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Il referendum sbilanciato per l’indipendenza del Kurdistan iracheno

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Il presidente della regione del Kurdistan iracheno, Masoud Barzani, ha dichiarato che, in assenza di controproposte della Comunità internazionale, il referendum per l’indipendenza, previsto lunedì 25 settembre 2017, avrà regolarmente luogo.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non è riuscito a mettersi d’accordo né su una risoluzione (che avrebbe valore sul piano del diritto internazionale), né su una dichiarazione del presidente (espressione di un punto di vista condiviso dai membri del Consiglio), ma solamente su un comunicato stampa che condanna la possibile secessione. Evidentemente, alcuni membri del Consiglio assumono posizioni pubbliche che mascherano male le proprie intenzioni sul campo.

Lo scrutinio si terrà non soltanto nella regione autonoma del Kurdistan, ma anche nei territori annessi dai Barzani, in combutta con Daesh. Il referendum è frutto di una decisione unilaterale di Erbil, condannata dall’Assemblea Nazionale, dal governo federale e dalla Corte suprema di Bagdad. Ha luogo in un momento in cui oltre tre milioni di non-kurdi sono fuggiti dalla regione, a causa della pulizia etnica avviata dai Barzani, e si sono rifugiati in Turchia e in Siria. Nella zona sono rimasti circa otto milioni di kurdi.

Ma un Kurdistan indipendente si troverà in una situazione economica difficile, considerato l’impegno finanziario per le spese militari e il prezzo del petrolio in ribasso, ora quotato circa 70 dollari il barile.

La francese Total sfrutta al massimo il campo di Shaikan. La russa Rosneft ha da poco firmato un contratto con il presidente Barzani per costruire un nuovo gasdotto del valore di un miliardo di dollari. La britannica Gulf Keystone Petroleum si appresta parimenti a sviluppare i propri investimenti nella regione.

Tuttavia, la Turchia, proprietaria della società che gestisce il gasdotto kurdo-turco, la BOTAŞ Petroleum Pipeline Corporation, potrebbe tagliare bruscamente la linea di trasporto verso lo snodo di Ceyhan. L’esercito turco sta ammassando truppe alla frontiera con il Kurdistan iracheno, ufficialmente nell’ambito di un programma di esercitazioni. La stampa della regione ritiene che il presidente Recep Tayyip Erdoğan sia preparato a un intervento militare.

Un accordo potrebbe ancora essere trovato. In tal caso, al referendum non seguirebbe una dichiarazione d’indipendenza.

Traduzione
Rachele Marmetti
Il Cronista

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Voltaire, edizione internazionale

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