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Tashkent si rivolge a Mosca: l’Uzbekistan non ha più scelta

Islam Karimov, il divino capo uzbeko, è stato in grado di mantenere l’equidistanza tra il Cremlino e la Casa Bianca per anni. Continuava a flirtare con uno e a litigare con l’altra, e viceversa. Tuttavia, il pianoo statunitense di destabilizzazione dell’Asia centrale sostituendo il regime talib in Afghanistan non gli lascia altra scelta: l’Uzbekistan si allinea con Mosca.

| Mosca (Russia)
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Islam Karimov

A fine di marzo, siamo riusciti a trovare sul web informazioni secondo cui Islam Karimov [1] sarebbe sopravvissuto a un grave infarto, sfiorando la morte [2]. Lo scoop non essendo stato negato dai principali media, ha originato un vero suq. L’opposizione all’estero ha detto che il presidente non si sarebbe più ripreso, fonti ufficiali a Tashkent hanno risposto invece che Islam Karimov è in perfetta salute, ma non erano molto convincenti, come se ci fosse qualcosa di sospetto. Anche quando la figlia [maggiore] del Presidente, Gulnara, persona politicamente attiva con piani a lungo termine, ha detto la stessa cosa, in pochi le hanno creduto. Invece, si sono diffuse voci sul probabile abbandono della sua carica di ambasciatrice dell’Uzbekistan presso le Nazioni Unite, dal momento che "si preparava a un ruolo politico più importante nel Paese [3]". Le discussioni al riguardo non finivano, dato che ogni giorno a Tashkent spuntavano "notizie da fonti attendibili" e "prove da persone competenti." Dopo di che, come al solito, vi furono molte riflessioni e analisi su "cosa succederà adesso?", "chi gli succederà?" e naturalmente, "e se tutto questo non sia che una bufala?" Tutto ciò ha continuato per un po’ di tempo.

Poi un decreto del presidente uzbeko è stato emanato: nominava a posizioni chiave nel Paese, l’Hakim (governatore) della regione di Tashkent, il generale della polizia Ahmad Usmanov. Questa notizia ha messo in difficoltà tutti i "profeti". Infatti il generale Usmanov è un uomo delle guardie del corpo del presidente, non è un cortigiano, ma piuttosto un uomo d’azione, nel senso più letterale, interamente dedito al presidente e così vicino che tutte le famiglie dell’élite dell’Uzbekistan, tra cui i sostenitori del presidente, si opposero al suo avvicinamento al potere politico. Si opposero così ferocemente che anche Dio sulla terra avrebbe dovuto accordarsi con il loro risentimento. Per il solo fatto che la sua nomina ha messo i puntini su tutte le i, dal momento che nessuno poteva dare questo ordine, andato di traverso a tutti, se non il presidente, che è in piena salute più che mai.

Infatti, il colpo era inatteso e singolarmente forte. Confrontandolo con gli scacchi, ricorda il Karpov di quando era sulla cresta dell’onda. Tutti gli equilibri vennero infranti da lui. L’alta figura di un "uomo semplice", che non è legato a nessun clan, messa al centro dell’alta politica di un Paese dove tutto è da tempo stabile e indistruttibile, e dove tutti i clan che appaiono inginocchiati davanti allo "shah", avevano iniziato a prendere posizione in vista della lotta, nel caso in cui avessero dovuto condividere il potere, prendendo perciò i necessari consigli. Un uomo personalmente unto dal Signore, che difende i suoi interessi come se fossero suoi, in grado di distruggere tutti gli sporchi trucchi ma che mira anche, è sempre un uomo, a creare il proprio clan.

Ma tutti questi segreti e intrighi della Corte di Tashkent non sono interessanti in se, se non solo agli specialisti, se il soggetto non fosse un altro. Secondo le persone che hanno familiarità con la situazione, non solo dai pettegolezzi, il Generale Usmanov è tra l’altro un nemico convinto dell’"Islam politico" e ritiene che questa tendenza dovrebbe essere stroncata sul nascere, senza tener conto "di ciò che pensa l’estero" [4]. L’ha dimostrato quando era Hakim [governatore] di Andijan riuscendo a spiegare agli estremisti religiosi che dovevano comportarsi bene o l’avrebbero pagata cara. Per il momento, come anche gli specialisti del Pentagono riconoscono, la macchia "barbuta" [5], nella valle di Ferghana, ancora oggetto di tensione, è ridotta al minimo. L’uomo non è di certo un "amico della democrazia", ecco perché non è amato in occidente, secondo un eufemismo. Soprattutto perché ritiene, come suggeriscono le circostanze, che Tashkent può fermare l’offensiva islamista se non collaborando con la Russia.

Infine, Islam Karimov è apparso in pubblico. Era molto concentrato, in forma, e ciò che è importante da notare, s’era subito recato in visita ufficiale a Mosca, dove ha avuto lunghi colloqui con il suo omologo russo sull’Afghanistan e la possibilità del suo Paese di aderire all’Unione doganale [6]. Dopo questo colloquio, una serie di ipotesi che sembravano indistruttibili s’è dissolta. In primo luogo, è chiaro che la deriva verso occidente di Tashkent s’è fermata. Era iniziata il 4 luglio 2012, quando l’Uzbekistan annunciò l’abbandono dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva dopo un colloquio probabilmente infelice [con la Russia]. Se vi ricordate, avevo scritto molto sull’argomento, e tutto concludeva che Islam Karimov pensava che dopo di lui vi sarebbe stato il diluvio. Con questo significato: la paura della rivoluzione "arancione" verdeggiante [7] che l’occidente era perfettamente in grado di scatenargli, l’affrettava a mettere il Paese sotto l’ombrello statunitense per garantirsene la stabilità, mentre è al potere, e cioè finché è in vita. Accettando l’arrivo sulla sua scia di un qualche "Saakashvili uzbeko" chiamato a destabilizzare l’Asia centrale, ventre molle della Russia.

L’uomo propone ma Dio dispone. Non è chiaro il motivo per cui gli Stati Uniti hanno deciso di spezzare un piano già pronto. Secondo il quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, che ha intervistato il presidente afghano Hamid Karzai in visita in Qatar, dove ha incontrato l’emiro diabetico per l’apertura di un’ambasciata a Doha dei taliban, "il mullah Omar ha il diritto di presentare la propria candidatura alle prossime elezioni presidenziali in Afghanistan, e il governo non ha nulla in contrario". [8] Oh. Lo stesso mullah Omar ideologo dell’ala estremista dei taliban ed emiro dell’Emirato islamico dell’Afghanistan, il nemico giurato degli statunitensi che l’hanno dichiarato morto ucciso più volte, ma che in realtà è più vivo che mai. Se vi ricordate, un tempo si diceva che fosse nella top ten dei terroristi più ricercati dagli Stati Uniti, che sulla sua testa pendesse una taglia di 10 milioni di dollari. In realtà, come sappiamo, vive tranquillamente e liberamente a Karachi e inoltre ha ancora un forte esercito che mantiene non si sa con quale denaro, ma ottimamente. Meglio ancora, l’FBI ha detto di nuovo nel 2011, dopo 10 anni di interferenze yankee in Afghanistan, che il mullah Omar non è mai stato in nessuna "lista nera" e più tardi, nel febbraio 2012, l’orbo [9] ha scritto una lettera a Obama, da pari a pari, offrendosi di avviare i negoziati di pace. Notizie sulle riunioni di vario tipo e in diversi luoghi tra i "rappresentanti ufficiali" dei taliban e i funzionari del dipartimento di Stato USA, appaiono di tanto in tanto sui media. E ora, come si può vedere, la dichiarazione di Karzai la dice lunga. Ovviamente, l’hanno concordata. Il risultato è molto interessante.

Non dobbiamo dubitare che il "capo militare, il capo della resistenza e il leader dei taliban" più che altro noto per la sua pietà e il suo disinteresse per il denaro, la lealtà e l’odio per il caos illimitato del feudalesimo, vincerà le elezioni se si candiderà contro Karzai, noto per essere corrotto fino al collo e un burattino [degli USA]. Non c’è dubbio che "la seconda venuta sulla terra dei taliban" avverrà sotto la protezione del Qatar e che questo Paese, e quindi gli Stati Uniti, pianificherà il futuro dell’Afghanistan. E quindi, anche dell’Asia centrale, come vorrebbero. Creando un centro sia per irritare l’Iran, sia per destabilizzare le ex repubbliche sovietiche, costringendo la Russia a voltarsi verso il fronte dell’Asia centrale. Senza la possibilità di evitarlo, perché altrimenti l’onda annegherebbe Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan dove, tenuto contro che anche Nazarbaev è mortale [10] gli ascessi sono pronti a esplodere influenzando la Russia. Anche la Cina avrà problemi molto seri. Ma, a differenza della Russia, non avendo la pretesa di essere "civile", non limiterà le risorse e le migliori possibilità di difendersi.

In realtà, gran parte di quanto è stato detto precedentemente è risaputo. La stessa ritirata degli statunitensi dall’Afghanistan (ne hanno diritto!) crea alla Russia una serie di problemi che semplicemente non può evitare. A tale riguardo, senza dubbio, è stata giocata dagli USA. Ma per khan, emiri, padishah e altri leader popolari post-sovietici, questa svolta di 180° è dieci volte più sgradevole [11]. In realtà, non hanno alcun margine per trattative e il solito mercanteggiare, ma devono scegliere tra due strade: o mantenere la rotta prostrandosi davanti all’occidente, aspettando i taliban, o volgersi a nord fornendo garanzie della loro sottomissione. Come era di moda dire una volta: non c’è altra possibilità.

Fonte
Оdnako (Russia)

Traduzione di Alessandro Lattanzio

[1] Presidente dell’Uzbekistan dal 1990, rieletto ripetutamente in condizioni assai antidemocratiche. De facto un presidente a vita proveniente dall’alleanza tra la nomenklatura comunista e le élite gentilizie tradizionali, che hanno ricreato intorno a lui una sorta di corte orientale post-moderna, con cortigiani e lotte di potere felpate. Contesto: un Paese che produce molto cotone ed è privo dei benefici della democrazia come intesa e imposta dagli occidentali.

[2] "Ислам Каримов находится при смерти " Asia News, 26 marzo 2013.

[3] "Гульнара Каримова остается послом Узбекистана - миссия ООН в Женеве " Vasilij Bychkov, Profi Forex, 9 aprile 2013.

[4] Questo è il parere dell’occidente (UE, USA), messo qui in gioco.

[5] Barbuta: islamista. La Valle di Fergana è la regione più densamente popolata dell’Asia centrale, con 11 milioni di persone in 22000 kmq. Divisa tra Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan, la valle molto fertile è spesso sottoposta a forti tensioni etniche alimentate dall’Islam combattente. L’ultimo grande episodio finora ha comportato l’eccidio di Andijan nel 2005.

[6] La Russia ricrea attorno a sé un’unione di civiltà ed economica, l’Unione eurasiatica, che ruota attorno al Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), in realtà, piccoli Paesi che ricorrono all’assistenza militare del grande vicino russo, ma anche un’unione doganale che si compone attualmente di Russia, Bielorussia e Kazakshtan. Inoltre Kirghizistan, Tagikistan e Siria, così come Ossezia del Sud e Abkhazia potrebbero aderire all’unione doganale e di libero commercio nei prossimi anni.

[7] L’allusione alla possibilità di una rivoluzione pseudo-democratica guidata dall’estero, sul modello della "primavera araba". Qui ci si riferisce ad una miscela di rivoluzione "arancione", che ha portato l’Ucraina a un governo filo-occidentale e la "primavera araba", che si basa sugli islamici (il cui colore è verde) tradizionalmente forti nella valle di Ferghana. Lo scopo di una tale rivoluzione sarebbe così non tanto installare un potere filo-occidentale ma creare una fonte d’instabilità nel cortile della Russia, mettendo a repentaglio l’organizzazione dell’Unione Eurasiatica.

[8] "Karzai Says Mullah Omar Can Run For President ", Radio Free Europe, 2 aprile 2013.

[9] Impegnato nella guerra contro i sovietici nel 1979, il mullah Omar è stato ferito quattro volte e ha perso un occhio

[10] Il Presidente del Kazakistan ha una malattia incurabile, come è stato annunciato ai primi di aprile 2013, dandogli tra i 6 ai 12 mesi di vita.

[11] "Талибан вновь готовится к схватке с шурави ", Andrej Ivanov e Sergej Ishenko SVPressa, 20 aprile 2013.

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