russia aveva promesso di vigilare affinché queste armi non cadessero in mano ai terroristi. Ma di quali armi si tratta? Cosa turba talmente il governo israeliano? Perché lo scandalo riguardo questo sistema antiaereo portatile è scoppiato precisamente in questo momento? Noi proveremo a rispondere a questi interrogativi.

Primo. In base ai comunicati del ministero russo della Difesa, Mosca intende vendere a Damasco non un sistema antiaereo portatile Igla-S (che può essere impiegato sul campo di battaglia da un solo soldato per tirare ad un aereo o ad un elicottero nemico, come pure ad un missile di crociera o ad un altro bersaglio aereo, portando il tubo di lancio sulla spalla) ma bensì un missile trasportabile «Strelets». C’è una differenza essenziale tra i due tipi d’arma, anche se il loro uso poggia sugli stessi principi.

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Il sistema di missile portatile «Igla-S»

L’Igla-S, come del resto il suo equivalente statunitense Stinger, è autonomo. Come abbiamo già detto, questo missile può essere portato facilmente ( il suo peso è all’incirca di 15 Kg) e maneggiato da un solo uomo che abbia ricevuto una formazione appropriata . Quest’arma può essere usata sia di giorno che di notte, durante la pioggia o nella nebbia, anche in caso d’interferenze radioelettriche e termiche, in fase d’attacco e d’inseguimento. E’ chiaro che, se quest’arma cadde nelle mani di terroristi, rappresenta una grave minaccia per qualsiasi apparecchio che voli ad una altitudine tra i 10 000 e i 3 000 metri ed in un raggio di 6 Km.

Lo Strelets è un sistema d’apparecchiature di guida e di moduli di lancio costituiti, per così dire, da vari « fasci » che includono da 4 a 8 contenitori di lancio per missili Igla. Essi hanno le stesse caratteristiche tattiche e tecniche dell’Igla-S, ma i contenitori sono fissati ad una rampa installata dentro un veicolo mobile, su una torretta di un blindato, sul ponte di una vedetta o sui fianchi di un elicottero da combattimento. In altre parole, per lanciare un missile Strelets bisogna avere come minimo una piattaforma sulla quale ci si possa muovere . E’ impossibile portare in spalla da 80 a 120 Kg (4 o 8 missili Igla dentro un «fascio», senza contare la rampa).

C’è un’altra differenza essenziale tra lo Strelets e l’Igla-S. Se su un sistema portabile antiaereo il dispositivo di mira e di comando si trova sul tubo di lancio dal quale il missile viene tirato, il dispositivo di comando dello Strelets si trova ad una certa distanza e non sopra al dispositivo di lancio, ed è collegato tramite dei cavi elettrici, quasi ad effetto riparo; può anche trovarsi dentro la cabina di un autoveicolo, sulla torretta di un blindato, sul posto di commando di una vedetta o di un elicottero. Il contenitore di lancio dello Strelets con il suo missile ma senza sistema di comando non rappresenta alcun valore per nessuno, compreso per il terrorista. Qual è la sua utilità se non si può tirare con precisione? E’ strano temere che lo Strelets cada nelle mani dei terroristi. Tel-Aviv ha sempre affermato con fierezza che le frontiere d’Israele erano stagne, che nemmeno un topo potrebbe attraversare le sue barriere. Possiamo dunque trasferire al di là delle loro barriere un sistema di missili antiaerei che non può essere nascosto nè dentro un sacco nè dentro un baule? E’ impossibile trasferirlo anche attraverso un tunnel sotterraneo.

Qual è dunque la ragione di questa inquietudine ? Si tratta forse del fatto che la Siria, stato sovrano e membro a tutti gli effetti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, potrà difendere il suo spazio aereo contro un intruso? Forse Israele non riconosce il diritto sovrano di Damasco all’indipendenza e alla difesa del suo territorio? Se è così, bisogna dirlo francamente invece di speculare sulla detenzione eventuale d’armi per i terroristi. Per non incontrare dei missili antiaerei, è sufficiente non avventurarsi nello spazio aereo di un paese sovrano.

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Sistema di missili « Strelets » prima dell’installazione

D’altronde, a giudicarne da un’informazione dell’Istituto per gli Studi Strategici di Londra pubblicata nella rivista The Military Balance, la Siria possiede un sistema antiaereo potente ed efficace basato su quello sovietico-russo ( senza parlare dei caccia). Sono i missili S-75 « Dvina », gli S-125 « NEVA » e gli S-200 « Angara », tutti ben conosciuti dagli esperti perché sono stati usati in azione contro l’aviazione americana nel Vietnam e contro l’aviazione israeliana in Egitto. Damasco ne possiede 650. Dispone ugualmente del sistema missilistico antiaereo « Ossa-AK » (SA-8) e ne ha una cinquantina. I militari siriani sono ugualmente dotati di S-300. Il raggio d’azione di questi sistemi missilistici è da 200 a 300 Km per una altitudine di 25 Km. Insomma, qualche Strelets non ha una grande importanza nel sistema antiaereo siriano già esistente, e questo è certamente chiaro agli esperti militari di Tel-Aviv. I nuovi missili Strelets non fanno che rinfrescare un poco il vecchio arsenale, ma non cambieranno il rapporto di forze in quella regione. Perché dunque lo scandalo di queste forniture alla Siria è scoppiato proprio in questo momento ? La risposta non è che troppo evidente. Un incontro tra il presidente americano George Bush e il presidente russo Vladimir Poutinne è previsto tra qualche giorno a Bratislava. Anche se Washington e Mosca non cessano d’affermare che niente è cambiato, di principio, nei rapporti amicali tra i due presidenti, qualcuno vorrebbe complicare al massimo questi rapporti e, intendiamoci bene, per i propri interessi.

Questo qualcuno vorrebbe perlomeno escludere la Russia dal mercato delle armi del Medio-Oriente ed occupare il suo posto. Ora, questo mercato gli « apporta » circa 1,5 miliardi di dollari per anno. La giocata è importare. Un altro oggettivo, che non è da escludere, è poter mostrare a certi stati ingenui che tutte le decisioni riguardanti questa regione sono prese solamente a Washington e a Tel-Aviv, e non a Mosca o in altre capitali, comprese quelle europee. E ancora meno alle Nazioni Unite e al Consiglio di Sicurezza dell’ ONU, con tutte le conseguenze che ne derivano. Infine, qualcuno giudica utile rendere vana la firma, prevista nella capitale della Slovacchia, dell’accordo sul rinforzo del controllo da parte degli USA e della Russia sui sistemi missilistici antiaerei portatili. Non tutti gli uomini politici ed anche i diplomatici comprendono, o non vogliono capire, la differenza che esiste tra il sistema antiaereo portabile Igla e il sistema d’apparecchiature di commando e di moduli di lancio Strelets. Qualcuno di loro spera probabilmente che i due presidenti non avranno il tempo a Bratislava di tirare fuori queste distinzioni di principio. Per qualcuno è importante mostrare che, anche senza firmare il documento, la Russia infrange già grossolanamente gli accordi. Ahimè, queste procedure non hanno niente di nuovo. Speriamo che risulteranno inefficaci.

Traduzione de Enersto Carmona, http://www.comedonchisciotte.org

Viktor Litovkine

Viktor Litovkine In servizio per trent’anni nell’Armata rossa, che ha lasciato col grado di colonello. Ex caporedattore per la Difesa delle Izvestia (1999-2002), e dell’agenzia RIA-Novosti (2002-2007). Attuale vice caporedattore dell’Indépendant Military Review. Autore di numerosi libri e documentari.

 
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