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Il futuro della Transnistria e Gagauzia nel contesto della crisi ucraina

La NATO e l’Unione Europea stanno cercando con tutti i mezzi per impedire ribaltamento di nuovi membri alla Russia. Per loro, l’annessione della Crimea alla Federazione russa è un esempio che minaccia l’esistenza stessa del blocco occidentale. Tuttavia, uno sguardo obiettivo alla situazione in Transnistria e Gagauzia ci induce a pensare che questi due settori dovrebbero logicamente unirsi Russia.

| Helsinki (Finlande)
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Mentre la crisi in Ucraina continua a cuocere a fuoco lento, tensioni nella vicina Moldova iniziano a salire. Cercando di capitalizzare il desiderio del Presidente Putin di utilizzare la protezione delle popolazioni russofone nella regione come pretesto per espandere le rivendicazioni territoriali, i membri delle due enclavi separate della Moldova cercano la protezione di Mosca.

Ora, dopo la rivolta e il colpo di Stato in Ucraina e la riunificazione della Crimea con la Russia, le tensioni sono cresciute fino a coinvolgere la confinante Moldova, che come l’Ucraina si sforza d’integrarsi ulteriormente con l’occidente. La Moldova ha firmato accordi di associazione e libero scambio con l’UE al vertice di novembre 2013 a Vilnius, nel corso del quale l’ex-presidente ucraino Viktor Janukovich respinse l’offerta. Il governo moldavo ha inoltre sostenuto la rivolta filo-occidentale in Ucraina. Esperti occidentali temono che la prossima “Crimea” sia la regione separatista della Transnistria. Molti abitanti non condividono tale paura, e l’ultimo referendum ha visto una larga maggioranza auspicare l’annessione russa.

La Transnistria (Pridnestrovie) è un nuovo ed emergente Paese del Sud-Est Europa, posto tra la Moldova e l’Ucraina. La lingua ufficiale della Transnistria è il russo, non il moldavo, mentre la stragrande maggioranza delle scuole insegnano l’alfabeto cirillico invece dell’alfabeto latino usato nel resto del Paese. Recentemente la Transnistria ha adottato la legislazione russa, un chiaro segnale della preferenza della regione per l’adesione all’Unione doganale di Mosca.

Più di recente, le esercitazioni militari russe svoltesi il 25 marzo sul territorio secessionista della Moldova di Transnistria hanno alimentato le tensioni. Da parte sua il parlamento della Transnistria ha inviato una proposta alla Duma di Stato russa per chiedere una legislazione russa per l’adesione della repubblica separatista alla Russia. Il documento è una risposta al nuovo progetto di legge della Russia per facilitare l’adesione di nuovi soggetti alla Federazione Russa. I colloqui nell’ambito 5+2 (Russia, Moldavia, Transnistria, Ucraina, OSCE e osservatori di UE e USA) sono in programma per il 10-11 aprile 2014.

Transnistria e Gagauzia aderiscono al club di Abkhazia e Ossezia del Sud degli Stati di fatto, ovvero entità politiche che hanno raggiunto una duratura ‘sovranità interna’, ma prive di ‘sovranità esterna’ nel sistema internazionale. Con la Crimea che aderisce alla Russia questi altri “Stati” potranno unirsi alla Russia o continuare come Stati di fatto, e questo sviluppo crea un corridoio, zona cuscinetto o frontiera sul Mar Nero settentrionale.

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Evgenij Shevchuk, presidente della Transnistria e Nina Shtanski, ministro degli Affari Esteri.

La cooperazione Moldavia-Transnistria dal 2009 e le elezioni del 2011

Nuove prospettive per la risoluzione del conflitto sono apparse dopo le elezioni parlamentari del 2009 nella Repubblica di Moldova. La nuova squadra filo-occidentale, l’Alleanza per l’Integrazione Europea (AEI), che ha sostituito il Partito comunista al potere nel Paese dal 2001, s’è dimostrata molto più pragmatica e pronta ad affrontare la regione separatista rispetto ai predecessori, che perseguivano invece una politica isolazionista. Nelle elezioni presidenziali del 2011, il Presidente Igor Smirnov, al potere in Transnistria dall’indipendenza nel 1990, non è riuscito ad essere rieletto, ed è stato sostituito dal deputato dell’opposizione, il più giovane leader del movimento ‘Revival’ ed ex-presidente del Consiglio supremo Evgenij Shevchuk. Questi cambiamenti politici hanno suscitato la speranzea che il processo di risoluzione avesse un momento positivo.

I mutamenti di potere in Transnistria hanno dato impulso al processo di pace: il negoziato ufficiale è ripreso dopo sei anni d’interruzione, nel novembre 2011 a Vilnius, in Lituania, seguito da un incontro nel febbraio 2012 a Dublino, Irlanda e nell’aprile 2012. Infine, il documento su principi e procedure e l’agenda dei negoziati furono concordati a Vienna, mentre nel luglio 2012 fu firmato questo documento. I temi sono libertà di movimento di passeggeri e merci, traffico ferroviario, l’istruzione, ecc. Un nuovo approccio (iniziativa congiunta di Russia e Germania, a Meseburg, nel 2010) di UE e Russia per risolvere il conflitto, fu la creazione di un Comitato congiunto politico e di sicurezza (EU-R-PSC) a livello di ministri. In relazione alla sicurezza è stato affermato che l’UE e la Russia collaboreranno alla risoluzione del conflitto in Transnistria, al fine di ottenere progressi tangibili nell’ambito del 5+2 (Russia, Ucraina, Moldova, Transnistria, OSCE, UE, USA). La cooperazione potrebbe comprendere un impegno congiunto UE-Russia che garantirebbe una transizione graduale della situazione attuale ad una fase finale.

L’approccio principale nella ripresa dei negoziati e al processo di risoluzione, in generale, si concentra su misure di fiducia (CBM). Ciò significa che gli aspetti politici della risoluzione, ad esempio uno status reciprocamente accettato della Transnistria, non sono ancora toccati. Invece non vi sono stati tentativi di compiere passi concreti sui problemi cui le parti in conflitto sono interessate.

Queste iniziative sono:
- Coinvolgere le parti nel dialogo diretto;
- Costituzione di gruppi congiunti di lavoro/esperti sulle misure volte a rafforzare la fiducia;
- Riunioni a livello superiore (ad esempio, tra il primo ministro della RM Vlad Filat e il leader della Transnistria Evgenij Shevchuk, anche tra i ministri degli Esteri Eugen Carpov e Nina Shtanskij);
- Elaborazione ed attuazione di piani nazionali ed internazionali di sviluppo sociale ed economico, ecc;

Il dialogo diretto ai vertici è in chiaro contrasto con la precedente annosa assenza di dialogo. C’era una dozzina di gruppi di lavoro, ad esempio, su economia, agricoltura e ambiente, trasporti, ferrovie, stato civile, assistenza sociale e umanitaria, salute, istruzione, lotta contro la criminalità organizzata ed emergenze, telecomunicazioni e costumi, mentre il gruppo di lavoro sulla smilitarizzazione e la sicurezza è non ancora operativo.

La crescente controversia tra le parti è iniziata con azioni unilaterali da entrambe le parti, durante la primavera 2013. Per primo la Moldova ha istituito il controllo della migrazione dei cittadini in sei posti di blocco, poi la Transnistria ha cominciato a segnare il confine nella zona di sicurezza, o linea di demarcazione della guerra del 1992.

Gli strumenti contro la Transnistria di Chisinau e Kiev

L’arsenale di strumenti, con il supporto “ideologico-politico” occidentale, su cui possono contare Chisinau e Kiev potrebbe essere il seguente:
- ulteriori inasprimenti sul traffico di frontiera per i residenti della Transnistria, l’introduzione di un divieto totale di passaggio delle frontiere di gruppi sociali e cittadini (da notare a tale proposito che l’ammissione di cittadini stranieri sul territorio della Moldova è liberalizzato; funzionari ucraini dovrebbero esaminare le statistiche su vantaggi e perdite finanziari sul lato moldavo per le società ucraine, ad esempio le compagnie aeree);
- il blocco delle operazioni di import-export della Transnistria, transito di merci della Transnistria, nell’ambito dei soggetti comuni “europei” nell’integrazione europea, con la domanda del pieno regime delle regole economiche tra Moldova e Transnistria;
- divieto di attraversamento delle frontiere dei veicoli con targa della Transnistria;
- rifiuto di rilasciare permessi per il trasporto di passeggeri della Transnistria;
- legge moldava sui punti di controllo ucraini con pieno accesso a tutti i dati e d’azione legislativa amministrativa, ecc.

La Russia è pronta se necessario

La NATO avverte che l’enclave russofona della Moldova potrebbe essere il prossimo obiettivo di Mosca dopo la Crimea. Ilcomandante supremo della NATO in Europa, Philip Breedlove, ha detto il 23 marzo 2014 che la Russia ha una grande forza sul confine orientale dell’Ucraina ed è preoccupato che possa minacciare la regione separatista della Moldova di Transnistria. La Russia ha avviato una nuova esercitazione militare con 8500 artiglieri presso il confine con l’Ucraina, 10 giorni fa. Breedlove ha detto che la tattica russa dovrebbe portare l’alleanza militare occidentale a ripensare posizionamento e prontezza delle sue forze in Europa orientale, in modo che siano pronte a neutralizzare le azioni di Mosca.

Se le forze russe arrivassero, essendo la Transnistria senza sbocco sul mare, dovrebbero attraversare sopratutto la parte occidentale dell’Ucraina. Tuttavia, le forze russe basate nella parte orientale del Mar Nero e in Crimea, concettualmente potrebbero organizzare un ponte aereo. Dalla breve guerra separatista esplosa in Moldavia nel 1991, la Transnistria ospita un presidio di “peacekeeping” di circa 1000 truppe russe. Una possibilità è che la Russia comprenda Odessa nella “cintura di sicurezza” che presumibilmente si estenderà dalla Crimea alla Transnistria. In Moldova l’appetito per l’integrazione europea tra i 3,5 milioni di abitanti s’è indebolito anche prima della crisi in Ucraina, e le elezioni parlamentari di fine anno potrebbero riportare al potere il partito comunista filo-russo, costretto a cederlo nel 2009. La Moldova rientra nella politica di vicinato dell’UE, priva dell’esplicita promessa di adesione, simile a quelle fatte ai Paesi dei Balcani occidentali.

Anche la Gagauzia ha avuto un referendum

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Transnistria (arancione) e Gagauzia (rosso) sono regioni filo-russe in Moldova (foto per gentile concessione di Stratfor).

A seguito della dichiarazione d’indipendenza del 1991, Comrat (capitale della Gagauzia) ha accettato di far parte della Moldavia, dopo che Chisinau aveva accettato di concedere alla regione lo status giuridico di “zona autonoma speciale”. Il controllo di Chisinau è contestato dal febbraio 2014, quando la Gagauzia ha avuto un referendum per l’adesione all’Unione doganale euroasiatica della Russia. Il referendum seguiva la decisione di Chisinau di entrare nell’accordo di libero scambio con l’Unione europea, nel novembre 2013, lo stesso accordo che l’ex-presidente ucraino Victor Janukovich ha snobbato optando per l’unione doganale con Mosca. La Gagauzia ha una popolazione di circa 155000 persone, per lo più di etnica gagauza, cristiani ortodossi di lingua turca. Molti abitanti temono che l’UE e la sua integrazione mascherino l’intenzione di Chisinau d’unire la Moldavia alla vicina Romania.

La stragrande maggioranza dei votanti al referendum, con un’affluenza di oltre il 70% nella regione moldava autonoma della Gagauzia, votò per l’integrazione con l’Unione doganale della Russia: il 98,4 per cento dei votanti scelse relazioni più strette con essa. Su una domanda separata, il 97,2 per cento era contro una maggiore integrazione europea. Inoltre, il 98,9 per cento degli elettori ha sostenuto il diritto della Gagauzia di dichiarare l’indipendenza se la Moldova perdesse o cedesse la propria indipendenza. Il governo moldavo sostiene che il referendum in Gagauzia è incostituzionale e non ha legittimazione giuridica.

Anche se la situazione della sicurezza in Gagauzia rimane calma, il 26 marzo il comitato esecutivo di Comrat ha annunciato la decisione di istituire stazioni di polizia indipendenti a Comrat e nelle città settentrionale e meridionale di Briceni e Cahul. Mosca supporta la Gagauzia sul referendum. Il governatore della regione, Mihail Formuzal, ha visitato Mosca nel marzo 2014 e ha avuto l’impressione che la Russia sia pronta ad espandere la partnership con la Gagauzia e a “fornire il supporto necessario”. Nonostante l’embargo contro il vino prodotto in Moldova, la Russia l’importa dalla Gagauzia, probabilmente per incoraggiare la buona volontà del suo benefattore.

Linea di fondo

E’ facile dire che l’integrazione della Transnistria, come di Gagauzia, Abkhazia, Ossezia del Sud e Crimea alla Russia (e del Nagorno-Karabakh all’Armenia) sia contro il diritto internazionale (qualunque esso sia) o certi accordi internazionali. Anche se la Russia avvicinasse l’Ucraina orientale sarebbe per l’occidente un’invasione-occupazione-annessione. Tuttavia a mio parere queste azioni sono più che legittime e giustificate di espansionismo, guerre segrete e interventi mondiali degli USA.

Gli altri possibili scenari dell’unificazione con la Russia per la Transnistria sono ad esempio:
- Status quo mantenuto o persistenza del “conflitto congelato“;
- Re-integrazione nella Repubblica di Moldavia a condizione di creare una confederazione tra Moldova, Transnistria e Gaugazia, potrebbe essere un’opzione pragmatica anche per l’Ucraina;
- La Transnistria ottiene indipendenza e sovranità riconosciute internazionalmente;
- La partecipazione dell’Ucraina, quale opzione dopo il colpo di Stato a Kiev, sembra l’opzione più improbabile per me.

A mio parere, anche senza riconoscimento internazionale, la Transnistria soddisfa i requisiti di statualità sovrana del diritto internazionale, in quanto ha un territorio definito, una popolazione e un’autorità eletta, e la capacità di avere relazioni internazionali. Attualmente si chiede il riconoscimento internazionale della sua indipendenza e statualità fattive. Finché lo status della Transnistria è irrisolto, sarà un serio ostacolo politico per l’adesione della Moldavia all’UE, che non vuole tra le mani un altro “stato diviso” come Cipro.

Traduzione di Alessandro Lattanzio (SitoAurora)

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