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Usamah Hamdan, rappresentante di Hamas nel Libano

Eredi della strategia britannica del « dividere per regnare », gli Israeliani speravano da tempo di provocare una guerra civile palestinese alla morte di Yasser Arafat. Questo piano, se portato a termine da Ehud Olmert, deve giungere alla divisione dei territori palestinesi in almeno due distinte entità politiche. In quest’ottica, Ariel Sharon ha fatto costruire un Muro, in particolare per tagliare le comunicazioni tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. Inoltre, la disposizione delle diverse colonie mantenute potrebbe permettere il frazionamento in tre parti della Cisgiordania ; una tecnica di frammentazione che non può non ricordare quella adottata dal regime di apartheid sud-africano quando, con consiglieri israeliani, organizzò dei bantustan.

Per creare una divisione politica e giungere al loro fine, gli Israeliani hanno corrotto dei responsabili di el Fatah laico e favorito l’emergere di Hamas, religioso. Ancor prima della morte per avvelenamento di cui fu vittima il presidente Arafat, parecchi dei suoi principali collaboratori e alleati non celavano più il loro tradimento politico. Una volta sepolto il vecchio leader, uomini diversi come Mahmoud Abbas o Mohammed Dahlan non esitarono a manifestare un lusso ostentato o a vantarsi dei loro redditizi investimenti all’estero. Gli elettori palestinesi non si sono fatti ingannare, al punto che li hanno pesantemente castigati – e con loro gli elementi integri dell’OLP – e portato Hamas al potere. Conscio di essere stato scelto per la sua determinazione a lottare contro l’occupante e per la sua integrità, Hamas non ha cercato d’imporre la sua visione religiosa della società, ma di ricostituire la resistenza nazionale. Di conseguenza, sono ormai i suoi dirigenti e non più quelli di el Fatah ad essere presi principalmente di mira dagli assassini di Zahal.

In tale contesto, la stampa atlantista difende il punto di vista dei dirigenti corrotti di el Fatah e stigmatizza quello di Hamas, che essa falsamente presenta come fanatismo. Per controbilanciare questa visione unilaterale, noi oggi pubblichiamo un’intervista con Usamah Hamdan, rappresentante di Hamas nel Libano.

Per comprenderla adeguatamente, è necessario ricordare che l’imbroglio giuridico attorno al non-Stato palestinese alimenta il conflitto inter-palestinese. Nel 1974, l’OLP adottò la risoluzione 242 dell’ONU (che, da parte sua, implicava il riconoscimento dello Stato di Israele). L’OLP – di cui el Fatah è una componente – ottenne allora lo status di osservatore all’ONU, dove rappresenta sempre l’intero popolo palestinese, espatriati compresi. Hamas non è stato creato che nel 1987 e non si è unito all’OLP. Non ha adottato la risoluzione 242 e non si considera rappresentato all’ONU. Nel 1993, l’OLP firmò con Israele gli Accordi di Oslo. Questi prevedevano che l’OLP creasse un’Autorità provvisoria per amministrare i territori durante cinque anni… Tuttavia, non essendo stati rispettati gli Accordi da parte israeliana, lo Stato palestinese non vide la luce e la situazione impose la proroga dell’Autorità provvisoria. Nel 2006, l’Autorità ha organizzato delle elezioni che le diverse componenti dell’OLP hanno perduto a vantaggio di Hamas. L’OLP ha rifiutato di integrare in sé Hamas. Da qui, una legittimità storica ed una legittimità popolare si oppongono per il controllo delle diverse istituzioni.

Ora, in assenza di uno Stato palestinese, di una Costituzione, di una Corte costituzionale, non è possibile un diritto, non è concepibile una regolazione giuridica del conflitto, ma solo una prova di forza con l’ingerenza di potenze straniere.

La nostra scelta editoriale non deve essere interpretata come un’adesione del Réseau Voltaire al programma politico di Hamas, ma come una volontà di ascoltare e di comprendere. Essa manifesta anche il nostro riconoscimento della legittimità di cui questa formazione è stata investita dal suffragio universale. Noi, del resto, ci meravigliamo che questo principio democratico possa porre un problema.

Silvia Cattori : Malgrado il fatto che il vostro movimento abbia vinto le elezioni in Palestina, voi rimanete isolati sul piano internazionale. Il presidente Mahmoud Abbas rifiuta di collaborare con Hamas. Ieri, Abbas Zaki, il nuovo rapppresentante dell’OLP, ha riaperto qui a Beyruth l’ufficio chiuso dal 1982. Perché il vostro partito, tra l’altro, non ha assistito alla sua inaugurazione ?

Usamah Hamdan : Noi pensiamo che l’apertura dell’ufficio di rappresentanza dell’OLP, più che unirli, divida i Palestinesi. Qui nel Libano, tutti i gruppi palestinesi aspirano a formare una delegazione unificata. Ora, Zaki, il dirigente di Fatah appena nominato da Mahmoud Abbas, non rappresenta che la parte che ha perduto le elezioni. Noi avevamo proposto la formazione di un comitato di coordinamento in rappresentanza di tutte le forze politiche palestinesi unificate per avviare il dialogo con il governo libanese. Ecco perché rifiutiamo di partecipare ad iniziative che possono dividere il popolo palestinese e non facilitano la regolazione delle pratiche, in sospeso da oltre dieci anni, per migliorare le condizioni dei profughi palestinesi.

Mi permetta di dirle che dopo le elezioni tenutesi nei territori palestinesi, quelli di el Fatah non hanno accettato il risultato. In ogni caso, essi non hanno potuto impedire questa realtà, non hanno potuto negare il processo democratico quale si è presentato, in modo franco e chiaro. Ecco perché essi hanno cominciato a minare questo processo, a minare il governo eletto e a cercare di costruire un governo parallelo con l’aiuto degli Stati Uniti e di Israele. Ecco come si sono svolte esattamente le cose : essi hanno preso la direzione delle forze di sicurezza e delle rappresentanze diplomatiche al di fuori dei territori palestinesi ; ora stanno prendendo il controllo del passaggio tra Gaza e l’Egitto come del denaro destinato al popolo. Continuano a dire ai donatori che non devono dare niente al Ministro delle finanze di Hamas, ma solo a loro.

Noi pensiamo che l’apertura, il 15 maggio, degli uffici dell’OLP a Beyruth, faccia parte di quello stesso atteggiamento di divisione. Essi hanno precipitato le cose in modo da aprire quest’ufficio prima della firma del protocollo tra loro stessi e il governo libanese ; protocollo pensato per identificare le responsabilità dell’autorità in carica della rappresentanza dell’OLP qui a Beyruth. Ha fatto il possibile per aprire quest’ufficio e per dire, in occasione di questa inaugurazione, che essi continuano ad essere i rappresentanti del popolo palestinese. Dunque per negare la realtà delle elezioni.

Bisogna sapere che i diversi gruppi palestinesi hanno concluso un accordo al Cairo, nel marzo 2005. Tra i diversi punti dell’accordo ce n’è uno importante : la riforma dell’OLP. Quest’accordo ribadisce che nella sua attuale situazione l’OLP non rappresenta il popolo palestinese nella sua interezza, di conseguenza l’OLP non può più adempiere al suo ruolo. Noi dobbiamo rivedere tutta questa problematica.

Tutti i Palestinesi sanno che all’interno dell’OLP c’ corruzione, che non c’è più un quadro stabile né alcun processo democratico. Finora, la sola parte ad opporsi alla realizzazione della riforma è el Fatah. Noi non accetteremo di tirare dritto senza riformare l’OLP. Ecco perché pensiamo che l’ufficio appena aperto a Beyruth non rappresenti il popolo palestinese, ma metta in luce lo stato di corruzione in cui è piombata da tempo l’OLP e nient’altro. Ecco perché non ci teniamo ad esservi coinvolti. .

Silvia Cattori : Volete dire che quando i rappresentanti dell’OLP affermano di essere i legittimi rappresentanti del popolo palestinese, essi usurpano tale rappresentanza ?

Usamah Hamdan : Affatto. Quei rappresentanti dell’OLP dovrebbero starci attenti. Io penso che essi non siamo preoccupati di rispondere alle attese ed alle aspirazioni del popolo palestinese. Se lo avessero fatto prima, avrebbero vinto le elezioni. In Palestina, le persone vi parlano della loro corruzione, vi parlano della corruzione degli ambasciatori all’estero, della corruzione dei servizi di sicurezza e del fallimento dell’Autorità palestinese che li ha messi nella loro posizione. Autorità che ieri ha funzionato male. E che oggi nessuno si aspetta faccia meglio.

Silvia Cattori : Pensando a come soffrono i Palestinesi qui a Sabra e Chatila, e laggiù in Cisgiordania e a Gaza, questi comportamenti non possono che rendere più deprimente il loro vivere !

Usamah Hamdan : Sì, questo è vero. Per questo motivo noi abbiamo proposto la formazione di un comitato che riunisca tutte le forze politiche, el Fatah, Hamas, FPLP, Fronte democratico, etc. Qui nel Libano abbiamo 16 organizzazioni palestinesi. El Fatah non vuole accettarne otto. Abbiamo proposto la formazione di un alto comitato palestinese che riunisca tutte queste forze. Tale comitato rappresenterebbe tutti i Palestinesi, non solo el Fatah o Hamas. Rappresenterebbe tutti i Palestinesi ; il che permetterebbe di avviare nuove relazioni stabili e serene tra Palestinesi e Libanesi. Finora, la parte che ha impedito questa realizzazione è soprattutto el Fatah.

Silvia Cattori : Questo significa che, fino ad oggi, quelle rappresentanze dell’OLP all’estero si comportano nei vostri confronti come se le elezioni che vi hanno portato al potere non fossero esistite ?

Usamah Hamdan : Essi continuano ad ignorare la realtà uscita dallo scrutinio. È un problema loro. Essi non hanno il sostegno dei Palestinesi all’interno e all’estero; hanno il sostegno di Israele e degli Stati Uniti.

Silvia Cattori : Ma questa divisione penalizza il popolo palestinese !

Usamah Hamdan : Questo è il problema. Io credo che loro non stiano agendo in favore del popolo palestinese, che soffre ed è in urgente attesa di un finanziamento esterno, ma siano unicamente desiderosi di difendere i propri interessi. È chiaro che il popolo palestinese, che già soffre atrocemente l’occupazione, soffre ancora di più a causa di questi atteggiamenti. Credo che ciò dimostri chiaramente che quei personaggi che rifiutano il dialogo con Hamas non stiano lavorando per il benessere del popolo palestinese.

Il nostro impegno è aiutare il nostro popolo, trovare fondi per finanziare i suoi bisogni. A questo noi lavoriamo e, anche se dobbiamo affrontare certi ostacoli, facciamo del nostro meglio per giungere ad una soluzione. Pensiamo che il nostro popolo scoprirà presto chi sono quelli che cercano di aiutarlo, che cercano di trovare delle soluzioni, che difendono i suoi interessi. Se all’esterno le persone possono essere indotte in errore da ogni sorta di false informazioni, i Palestinesi dell’interno sanno perfettamente ciò che accade.

Silvia Cattori : I vostri avversi, nel partito di el Fatah, riusciranno a farvi cadere ?

Usamah Hamdan : Credo fermamente che essi non avranno successo nella loro azione distruttiva e che, agendo in tal modo, perderanno la fiducia del popolo palestinese che vede la possibilità di governare di questo governo. Non penso che tutti i simpatizzanti di el Fatah approvino una tale politica ostile.

Silvia Cattori : La vostra priorità è dunque unificare tutte le tendenze in un solo fronte, per raccogliere meglio le sfide legate all’occupazione. In questo momento, a Gaza, Mahmoud Abbas attribuisce ad Hamas la responsabilità dei disordini. Pensate di poter rigettare queste accuse ?

Usamah Hamdan : La destabilizzazione in corso se svolge secondo i piani concepiti dagli Stati Uniti. Israele interferisce in tutto ciò. È un modo di creare una sorta di conflitto tra Palestinesi. Questa destabilizzazione è stata preparata da lungo tempo. È quello che Israele e gli Stati Uniti hanno programmato con l’appoggio di quei Palestinesi che collaborano con loro e che sono tanto più aggressivi in quanto non hanno accettato che il potere sia loro sfuggito di mano. Qui lei vede chiaramente, in quello che accade a Gaza, che essi vogliono fomentare una guerra civile affinché ci si batta tra di noi come, ad esempio, accade in Iraq.

Israele e gli Stati Uniti vogliono spingere i Palestinesi ad uccidersi tra loro. Hanno versato a Mahmoud Abbas 55 milioni di dollari per la guardia presidenziale. A che cosa può servire tale guardia ? I Palestinesi non hanno bisogno di una guardia presidenziale. Hanno bisogno di una forza che li protegga dalle aggressioni di Israele. Gli Stati Uniti dovrebbero chiedere ad Israele di smetterla di attaccare il popolo palestinese. Gli Stati Uniti danno dei soldi a Mahmoud Abbas per rafforzare il servizio di sicurezza sotto la sua autorità e si servono di certi membri di el Fatah, noti per la loro corruzione e sete di potere, per aiutare le forze israeliane ad indebolire ed attaccare la direzione di Hamas.

E’ nostro dovere impegnare tutte le nostre energie per evitare che si producano divisioni tra i Palestinesi. Ancor di più abbiamo il dovere, nei confronti del popolo palestinese, di fare del nostro meglio per unificare tutte le forze politiche, senza che questo implichi che siamo d’accordo su tutto. Ma, come minimo, giungere ad avere un’intesa sulla necessità di salvaguardare l’unità nazionale. Nell’immediato, questo è il nostro obiettivo. Credo che le persone che lavorano contro quest’unità non arriveranno a distogliercene. Questo ci prenderà più tempo, ma vi arriveremo.

Silvia Cattori : Questa destabilizzazione non è tanto più drammatica in quanto anche l’Unione Europea vi rifiuta il dialogo ? Perché non avvisare gli Stati Uniti e l’Europa che il denaro dato a Mahmoud Abbas non sarà necessariamente ben speso ?

Usamah Hamdan : Io penso che non possiamo convincere gli Stati Uniti. Sull’argomento corruzione, loro ne sanno più di noi. In passato, loro stessi hanno denunciato tale corruzione. Ma, quando fa loro comodo, vi partecipano anch’essi. Qui, dunque, non si tratta di convincere gli Stati uniti. Credo che la parte da convincere sia costituita dai cittadini dell’Europa. Perché sono loro che da tanto tempo e con le loro tasse hanno maggiormente contribuito ad aiutare finanziariamente la precedente autorità. Penso che siano stati shoccati nello scoprire che quel denaro abbia alimentato la corruzione, non sia stato distribuito correttamente. Noi pensiamo che essi debbano fare pressione sui loro Stati, affinché non seguano la politica dettata dagli Stati Uniti. L’Europa deve sostenere il popolo palestinese ; questo le darà un ruolo importante nella regione. Non deve seguire gli Stati Uniti perché allora si troverà di fronte lo stesso odio che ora affronta questo paese.

Silvia Cattori : Pensate che le cancellerie siano al corrente della gravità delle violazioni commesse da Israele ?

Usamah Hamdan : Sono persuaso che tutti i diplomatici, tutte le ambasciate, sappiano perfettamente quello che l’esercito israeliano commette in fatto di violazioni contro il popolo palestinese. I governi sono dunque informati ; ma le loro autorità si guardano bene dal prendere posizione e dall’informare i loro cittadini sulla gravità della situazione imposta dall’occupazione ai Palestinesi. In paesi democratici, come in Europa, se le presone sapessero veramente ciò che accade, si sentirebbero ancor più preoccupate per le sofferenze dei Palestinesi. Esse si mobiliterebbero in modo più sostenuto per difendere i diritti dei Palestinesi e per far cessare ogni collaborazione con Israele. È il punto da cui noi dobbiamo partire. I democratici nel mondo devono informare con chiarezza su quanto accade veramente sul campo. Ecco perché noi li invitiamo ad andare a vedere in Palestina quello che i Palestinesi subiscono in fatto di omicidi, umiliazioni e distruzioni.

Silvia Cattori : All’estero, i rappresentanti di el Fatah e dell’OLP ripetono che bisogna riprendere i negoziati con Israele. Che cosa rispondete loro ?

Usamah Hamdan : Parliamo di questi negoziati ! Essi sono iniziati nel 1990. Ci sono stati quelli che hanno chiamato gli accordi di Oslo. Accordi firmati in pompa magna alla Casa Bianca che si pensava avrebbero condotto alla creazione di uno Stato palestinese nel 1997. Sono trascorsi dieci anni. Non è accaduto nulla. Yasser Arafat, firmatario di quegli accordi, è stato umiliato, disprezzato, mantenuto per tre anni in stato d’assedio dall’esercito israeliano. Questo dimostra che non ci sono effettivi negoziati ! Che tutto questo non sia stato altro che una mascherata. Quando,da parte di Israele, vi parlano di negoziati, non è altro che un modo di dare degli ordini ai quali dovete obbedire, n modo di farvi capitolare. E questo non è accettabile. Nemmeno a coloro che hanno siglato quegli accordi gli Israeliani hanno concesso niente. Mi riferisco a Yasser Arafat. Il che significa che ogni volta che ci si impegna in una trattativa, il suo oggetto è la sicurezza di Israele. Ora, noi dobbiamo iniziare col parlare dei diritti dei Palestinesi. Perché, nei fatti, non vi è mai stato riconoscimento di nostri diritti da parte israeliana. Quest’ultima non considera i Palestinesi una nazione, continua a parlare come se si trattasse di una questione interna.

Cominciamo con il parlare del diritto dei Palestinesi, degli impegni internazionali nei loro confronti e, poi, possiamo parlare del processo politico. Yasser Arafat ha fatto del suo meglio ; alla fine non ha ottenuto niente. Mahmoud Abbas, durante l’anno e mezzo in cui ha governato, non ha ottenuto niente. Israele non gli ha parlato, non gli ha concesso niente. Questo deve essere chiaro : non c’è mai stato niente da negoziare. In tutte le trattative con la parte israeliana, è sempre stata questione di far passare i loro progetti che non tenevano mai conto dei nostri diritti. Progetti che hanno sempre ricevuto l’appoggio degli Stati Uniti, anche se non erano conformi alle leggi. Credo che gli Europei oggi si rendano conto degli effetti negativi causati da quello che è stato chiamato « processo di pace ». Un processo al servizio degli interessi degli Israeliani e che ha aumentato le sofferenze dei Palestinesi. Tutte quelle persone che, per anni, ci hanno parlato di negoziati e di « processo di pace », dovrebbero darci delle risposte.

Silvia Cattori : Non si trattava di un processo di pace ?

Usamah Hamdan : Io penso fosse un piano di guerra contro i Palestinesi.

Silvia Cattori : Che vuole allora ottenere Mahmoud Abbas quando insistere per negoziare? Preparare il suo ritorno ?

Usamah Hamdan : Non penso possa tornare così presto. Perché noi non falliremo. Ne sono sicuro. Non falliremo. Loro sanno bene che, dopo le elezioni, abbiamo un’aumentato sostegno tra i Palestinesi. Quelli che ci sostengono sono cresciuti del 4, 5 %, mentre el Fatah ha perduto il 6 %. Sanno benissimo che anche se si danno da fare per crearci ostacoli, il sostegno ad Hamas è in aumento. Sanno che non hanno alcuna possibilità di buttarci giù.

Mahmoud Abbas ha la possibilità di scelta : o rispettare il processo democratico o diventare un dittatore protetto dagli Stati Uniti, come ne conosciamo nella regione. Ora, i Palestinesi, che vivono già sotto l’occupazione degli Israeliani, non accetterebbero mai di essere pure governati da un dittatore, da un capo esecutore dei desiderata degli Israeliani e degli Stati Uniti. Non accetteranno mai di dipendere da un uomo che non è capace di lavorare duro e di sacrificarsi per difendere le loro aspirazioni. Ecco perché dico che a Mahmoud Abbas : ritorna vicino al tuo popolo, chiedigli di aiutarti e ti difenderà in maniera leale.

Silvia Cattori : Non rimane il fatto che Mahmoud Abbas e l’OLP sono considerati dall’Occidente i legali rappresentanti?

Usamah Hamdan : eppure non hanno più legittimità. Come può il mondo ignorare che hanno perso le elezioni, che c’è stato un cambiamento di direzione ? Le persone legate a el Fatah che vogliono rappresentare il popolo palestinese hanno il loro posto. Ma devono rispettare le direttive del nuovo governo. Altrimenti devono essere sostituite. Questo richiederà tempo, ma il cambiamento avverrà conformemente ai voti dei Palestinesi ed alle regole democratiche. Essi non potranno impedire alle loro nuove autorità di spuntarla. A loro la scelta di far parte del processo democratico in corso oppure di perdere il loro posto.

Silvia Cattori : Quale strategia contate di seguire per unificare il vostro popolo separato fisicamente ? I Palestinesi di Gaza, di Cisgiordania, i Palestinesi che vivono in Israele, i Palestinesi esuli che marciscono in campi profughi nei diversi paesi arabi ? Non è qui il cuore del problema ?

Usamah Hamdan : Vi sono tre punti principali per unificare i Palestinesi : la questione politica, la riorganizzazione dell’OLP, le relazioni con il nemico.

Per quanto riguarda la questione politica, dobbiamo considerare la questione palestinese come un tutto unico. Noi non vogliamo separazione politica che si fondi sull’idea che i Palestinesi all’interno dei territori hanno « i loro problemi specifici con Israele » e che li si separi dalla questione dei profughi. Anche se questi ultimi hanno i propri problemi in Siria, nel Libano, in Giordania. Vogliamo parlare dei Palestinesi nel loro complesso come di una nazione, in modo da finirla con l’occupazione ed ottenere la liberazione della loro terra e da poter tornare a vivere su quella terra come vi ha diritto ogni nazione.

Per quanto riguarda la riorganizzazione del movimento nazionale : la creazione dell’OLP ha avuto lo scopo di unificare i Palestinesi, separati dall’occupazione o dall’esilio, in un’unica organizzazione. Oggi, dopo tutti gli errori di percorso, è necessario che essa sia riformata in modo che possa rappresentare tutte le forze politiche. Ciò permetterà all’intero popolo palestinese di sentirsi appartenente a quest’organizzazione, di condividerne le grandi linee, di partecipare alle decisioni. Voglio parlare della necessità di eleggere un nuovo Consiglio nazionale che rappresenti i profughi palestinesi all’interno dei territori occupati e all’estero.

Anche il terzo punto, che tocca le relazioni con il nemico, è importantissimo. Quando si parla della questione palestinese, bisogna farlo su una base chiara : bisogna parlare del diritto dei profughi a ritornare sulla loro terra. Questo ci ricorda, ad esempio, che abbiamo a Gaza 800 000 profughi. Essi sono profughi anche se attualmente vivono a Gaza. In Cisgiordania abbiamo 400 000 profughi. Sono profughi dei territori occupati nel 1948, devono potervi ritornare.

Se noi lavoriamo di concerto su questi tre punti, credo che potremo ottenere una nazione stabile e unificata tra tutti i Palestinesi. Alla fine, se si vuole parlare dell’OLP, dobbiamo tornare al secondo punto citato prima. Dunque, costruire un’organizzazione che accetti di riunire entro di sé tutti i gruppi, capace dunque di unificare il popolo palestinese. E questo è il nostro programma per i prossimi anni.

Silvia Cattori : Come pensate di ottenere il diritto al ritorno dei profughi, mentre anche quelli che nel campo progressista pretendono di sostenervi non l’hanno mai scritto, nero su bianco, nella loro agenda ?

Usamah Hamdan : E’ la loro posizione. Se noi non possiamo ottenere tale diritto al ritorno dei Palestinesi sulla loro terra, diritto internazionalmente acquisito, i Palestinesi non non cederanno. Faranno tutto il possibile per ritornare con la forza.

Silvia Cattori : Ma come tornare ? Vi lascerà mai entrare l’esercito israeliano ?

Usamah Hamdan : Lo sappiamo, lo sappiamo. Ma, se conformemente al diritto internazionale, non si permette loro di tornare, le garantisco che i Palestinesi vi torneranno con la forza. Utilizzeranno il loro diritto, la loro forza, lotteranno per tornare. Lei ha visitato i campi di profughi qui in Libano ?

Silvia Cattori : Sì, e ne sono uscita assolutamente inorridita !

Usamah Hamdan : La terza generazione è nata lì, in quei campi super-popolati e malsani; vive ammassata lì, lontano dalla Palestina. Ma conosce la storia del suo villaggio ; gli anziani le parlano instancabilmente di tutto quello che apparteneva al loro universo, della loro terra, delle loro case, delle loro fattorie, dei lori uliveti. Essi continuano a parlare di ritornarci. Sono pronti a battersi per ritornarci. Come possono gli Israeliani ignorare questo?

Silvia Cattori : Voi parlate di ritorno. Sono 58 anni che aspettate. In tutto questo tempo l’esercito israeliano non ha mai cessato di proseguire nell’epurazione etnica e nel furto della vostra terra e della vostra acqua. Non vi resta più che l’8 % della Palestina. Non dovreste impegnarvi a spiegare al mondo ciò che esso non ha ancora compreso : che il vostro popolo è sempre vittima di una deportazione forzata ?

Usamah Hamdan : E’ chiaro, per noi Palestinesi, che il mondo non conosce la gravità delle vessazioni commesse da Israele. Inoltre, tutto quel dibattito sul processo di pace, al quale si sono prestate le autorità di el Fatah, ha mascherato la realtà dei fatti. Nessuno osava criticare Israele perché ciò, dal loro punto di vista, avrebbe compromesso i negoziati. Per quanto ci riguarda, noi potremo parlare, senza artifizi né cedimenti, di quello che il nostro popolo subisce sotto occupazione in fatto di distruzioni, massacri, umiliazioni ai posti di controllo, disperazione ; e anche delle sofferenze dei Palestinesi profughi all’estero.

Silvia Cattori : Avete parlato di riformare l’OLP. Non ha perso di sostanza dal 1988, momento in cui ha riconosciuto l’esistenza di Israele senza giungere ad ottenere un riconoscimento reciproco ?

Usamah Hamdan : E’ esatto. È dal 1988 che essa ha svenduto gli interessi del popolo palestinese. Ed è per tale ragione che noi diciamo molto chiaramente che non vogliamo essere associati a quel caos. Non vogliamo entrarci, in quanto è un’organizzazione i cui errori tanto hanno già fatto soffrire il popolo palestinese. Per questo vogliamo ricostruire l’OLP. Loro hanno compromesso tale movimento. È importante renderlo di nuovo funzionale. Dobbiamo ricostruirlo, su una base politica. Nel 1998 c’è stata una sorta di abolizione dei suoi fondamenti ; non c’è più definizione per la terra palestinese, non c’è più definizione per il popolo palestinese. Dobbiamo ridefinire tutte queste cruciali questioni e, alla fine, dobbiamo seguire il processo democratico che permetta di ripartire su basi soli8de e di designare delle persone capaci di sottostare alla democrazia.

Silvia Cattori : Pensate veramente che le autorità uscite da Hamas riusciranno là dove le autorità precedenti hanno fallito ?

Usamah Hamdan : Ci sono due forze che si oppongono : quella uscita dalle elezioni e che intende difendere sinceramente gli interessi del popolo palestinese ; e quella che ha perduto la stima del popolo e che cerca di servire gli interessi propri. Noi vogliamo operare per andare nel senso dell’unità del nostro popolo. Certo, questa situazione non è esente da danni ed aumentate sofferenze per il popolo palestinese. Credo che coloro cxhe servono i propri interessi non guadagneranno la fiducia del loro popolo. Il popolo palestinese si batterà perché la sua volontà sia rispettata.

Intervista realizzata per il Réseau Voltaire il 16 maggio 2006.