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Trump: il business contro la guerra

Thierry Meyssan ci invita a osservare Donald Trump senza starlo a giudicare con gli stessi criteri dei suoi predecessori, ma cercando di capire la sua propria logica. Osserva che il presidente degli Stati Uniti sta cercando di ristabilire la pace e di rilanciare il commercio mondiale, ma su nuove basi, completamente diverse dall’attuale globalizzazione.

| Damasco (Siria)
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Per capire l’amministrazione Trump, si legga anche
- «Trump: l’11 settembre basta e avanza», 26 gennaio 2017.
- «L’avversione contro Donald Trump non è che propaganda di guerra», 8 febbraio 2017.

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Donald Trump inaugura lo «Strategy and Policy Forum» alla Casa Bianca (3 febbraio 2017).

Nel cercare di rovesciare il potere che lo ha preceduto, che sta ancora cercando di preservarsi malgrado lui, il presidente Trump non può comporre la sua amministrazione basandosi sulla classe politica o sugli alti funzionari. Ha quindi sollecitato collaboratori nuovi, imprenditori come lui, nonostante il rischio che questa confusione di generi può comportare.

Secondo l’ideologia puritana, in voga dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, confondere la politica di uno Stato con i propri affari privati è un crimine, ragion per cui è stata instaurata una separazione rigorosa tra questi due mondi. Al contrario, nel corso degli ultimi secoli, la politica non era considerata dal punto di vista morale, ma da quello dell’efficienza. Era allora ritenuto normale associare degli imprenditori alla politica. Il loro arricchimento personale non veniva considerato come «corruzione», a meno che non si ingrassassero a danno della Nazione, non certo quando la facevano sviluppare.

Per quanto riguarda i suoi rapporti con le grandi potenze, il presidente Trump si avvicina alla Russia sul piano politico e alla Cina sul piano commerciale. Si affida a Rex Tillerson (ex-capo della Exxon-Mobil), un amico personale di Vladimir Putin, come segretario di Stato; nonché a Stephen Schwarzman (il padrone della società di capitali e investimenti Blackstone), un amico personale del presidente Xi Jinping, in veste di Presidente di una nuova organizzazione consultiva con il compito di proporre la nuova politica commerciale: il Forum strategico e politico (Strategy and Policy Forum), inaugurato dal Presidente Trump il 3 febbraio alla Casa bianca [1]. L’incontro ha riunito 19 imprenditori di alto livello. Contrariamente alle pratiche precedenti, i suoi consiglieri non sono stati scelti in base al criterio che avessero o meno sostenuto il presidente durante la sua campagna elettorale, né in funzione delle imprese che dirigono, della loro taglia e della loro influenza, ma piuttosto in termini di loro capacità personali nel dirigerle.

Rex Tillerson

In qualità di Amministratore Delegato di ExxonMobil, Rex Tillerson ha concepito una nuova forma di collaborazione con i suoi omologhi russi. Gazprom dapprima, Rosneft poi, hanno autorizzato gli statunitensi a venire a lavorare con loro, a condizione che questi ultimi li autorizzassero a cooperare con loro altrove. Così i russi hanno investito per un terzo dei fondi nei progetti della ExxonMobil nel Golfo del Messico, mentre la multinazionale ha partecipato alla scoperta di un gigantesco campo di idrocarburi nel mare di Kara [2].

È questo successo condiviso che è valso a Rex Tillerson l’essere insignito con la Medaglia dell’Amicizia dalle stesse mani del presidente Vladimir Putin.

La stampa ha sottolineato i legami personali che egli ha sviluppato con il Presidente russo e con Igor Sechin, il braccio destro di Putin. Come capo della ExxonMobil, ha affrontato la famiglia Rockefeller, i fondatori della società. Alla fine, è riuscito a imporre il suo punto di vista, e i Rockefeller hanno cominciato a vendere le loro azioni al fine di lasciare la società [3].

Secondo i Rockefeller, petrolio e gas sono risorse esauribili che saranno presto consumate (una teoria volgarizzata negli anni ‘70 dal Club di Roma). Il loro uso espelle particelle di carbonio nell’atmosfera e di conseguenza provoca il riscaldamento globale (una teoria volgarizzata negli anni 2000 dal GIEC («Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici» e da Al Gore) [4]. È dunque il momento di passare alle fonti di energia rinnovabili. Al contrario, secondo Rex Tillerson, nulla permette davvero di convalidare l’idea che il petrolio sia una sorta di compost fatto di detriti di materiale biologico. Si scoprono continuamente nuovi giacimenti in aree prive di roccia madre, e a profondità sempre crescenti. Nulla dimostra che gli idrocarburi si esauriranno nei secoli a venire. E nulla dimostra che le particelle di carbonio espulse nell’aria dalle attività umane sia davvero la causa delle evoluzioni climatiche. Per questo dibattito, ognuno dei due campi ha finanziato una campagna di lobbying intensa nel tentativo di convincere i decisori politici, in assenza di un argomento determinante [5].

Questi due campi naturalmente difendono posizioni diametralmente opposte in termini di politica estera. Questo il motivo per cui la lotta tra i Rockefeller e Tillerson ha certamente avuto un impatto sulla politica internazionale. Così, nel 2005, i Rockefeller hanno consigliato al Qatar - la cui ricchezza è derivata da ExxonMobil - di sostenere i Fratelli Musulmani, e poi, nel 2011, di investire nella guerra contro la Siria. L’Emirato ha sperperato decine di miliardi di dollari per sostenere i gruppi jihadisti. Al contrario, Tillerson ha considerato che, sebbene la guerra clandestina possa andare bene per la politica imperiale, non vada bene per gli affari. Dopo la sconfitta dei Rockefeller, il Qatar si è progressivamente ritirato dalla guerra, e ora dedica la sua spesa alla preparazione dei Mondiali di Calcio.

In ogni caso, al momento, l’amministrazione Trump non ha preso alcuna decisione di fronte alla Russia, tranne l’abrogazione delle sanzioni applicate in reazione alla presunta interferenza russa nella campagna elettorale presidenziale, che sarebbe stata osservata dalla CIA.

Stephen Schwarzman

Il presidente Trump ha inizialmente sconcertato la Repubblica Popolare Cinese, nell’accettare una telefonata della presidente di Taiwan, nonostante il principio «una sola Cina, due sistemi». Poi si è scusato con Xi e calorosamente gli ha augurato un «Buon Anno del Gallo di fuoco».

Allo stesso tempo, gli ha fatto un sontuoso regalo annullando il Trattato Trans-Pacifico. Questo accordo, che non era stato ancora firmato, era stato concepito, proprio come tutte le decisioni globaliste nel corso degli ultimi quindici anni, al fine di escludere la Cina dal processo decisionale.

Il presidente Trump ha aperto un canale per la trattativa con le principali autorità commerciali e finanziarie della Cina, attraverso i membri del suo Forum strategico e politico. Il 9,3% della compagnia di Stephen Schwarzman, Blackstone, è posseduto dal 2007 dal fondo sovrano della Repubblica Popolare, China Investment Corp. [6], il cui direttore dell’epoca, Lou Jiwei, è oggi il ministro cinese delle Finanze.

Schwarzman è un membro del Consiglio consultivo della Facoltà di Economia e Management presso l’Università di Tsinghua [7]. Questo Consiglio, posto sotto la presidenza dell’ex primo ministro Zhu Rongji, riunisce le più importanti personalità cinesi e occidentali. Tra queste ci sono Mary Barra della General Motors, Jamie Dimon di JPMorgan Chase, Doug McMillon di Wal-Mart Stores, Elon Musk della Tesla Motors e Indra K. Nooyi della PepsiCo, e siedono parimenti al tavolo del nuovo Forum strategico e politico della Casa Bianca.

In un precedente articolo, ho fatto notare che dopo il suo incontro con Jack Ma di Alibaba (anche lui membro del consiglio consultivo dell’Università di Tsinghua), Donald Trump ha preso in considerazione la possibilità di aderire alla Banca Asiatica d’investimento per le infrastrutture. Se ciò dovesse accadere, gli Stati Uniti cesserebbero di ostacolare la Cina, e s’impegnerebbero in una vera cooperazione per sviluppare le «Vie della Seta», rendendo così inutili i conflitti in Ucraina e in Siria [8].

La cooperazione tramite il commercio

Dal momento della dissoluzione dell’URSS, la politica degli Stati Uniti era fissata dalla «Dottrina Wolfowitz». Per assicurarsi che il loro paese sarebbe rimasto quello «preminente», le amministrazioni successive non hanno mai esitato a lanciare deliberatamente tutti i tipi di guerre che pure li hanno impoveriti [9].

Naturalmente, questo impoverimento non ha riguardato tutti. Abbiamo quindi assistito a una lotta intra-capitalista tra le società che traggono profitto dalla guerra (attualmente BAE, Caterpillar, KKR, LafargeHolcim, Lockeed Martin, Raytheon, ecc.), e quelle che traggono profitto dalla pace.

L’amministrazione Trump intende riavviare lo sviluppo del paese, rompendo con l’ideale di essere «preminente», per diventare invece, il «migliore». Ciò dovrà avvenire rapidamente. Ci vorranno anni per aprire le Vie della Seta, anche se la loro costruzione è già in corso. Di conseguenza, gli Stati Uniti non hanno il tempo di rinegoziare gli attuali principali trattati commerciali multilaterali. Essi dovranno concludere accordi bilaterali senza indugio, in modo che i contratti possano essere attuati immediatamente.

Sapendo quanto sia difficile riconvertire un’economia di guerra in un’economia di pace, Donald Trump ha associato al suo Forum strategico e politico un imprenditore di una delle società che potrebbero svilupparsi anche in tempo di pace così come in tempo di guerra: Jim McNerney (Boeing).

Traduzione
Matzu Yagi

Fonte
Megachip-Globalist (Italia)

[1] “Remarks by President Trump in Strategy and Policy Forum”, The White House, February 3rd, 2017.

[2] « "Роснефть" получит доступ к ресурсам в Мексиканском заливе », Ульяна Гортинская , Однако (Российская Федерация), Сеть Вольтер, 10 января 2017.

[3] “The Rockefeller Family Fund vs. Exxon”, David Kaiser and Lee Wasserman, The New York Review of Books, December 8th, 2016.

[4] “L’ecologia finanziaria (1997-2010)”, di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 6 giugno 2010.

[5] “Exxon Mobil Accuses the Rockefellers of a Climate Conspiracy”, John Schwartz, The New York Times, November 21st, 2016. “Rockefeller Foundations Enlist Journalism in ‘Moral’ Crusade Against ExxonMobil”, Ken Silverstein, The Observer, January 6th, 2017.

[6] Annual Report 2008, p. 40 & 56, The Blackstone Group.

[7] “The Advisory Board of Tsinghua University School of Economics and Management (2016-2017)”, Tsinghua University.

[8] “The Geopolitics of American Global Decline”, by Alfred McCoy, Tom Dispatch (USA) , Voltaire Network, 22 June 2015.

[9] La dottrina Wolfowitz è stata elaborata nella Defense Policy Guidance for the Fiscal Years 1994-1999. Questo documento non è mai stato declassificato, ma il suo contenuto è stato rivelato nell’articolo « U.S. Strategy Plan Calls For Insuring No Rivals Develop », Patrick E. Tyler, New York Times, 8 marzo 1992. Il quotidiano pubblica inoltre degli ampi estratti del rapporto alla pagina 14: « Excerpts from Pentagon’s Plan : "Prevent the Re-Emergence of a New Rival" ». Informazioni supplementari sono apportate nell’articolo « Keeping the U.S. First; Pentagon Would Preclude a Rival Superpower », Barton Gellman, The Washington Post, 11 marzo 1992

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