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Perquisition de la police italienne au domicile de Youssef Nada

Silvia Cattori : Essendo stato indotto a conoscere in dettaglio la sua incredibile storia, il signor Dick Marty ha denunciato l’ingiustizia che lei subisce. Nel rapporto al Consiglio d’Europa [1] del 19 marzo 2007 ha insistito in modo particolare sul suo caso. Nonostante ciò lei rimane iscritto nella lista dei presunti sostenitori del terrorismo e privato della libertà, perché il mio paese persiste ad applicare contro di lei le sanzioni dell’ONU. Lei vive in Italia ed è tenuto in ostaggio dalla Svizzera?! Credo che siamo in tanti ad essere disgustati dal supplizio che la Svizzera continua ad imporle!

Youssef Nada : Lei non può dire che è il «paese, la Svizzera ». Una cosa sono i cittadini, un’altra è la politica. È vero che in Svizzera le persone sono tolleranti, pacifiche e neutrali. Non è solo il Governo ad essere neutrale, le persone stesse lo sono. Il signor Dick Marty ha dimostrato di esserne il miglior esempio. Se lei segue il suo lavoro, legge quel che esprime il suo pensiero, capisce di essere in presenza di un uomo profondamente umano. Nessuno aveva accettato prima di lui di accollarsi quei rischi che egli ha corso accettando di indagare sulle « Extraordinary Renditions » [2]. I politici sapevano quel che succedeva, ma nessuno aveva il coraggio di parlarne. È il solo che abbia avuto questo coraggio. Questo per dirle che, benché io rispetti tutti gli svizzeri, rispetto soprattutto il signor Marty, e non solo per l’atteggiamento avuto verso di me. Il coraggio che egli ha di parlare di persone abbandonate senza giustizia né speranza, di fronte alla più grande potenza, è unico.

Silvia Cattori : Il signor Dick Marty si è condotto in modo esemplare. Purtroppo non i media che lei chiama vivamente in causa nel suo sito [3]. Possiamo dire che i giornalisti siano in prima linea in questa guerra?

Youssef Nada : Alcuni giornalisti ed alcuni media sono onesti. Non si può generalizzare. Nei media, molte persone oneste fanno bene il loro lavoro e cercano di ricostruire i fatti nell’interesse del pubblico. Ogni mese ricevo 15-20 giornalisti. Alcuni di loro sono molto onesti. Altri hanno un’agenda particolare e fanno ogni tipo d’amalgama: in parte si basano sulle informazioni che io posso dare, in parte su loro idee preconcette e miscelano il tutto. Ma ci sono anche giornalisti che senza avermi mai incontrato, hanno presentato il mio caso molto correttamente.

Silvia Cattori : Deve esser stata una prova terribile! Ogni giorno lei si trovava di fronte a nuove accuse, l’una più inverosimile e distruttiva dell’altra, senza poterle rettificare!

Youssef Nada : Negli affari ci si scontra spesso con molti imprevisti. Sono stato in affari per 55 anni; per me era naturale avere un fatto imprevedibile ogni settimana. Sono diventato resistente alle sorprese. Sono alla fine della mia vita. Per me, ciò che avviene ora è come quello che potrebbe succedere domani o dopo domani.

Silvia Cattori : Sul suo sito, fra i giornalisti che hanno dovuto ferirla in modo particolare, lei ha menzionato Guido Olimpio [4], Richard Labévière [5], Sylvain Besson [6]. Cosa rimprovera loro in modo specifico?

Youssef Nada : Ritengo che i giornalisti che lei menziona potevano perseguire obbiettivi occulti, o esser stati motivati dall’odio. Mi hanno aggredito con menzogne. L’ho spiegato nel mio sito.

Silvia Cattori : Lei ha incontrato il signor Sylvain Besson, autore di un libro che la chiama pesantemente in causa? Il libro, del resto, fu pubblicato dopo il maggio 2005, cioè dopo che ogni azione intentata contro di lei era stata chiusa per assenza di prove e che il Procuratore federale svizzero era stato biasimato per i suoi atti dal Tribunale federale.

Youssef Nada : Non ho mai accettato. Lui ci ha provato. Non solo ha tentato, è venuto qui, a suonare alla mia porta. Gli ho detto: « Mi spiace; le ho già detto per telefono che non l’avrei ricevuta ».

Silvia Cattori : Secondo lei perché tanti giornalisti si sono accaniti nel demolirla a tal punto? Per errore? O avevano un obiettivo preciso?

Youssef Nada : Qualcuno di loro aveva un obiettivo specifico; o poteva lavorare per servizi segreti stranieri, non so per quali. Ma non v’è dubbio che hanno commesso degli errori, che sono usciti di strada. Non voglio parlarne ora. In tribunale è in corso un’azione legale contro il signor Guido Olimpio [7]. C’è un altra importante causa per i danni, una causa civile. Il Tribunale ha accettato di trasferire la causa al Tribunale civile di Milano.

Silvia Cattori : Tutte queste campagne contro il musulmani non hanno forse un nemico comune? La guerra di spoliazione che dal 1948 Israele conduce contro i suoi vicini arabi? Le accuse mosse contro di lei dal signor Guido Olimpio in un articolo del 20 ottobre 1997, nel quale affermava che lei finanziava Hamas, avrebbero potuto provenire dagli ambienti del « Servizio segreto » israeliano?

Youssef Nada : Quando ha scritto quell’articolo il signor Olimpio lavorava per "Il Corriere della Sera" a Milano. In Tribunale egli ha dichiarato di aver reso una testimonianza, nel 1996, salvo errore, al Congresso e al Tesoro degli Stati Uniti, a proposito del finanziamento al terrorismo; testimonianza nella quale ci ha incluso [la Banca al-Tawqa ed il signor Nada].

Silvia Cattori : Si può quindi supporre che giornalisti, come Guido Olimpio e Richard Labévière siano stati utili allo sviluppo dell’islamofobia?

Youssef Nada : Non vedo perché si dovrebbero evocare solo questi due nomi; mentre si tratta di una « banda », di una rete di persone legate fra loro [8]. Detto questo non voglio preoccuparmi oltre di loro. Mi devo difendere, questo è tutto. Per me non è interessante sapere quello che fanno e per conto di chi. Di certo, loro hanno un obiettivo specifico, di quale obiettivo si tratti, io non lo so. Non li ho mai incontrati. Li avessi visti, forse potrei comprendere le loro motivazioni. Non li considero molto importanti. È vero che hanno gettato olio sul fuoco, ma loro non sono nulla per me.

Silvia Cattori : L’obiettivo di coloro che sono all’origine dell’intrigo contro di lei, non è stato, compromettendola con informazioni provenienti da « Servizi segreti », prendere di mira l’influente oppositore del Presidente Moubarak quale lei è? Oppositore che fa parte dei « Fratelli Musulmani », combattuti sia dal signor Moubarak che dalle autorità israeliane? Divulgare l’idea che la sua banca « versava denaro ad Hamas » – che Israele definisce « membro dei Fratelli Musulmani » – non era un modo di fornire all’amministrazione Bush il pretesto per mettere sotto accusa le associazioni benefiche musulmane di legami col terrorismo e convincere i paese europei a proibirle? Come del resto è avvenuto?

Youssef Nada : Non mi pongo altre domande per indovinare chi sta dietro di loro e perché. Non ho i mezzi per approfondire questi interrogativi.

Silvia Cattori : La strategia degli stati Uniti e di Israele è chiara dal 1990: mantenere un clima di paura sul tema dei « terroristi »musulmani, a costo di fabbricarli, per far accettare la messa in opera di procedure al di fuori di ogni quadro legale.

Youssef Nada : Le accuse che abbiamo sentito venivano dall’amministrazione Bush, non da Israele. Il signor Bush aveva detto: «O siete con me o contro di me ». Tutti hanno accettato le esigenze del signor Bush fin dall’inizio. Coloro che lo seguivano hanno detto « Siamo con te ».

Silvia Cattori : Ma, se gli Stati europei hanno accettato così facilmente di instaurare le leggi d’urgenza volute dagli Stati Uniti, non è perché c’è stato anche, da parte dei media, tutto questo lavoro preliminare sul « pericolo islamico » del quale lei, signor Nada, è stato la prima vittima ?

Youssef Nada : Questa «minaccia terrorista » non è credibile. In Europa, nel corso degli ultimi 30 anni, voi avete sentito parlare di Baader e Meinhof, delle Brigate Rosse, dell’ETA, dei crimini di Cosa Nostra, dell’IRA, di tutti questi fatti di terrore criminale che sono accaduti e che l’Europa ha assorbito. Questo non ha rovinato la vita degli europei! I governi hanno adottato misure, hanno contenuto queste attività delittuose, e le hanno assorbite. E questo è superato. C’è stato un periodo di azioni insensate, un’ondata di crimini – lì c’erano dei delinquenti, ed è vero che si trattava di crimini organizzati – ma la democrazia e lo Stato si sono mostrati capaci, con misure legali, attraverso la legge di assorbirli e contenerli; senza mettersi al di fuori della legge.

Ma, quando succede qualcosa negli Stati Uniti – nessuno finora sa chi sono i veri mandanti dell’attentato di New York : se è Usama Bin Laden o altri –il mondo intero ne deve pagare il prezzo?

Silvia Cattori : Nel suo libro intitolato « Innocent Victims in the Global War on Terror [Vittime innocenti della Guerra Glovbale al Terrore] », il Dottor M.A. Salloomi [9] documenta il fatto che gli Stati Uniti ed i paesi europei bloccano il denaro delle ONG musulmane, delle associazioni umanitarie musulmane con il pretesto che alimenterebbero il terrorismo. Attraverso questo studio si comprende assai bene che uno degli scopi di Israele e degli Stati Uniti è stato di far proibire che un qualsiasi aiuto finanziario ed umanitario potesse andare da queste ONG alle vittime di questa « Guerra al terrorismo ». È evidente che queste restrizioni fanno parte della guerra condotta dagli Stati Uniti e da Israele su diversi fronti. Si frantuma un paese, si isolano e si affamano le persone – come a Gaza – e ci si aspetta che esse si arrendano. Oggi in Palestina le associazioni caritatevoli musulmane sono penalizzate da queste misure che colpiscono anche Hamas. I loro fondi sono congelati.

Youssef Nada : C’è un malinteso. Se è vero che alcuni di questi terroristi –o quelli che appartengono a questa nuova forma di terrorismo che è comparsa ed esplosa dappertutto – sono musulmani, questo non significa che essi si conformino all’Islam.

Non parlerei di Hamas, è un’altra faccenda. Hamas è totalmente fuori dal mio dizionario. Non ne parlo affatto, innanzi tutto non voglio avere problemi; una causa è tuttora in corso. Non ne parlo perché una delle principali accuse che le autorità statunitensi hanno mosso contro di me era quella portata da Guido Olimpio.

Il Tesoro degli Stati Uniti ha semplicemente ripreso ciò che il signor Olimpio aveva affermato : cioè che la banca "Al Taqwa" avrebbe dato « 70 milioni ad Hamas ». In primo luogo, come sarebbe stato possibile dato che il capitale della banca "Al Taqwa" era di 50 milioni? In secondo luogo, noi banchieri siamo sottoposti a delle norme; abbiamo un revisore dei conti. « Deloitte & Touche » è uno dei tre grandi uffici di revisione del mondo. Questa gente non è cieca quando indaga! Quando essi verificano o contabilizzano possono verificare tutto. Inoltre, noi presentiamo ogni nostro rapporto di revisione alla Banca centrale delle Bahamas. Nemmeno loro sono ciechi.

Per tornare alla questione dei « terroristi » e dell’Islam preciso che queste persone non hanno nulla a che vedere con l’Islam. Queste persone, se si scopre che sono musulmane, si sono impadronite dell’Islam e gli hanno storto le braccia per piegarlo a loro obiettivi personali.

Per quel che mi riguarda sono membro dei Fratelli Musulmani dall’età di 17 anni. Ancora ne faccio parte; e ne farò parte fino alla mia morte. Questa è una cosa! Ma dire che ciò che fanno dei criminali è accettato dall’Islam è tutt’altra cosa. Noi non l’accettiamo. Noi li condanniamo; non abbiamo paura di dirlo. Quando diciamo che li condanniamo, ciò significa che li condanniamo. E quando diciamo che l’Islam non l’accetta, questo significa che l’Islam, che noi conosciamo e nel quale crediamo, non l’accetta.

Silvia Cattori : Quando il giornalista Guido Olimpio ha affermato che un membro dei « Fratelli Musulmani » – cioè lei signor Nada – finanziava Hamas, questo movimento di resistenza palestinese non era ancora formalmente iscritto in una « lista di terroristi » [10]. La propaganda d’Israele, d’allora, si proponeva di delegittimarlo, di condurre le autorità internazionali a considerarlo come entità « terrorista ». Lei conosce il seguito: Israele e gli Stati Uniti ci sono riusciti al di là di ogni previsione [11].

Youssef Nada : Quando Guido Olimpio disse che io avevo finanziato Hamas, non ha mai potuto provarlo. Ciò dimostra che le sue accuse erano false. Fosse stato vero, avrebbero potuto provarlo. Mi permetta di dirle che sono stato perseguito in due paesi, in Svizzera ed in Italia. In Svizzera l’inchiesta del Procuratore è durata dal 7 novembre 2001 al 31 maggio 2005; fino a quando il Tribunale federale gli ha intimato di chiudere il fascicolo. La giustizia italiana ha aperto un’indagine nel novembre 2001, quando la Svizzera le ha chiesto di fare una razzia nella nostra casa, e di portar via tutti i documenti che avrebbero trovato.

Quando la Svizzera ha archiviato il fascicolo, abbiamo chiesto all’Italia di fare altrettanto. Il dossier è stato chiuso. Questo senza che io, in nessun momento, sia mai stato interrogato dagli italiani.

Gli inquirenti svizzeri mi hanno interrogato su « gli Islamisti » ovunque nel mondo, sulle mie tasse, sulla mia nazionalità, come l’avessi ottenuta, sulla mia famiglia, il mio denaro, su tutto, ma non mi hanno mai detto una sola parole che concernesse Hamas. Perché sapevano che io non ho nulla a che vedere con questo movimento.

Silvia Cattori : Ma purtroppo il danno ormai è fatto. I giornalisti che lei ha indicato nel suo sito, come persone poco attendibili, hanno fatto di lei una persona sospetta, insistendo sulla sua appartenenza ai Fratelli Musulmani! Movimento che degli auto-proclamati « esperti di terrorismo » si sono spesso adoperati a presentare come punta di diamante di una ideologia che porta al fanatismo.

Youssef Nada : Sono onorato di appartenere ai Fratelli Musulmani. Non vedo nulla di male in questo. È un onore per me. Coloro che scrivono queste cose sui Fratelli Musulmani sono degli ignoranti che ripetono quel che i tiranni al potere in Medio Oriente dicono. Sono persone che non sanno nulla dei Fratelli Musulmani.

Nella politica lei scoprirà ben altro. Quando si politicizza la giustizia tutto crolla. È quel che succede ora.

Silvia Cattori : Quando lei legge articoli dove ci si propone di dimostrare che i Fratelli Musulmani sono legati ad Hamas o ad al-Qaeda, che interpretazione ne dà?

Youssef Nada : Chi lo afferma è ignorante. I Fratelli Musulmani sono una filosofia, non un’organizzazione. In ogni paese i Fratelli Musulmani sono totalmente indipendenti gli uni dagli altri. Le faccio un esempio: in Marocco, i Fratelli Musulmani sono nel Governo, non all’opposizione. Non è una questione di « rami » come quelli affermano.

I Fratelli Musulmani non sono un’organizzazione, è un modo di pensare. Lei può incontrare negli Stati Uniti persone che la pensano nello stesso modo, che sono inspirate da questa corrente di pensiero e che quindi appartengono ai Fratelli Musulmani; li può incontrare in Russia, in Cina, in Indonesia e questo è un fatto. I servizi della CIA dicono che siamo presenti in 70 paesi, e questo è vero. Ne hanno dimenticato solo due, perché siamo presenti in 72 paesi. Ma in ogni paese ognuno è assolutamente indipendente. Nessuno li può influenzare. Sono uniti nel modo di pensare, ma non nel loro agire.

Silvia Cattori : Ma ora le associazioni che aiutano i più poveri nei paesi musulmani non hanno più denaro da distribuire perché i loro fondi sono stati congelati, sottoposti ad un’azione penale. La popolazione di Gaza, affamata da Israele, privata di qualsiasi aiuto, lentamente si spegne.

Youssef Nada : Lei ritorna sulla Palestina e su Gaza; di quello non ne voglio parlare. Quando lei parla di carità, in ogni altro luogo, essa è costituita di due parti: una personale, l’altra del governo. I governi possono tagliare l’aiuto a precise entità. Ma per l’aiuto personale, ciò che dalla tasca dei ricchi va direttamente ai poveri nessuno può fermarlo.

Silvia Cattori : Coloro che l’hanno presa di mira erano coscienti del profitto che potevano trarre nel criminalizzare un banchiere di origine egiziana, membro dei Fratelli Musulmani. Diffondere l’idea che i fondi di questa banca, con sede a Lugano, servivano a finanziare il terrorismo internazionale non era il loro principale obiettivo!? Un esempio che dava loro modo di far passare procedure di controllo planetarie che avrebbero dato tutti i poteri ai servizi segreti?

Youssef Nada : Lei mette in parallelo il mio caso! Ma è chiuso. Nessuno ha mai potuto provare che io sia stato legato al terrorismo o che l’abbia sostenuto in qualsiasi parte nel mondo. Il mio caso è completamente chiuso.

Nonostante le inchieste aperte su di me abbiano portato a un non luogo a procedere, io non ho più conto in banca, non ho più carta di credito, non ho denaro [12], non posso uscire da Campione. Debbo continuare a combattere non solo per far togliere il mio nome dalla « lista nera », ma per il mio onore ed il mio buon nome.

Silvia Cattori : Oggi si sa oggi che lei è innocente. Ma chi vi ha accusato sapeva perfettamente che lei non era colpevole sin dall’inizio. Cerco di capire perché si sono accaniti contro lei in particolare. Tutto è così ben organizzato! Questo non può essere un caso?

Youssef Nada : Sono i cosiddetti « Servizi » che organizzano cose simili, sono gli Stati. Non qualche individuo.

Silvia Cattori : « Ci si serve del terrorismo per incutere paura e restringere le libertà fondamentali » osservava il signor Dick Marty [13]. Secondo l’ipotesi che gli Stati Uniti, e Israele – perché il vostro caso inizia nel 1997, prima degli attentati di New York – avevano necessità, per colpire un movimento di resistenza come Hamas, di bloccare ogni finanziamento da parte delle associazioni caritatevoli musulmane, avevano bisogno di costruire un esempio che, amplificato dai media a livello planetario, percorresse la propria strada, vale a dire, preparare le future leggi repressive?

Youssef Nada : Ma il dossier è chiuso. Se, come lei dice, volevano fare di questo un esempio, il mio caso è chiuso.

Silvia Cattori : Il suo caso è chiuso ma, d’altro canto, l’amministrazione Bush, col pretesto del terrorismo, è riuscita a far passare tutte le leggi contrarie al diritto internazionale, che ha voluto. Ha messo in campo, Europa compresa, sistemi di sorveglianza dei servizi segreti per controllare, non solo le persone, ma anche ogni transazione finanziaria, e privare di risorse le organizzazioni filantropiche musulmane. È riuscita a distruggere lei, signor Nada, a impedirle di viaggiare e di godere dei suoi stessi beni!

Youssef Nada : D’accordo; ma c’è una differenza nel dire « ci sono riusciti con me », o « con gli altri ». Non sono l’avvocato di altri. Per gli altri non so. Sì, con me ci sono riusciti. Sono riusciti a distruggermi completamente, sì.

Quanto ad impedirmi di fare della carità, non ci sono potuti riuscire, perché io non avevo un’organizzazione benefica, ero un banchiere, non un’organizzazione di beneficenza. Sono egiziano d’origine. L’Egitto è pieno di persone povere; persone che dormono nelle strade e nel fango e che non hanno un pezzo di pane da mettere sotto i denti. Le posso assicurare che quando disponevo del mio denaro e aiutavo dei poveri, non un solo penny è andato a chi fa uso di violenza o lavora con persone che fanno uso di violenza.

Silvia Cattori : Il signor Sarkozy, da quando è stato eletto presidente, ha moltiplicato gli elogi nei confronti del Presidente egiziano [14]. Durante la sua conferenza stampa, dal Palazzo dell’Eliseo a gennaio 2008, ha dichiarato: « Bisogna aiutare il signor MOUBARAK in Egitto, (…) perché, se no arrivano i Fratelli Musulmani » questo cosa le suggerisce ?

Youssef Nada : Che la sua è ignoranza, che non sa cosa avviene laggiù. Che non sa chi è Moubarak. Che non sa chi sono e cosa fanno i Fratelli Musulmani. Ha giusto fatto sue le parole di altre persone; è esattamente quello che ho spiegato sul mio sito web. È ignorante, qualcuno che si informa da altri e trae la sua ignoranza da quelli che sono ancor più ignoranti di lui e che lo considerano come ben informato.

Silvia Cattori : Si tratta allora, da parte loro, di stigmatizzare questi « Fratelli Musulmani » che non fanno niente di male, e poi di presentare il dittatore Moubarak, per esempio, come un salvatore ?

Youssef Nada : Occorre sapere se queste personalità difendono la democrazia, o i tiranni e la dittatura? Se difendono la democrazia, non potranno mai dire che Mobarak « è buono ». Se accettano la dittatura le cose sono chiare.

Lei sa cos’è successo in aprile proprio quando anche qui mi è stato vietato di uscire da Campione? Moubarak mi ha inviato davanti al Tribunale speciale militare [15], insieme con 40 altre persone, sostenendo che io ho finanziato i Fratelli Musulmani con una quota di un « miliardo di dollari ». Se lo immagina? Sono qui, confinato, non posso uscire sa Campione, non ho più conto in banca, perché tutto è congelato e controllato nel quadro delle sanzioni dell’ ONU, e Moubarak ha dichiarato che io finanzio i « Fratelli Musulmani » per un miliardo di dollari!?

Come si possono affermare cose simili? Il Tribunale ha respinto il caso e ha detto – questo è scritto nel verbale del Tribunale – che l’accusa era senza fondamento. Ha chiesto che i 40 accusati fossero immediatamente rilasciati. Arrivati alla porta del Tribunale sono stati di nuovo arrestati. E rinviati davanti ad un altro Tribunale. Il secondo Tribunale ha detto la stessa cosa. Rilasciati, sono stati arrestati per la terza volta. Dopo i tre rigetti dei tribunali ordinari, Moubarak ha costituito un Tribunale militare. Ha mandato dei civili davanti ad un Tribunale militare! Il Tribunale militare ha letto la sentenza scritta da Moubarak.

Bene, se il signor Sarkozy dice di sostenere Moubarak, ciò indica che egli ama la dittatura. Questo significa che è la sua opinione sulla democrazia, che altro posso dire?

Ho ricevuto il verbale che la Sicurezza ha presentato al Tribunale. Dice così: « Dopo un’inchiesta approfondita, che ci è costata molto tempo, abbiamo scoperto che il signor Nada ha la nazionalità svizzera ». Il che è una menzogna perché ho la nazionalità italiana e non quella svizzera. Ed ancora dice :« Il signor Nada ha parlato alla Tv al-Jazeera ed ha attaccato il Presidente ».

Silvia Cattori : È per i suoi interventi alla Tv al-Jazeera che il Presidente Moubarak la ritiene un nemico?

Youssef Nada : Lui non dice nemico della dittatura, ma « nemico dell’Egitto »; e riduce l’Egitto ad una persona. 80 milioni di egiziani ad una persona.

Silvia Cattori : Lei è conosciuto in Egitto?

Youssef Nada : Il mio caso è conosciuto là. Coloro che lo seguono sanno che sono innocente. Vado a testa alta e non la piegherò.

Silvia Cattori : La giustizia non ha potuto addebitarle nulla e lei resta prigioniero nella sua casa. Cosa prova per questa ingiustizia?

Youssef Nada : Sono abituato. Prima di venire in Europa – sono venuto in Europa nel 1969, avevo 38 anni – ho vissuto 20 anni sotto una dittatura; ci sono abituato. Se loro sono usciti dalla legalità per mettermi qui in una trappola, illegalmente, io sono abituato ad essere trattato illegalmente dai dittatori.

Il Tribunale federale svizzero ha scritto nella sua sentenza indirizzata al Procuratore della Confederazione: L’accusato deve sapere di cosa lo si accusa, e voi non gli avete mai detto di cosa era accusato. È consentito che un’indagine duri di più perché avete dovuto rivolgervi a diverse autorità giuridiche di diversi altri paesi, ed è possibile che le loro risposte tardassero. Un anno, due anni, tre anni può essere accettabile, ma oltre voi non avete il diritto di lasciare aperto il fascicolo. O avete delle prove contro il signor Nada e lo deferite al tribunale. O non ne avete e chiudete il dossier.

Il 31 maggio 2005 il Procuratore della Confederazione svizzera ha dichiarato che non aveva alcuna prova ed ha archiviato l’indagine.

Silvia Cattori : Lei è stato privato della libertà, ma almeno non è stato torturato come i detenuti lo sono in Egitto!?

Youssef Nada : Non sono mai stato torturato in vita mia. Il signor Besson ha sostenuto che io avessi detto di esser stato torturato. Non è vero, non ho mai detto di aver subito tortura. Ero stato arrestato in Egitto insieme ad altri. Ci hanno rinchiuso in un campo di concentramento, senza nessuna ragione. La sola domanda che mi hanno fatto era : « Come ti chiami, il nome di tuo padre, il nome di tuo madre, e qual è il tuo indirizzo ». Dopo due anni mi hanno rilasciato senza spiegazione.

Questo si è ripetuto qui, in Svizzera; hanno confiscato il mio passaporto, le mie carte di credito e mi hanno mantenuto agli arresti domiciliari nell’ 1,6 chilometri quadrati di Campione. Quando hanno archiviato il fascicolo d’indagine hanno dichiarato di non avere alcuna prova di azioni illegali o d’infrazioni, ma io mi trovo sempre nella medesima situazione che se ci fossero prove che sono colpevole.

Dov’è la legge, dov’è la democrazia? È questa la Svizzera democratica, il paese conosciuto per la sua fedeltà alla legge ed ai diritti umani? Se questo non verrà corretto, sarà una macchia nera sulla storia limpida di questo bel paese.

Silvia Cattori : Lei ha perduto tutto a causa di giornalisti che hanno voluto distruggerla assimilando, lei e la sua banca, a Ben Laden. Lei ha intenzione di intentare una causa contro queste persone che hanno completamente rovinato la sua vita?

Youssef Nada : Non sono i giornalisti; era qualcosa di troppo importante perché tali persone abbiano potuto farlo. Loro hanno giusto gettato qualche pietra, ma il male è stato fatto da altre persone di ben altro peso rispetto al loro. Ormai la mia vita è ancora breve. Ma devo continuare a lottare fino alla morte. Mi devo battere in Tribunale per far cancellare questa ingiustizia. Ho buoni avvocati. Mi assistono laddove è permesso, con l’accordo che, quando il Tribunale determinerà i danni, saranno pagati. Per esempio, al momento del processo che ho vinto a Bellinzona, il Tribunale ha stabilito di liquidare l’avvocato; ha ricevuto circa 80.000 franchi svizzeri.

Non ho più denaro (congelato dall’ONU ndr) ma faccio parte di una tribù di circa 10.000 persone; non mi lasceranno mai soffrire la fame; mi danno ciò che mi serve di sostentamento ma non di denaro.

Silvia Cattori : Il signor Guido Olimpio, che è all’origine delle accuse mosse contro di lei, le ha mai chiesto scusa?

Youssef Nada : Non so se quel che lei afferma è vero o no; ma come le ho già detto tengo la testa alta e non la piegherò mai. Sono stato abituato a vivere sotto una dittatura, ed ora mi considero sotto una dittatura.

Silvia Cattori : E Richard Labévière, quando i tribunali l’hanno dichiarata innocente, si è espresso sulla stampa per rivedere le sue parole, o è sparito?

Youssef Nada : È sparito. Secondo me non è che un bugiardo, un uomo senza nobiltà, l’ho dimenticato, è solo per lei, o altri, che citano il suo nome che mi ricordo delle sue menzogne e della sua natura.

Silvia Cattori : È sbalorditivo il modo con il quale l’hanno dipinta questi giornalisti!

Youssef Nada : È un’ondata di Islamofobia. La storia ci dà molti esempi di ingiustizia. Gli ebrei si sono trovati in passato in questa situazione; non sono stati trattati come essere umani. Sono stati trattati ingiustamente. Con il tempo si sono rialzati. Coloro che hanno maltrattato gli ebrei sono stati, credo, messi a confronto con la giustizia.

Ora questo avviene contro i musulmani; succederà la stessa cosa che si è prodotta con gli ebrei. È un cerchio, voi non sapete come tutto questo finirà. La giustizia è la giustizia. Essa dovrebbe essere resa a chiunque, sia agli ebrei, che ai musulmani, ai cristiani o ad altri.

Quando sono nato, sono nato uomo, non musulmano. Poi, sono diventato musulmano; ma, comunque sia, noi abbiamo molto che ci lega tutti: l’umanità che noi condividiamo.

In Europa ci sono dei problemi con alcuni musulmani e si punta il riflettore su persone di basso ceto che sono ignoranti, poveri, che non hanno avuto accesso all’educazione o anche ad un’alimentazione decente nei loro paesi, per il fatto della corruzione dei loro governi che hanno rapinato tutte le ricchezze dei loro paesi. D’altro canto, in Europa ci sono molti musulmani istruiti in ogni campo sociale o professione, ricchi ingegneri o della classe media, giuristi, uomini d’affari, banchieri, professori, ecc.. Costoro sono cittadini rispettosi della legge, attaccati alla democrazia, rispettosi degli altri e aperti verso di loro, utili alla società. Sono milioni in Europa e ci si focalizza solo su alcuni che danno problemi.

Ma, mi dica, quando voi avete bisogno di operai per lavori pesanti, l’immondizia per esempio – nessuno svizzero vuole raccogliere la spazzatura – allora fate venire delle persone. Queste persone, che vengono da una dittatura, che vengono dalla povertà, che arrivano da paesi privi di cure mediche, senza sistema educativo, e che sono abituati ad essere trattati peggio degli animali, quando voi li portate qui – fra i musulmani essi sono i bisognosi – se voi vi concentrate su questa categoria, sui loro difetti ed i cattivi comportamenti, nessuno potrà negare che essi sono una realtà. Sarebbe stato meglio valutare ciò a monte, ed educarli quando li portate qui dove c’è la democrazia, esiste il diritto, dove non c’è dittatura, dove dovete rispettare la legge; e, allora, essi potranno fare gli sporchi lavori pesanti che volete facciano.

Ma, farli arrivare da una dittatura ed aspettarsi che siano come voi, senza che da parte vostra facciate nulla per aiutarli a cambiare. Il problema di fondo, il cuore del problema è la dittatura. Ad esempio, per tornare a quello che lei diceva a proposito di Sarkozy che incoraggia Moubarak, incoraggia la dittatura, ed è il presidente di un paese democratico !

Silvia Cattori : Incoraggia Moubarak perché questo capo di stato difende gli interessi di Israele e degli Stati Uniti? Il signor Sarkozy è oggi il loro migliore alleato.

Youssef Nada : Lei cambia argomento.

Silvia Cattori : Questi argomenti sono legati.

Youssef Nada : Per me, no. È politica sporca. Se mettono da parte i principi che dicono voler difendere, cioè la democrazia, e sostengono la dittatura, non è una politica pulita.

Ma, per ciò che mi riguarda, io sono un caso speciale.

Lei sa che la "lista nera" delle Nazioni Unite che riguarda i cosiddetti « terroristi » comprende 400 persone ed entità. Lei pensa che il mondo, le democrazie, nel mondo intero, siano minacciate da 400 persone? Dunque, di che tipo di democrazia si tratta? È così fragile al punto che 400 criminali potrebbero trasformare la democrazia in dittatura? Questo Ben Laden che si trova in una grotta, dentro una montagna, senza poterne uscire, pensate sia il più grande pericolo per la democrazia del mondo? È enfatizzare una piccola creatura per farne un gigante ed aver paura di un gigante! È questa la rispettabile democrazia di queste autorità?!

Silvia Cattori : È la ragione per la quale ciò è così preoccupante: perché queste sono menzogne che preparano la prossima guerra, forse contro l’Iran, ed il suo caso fa parte di questa lunga guerra che è iniziata in Irak nel 1991.

Youssef Nada : Il mio caso è completamente differente.

Silvia Cattori : Allora, si tratta solo di un errore?

Youssef Nada : No, è intenzionale. Ma io non ho nulla a vedere con gli altri casi.

Silvia Cattori : Ma, è un caso politico?

Youssef Nada : Sì. È un caso politico, è vero. Mi lasci dire: in tutta la vita, dall’infanzia, anche prima di unirmi ai Fratelli Musulmani, con gli amici in una scuola primaria dove c’erano dei coopti ortodossi e degli ebrei, eravamo aperti a tutti ; e sono rimasto aperto verso ovunque sino ad oggi. Divido con ognuno la stessa umanità; siamo esseri umani. Noi siamo differenti; un cinese, un giapponese è diverso da me, ma è un uomo; condivido con lui tante cose. Sono diverso da lui per alcune caratteristiche, una di queste è la religione; ciò non significa che lui sia mio nemico.

Silvia Cattori : Lei non sembra essere in collera con queste persone che l’hanno fatta tanto soffrire.

Youssef Nada : Come le ho detto, avendo vissuto 38 anni sotto una dittatura, ne ho l’abitudine, nulla di nuovo. Per lei è una novità, perché ha vissuto in un clima democratico, ma per me, sono abituato a questi fatti che avvengono al di fuori della legalità. Sono stato trattato illegalmente.

Silvia Cattori : Qual è la cosa di cui soffre maggiormente?

Youssef Nada : L’assenza di libertà; sono nato libero ed ora non sono più un uomo libero. Mi hanno rubato i miei diritti.

Silvia Cattori : Ed ora, anche il suo telefono è controllato?

Youssef Nada : Non me ne preoccupo, perché non dico nulla di male, ma non sono un uomo libero. Se non sono un uomo libero, allora posso aspettarmi di tutto; anche che la mia libertà mi sia portata via; ed è quello che è successo. Non sono un uomo libero e non sono felice senza la mia libertà.

Silvia Cattori : La sua salute è tuttora quello che più la preoccupa?

Youssef Nada : La mia mano è rotta. Soffro anche di emorragie negli occhi e alle arterie del collo, ma non posso andare dal dottore. Non posso consultare degli specialisti, perché non ce ne sono qui a Campione. Ne ho bisogno, ma le autorità svizzere me lo rifiutano. Mi è proibito uscire. Ho domandato, più volte, per iscritto, il permesso, ma loro me l’hanno rifiutato.

Il Tribunale federale di Losanna ha detto: « I diritti di quest’uomo sono violati ». E dal momento che la Svizzera ha indagato su questo caso e non ha trovato nulla, gli uffici svizzeri dell’emigrazione non dovevano impedirmi, poiché questo è consentito, di andare dal dottore; dovevano assistermi, insistere presso il Consiglio di Sicurezza. Nonostante tutto ciò, ho inviato loro una lettera per chiedere l’autorizzazione ad andare a curarmi fuori da Campione, hanno rifiutato. Anche dopo il giudizio del Tribunale.

Silvia Cattori : Pensa di ottenere presto l’annullamento di queste sanzioni delle Nazioni Unite contro di lei, e vedere infine il suo nome uscire da questa "lista nera" che la identifica come « sostenitore di terroristi »?

Youssef Nada : L’ho chiesto; hanno rifiutato. Mi hanno scritto che la mia domanda era respinta. Il paese che mi ha iscritto nella "lista nera" ha rifiutato [gli Stati Uniti ndr]. Non posso uscire da Campione. L’Italia è il mio paese, sono italiano. Campione è un’enclave italiana in territorio svizzero.

Silvia Cattori : Lei si sente in prigione?

Youssef Nada : Sì. Certamente. Mi trovo in una « Guantanamo svizzera ». Il Tribunale ha stabilito, attraverso questo atto, e dal fatto che mi trovo a Campione, che questo significa che sono obbligato alla residenza coatta. Che il mio nome rimane tuttora nella lista dei sospetti « sostenitori di terroristi ».

Silvia Cattori : Chi l’aiuta ad opporsi a tante avversità?

Youssef Nada : La mia relazione con Colui Che mi ha creato. Mi ha creato e credo andrò da Lui.

Silvia Cattori : Cos’altro lei può fare per uscire da questa situazione?

Youssef Nada : A parte la giustizia, nessuno può fare nulla. Finora la cosa è nelle mani della sporca politica. Quando hanno fatto irruzione nella mia casa e nei miei uffici, il signor Roshacher ha rilasciato una dichiarazione a « Swiss info ». Il giorno stesso, il 7 novembre 2001, il signor Bush è apparso alla televisione ed ha parlato di me. Era mattina qui, quando hanno invaso la mia casa; e la sera, cioè la mattina a Washington, il signor Bush è apparso in TV per parlare di noi (la banca ed i soci) ed ha affermato: « Noi li ridurremo alla fame ».

Silvia Cattori : Se queste menzogne sono state fabbricate da certi agenti dei servizi, e non dal signor Olimpio, vorrebbe dire che quest’ultimo non sarebbe che un burattino in questa storia?

Youssef Nada : Lui e gli altri non sono che degli strumenti utilizzati per ragioni precise. Come le ho già detto, li ho dimenticati, solo quando lei ne parla mi ricordo di loro.

Silvia Cattori : Da quando lei non può più uscire da Campione?

Youssef Nada : Nessuno mi ha avvertito che mi era proibito uscire da Campione, fino a che io andai a Londra. Era il 10 novembre 2001, tre giorni dopo che i poliziotti avevano fatto irruzione nella mia casa e nei miei uffici. Ho segnalato al Sostituto Procuratore generale della Confederazione, il signor Claude Nicati, che partivo per Londra. Ero stato invitato da al-Jazeera. Mi ha detto : « Non ci sono restrizioni (mi ha dato un documento scritto) ma se la chiamo, lei deve venire, altrimenti l’arresterò ».

Sono tornato di nuovo a Londra nel 2003. Per 6 mesi andavo continuamente ad al-Jazeera, ogni settimana mi si poteva vedere sullo schermo. Tornavo da al-Jazeera all’Hilton, quando ho visto che la mia porta non si apriva; sono andato a vedere il portiere. Mi ha detto: « Aspetti un momento, signor Nada ».

Mi ha lasciato per circa cinque minuti; poi mi ha portato un’altra chiave dicendo: « Sono desolato, a volte queste carte magnetiche non funzionano ». Sono risalito al 5° piano. Appena si è aperta la porta dell’ascensore, cinque persone si sono precipitate: « Scotland Yard! » Ho chiesto loro: « Qualcosa non va? » Uno mi ha risposto: « Andiamo in camera ». Siamo andati in camera, allora mi ha detto: « Signor Nada, prenda il suo bagaglio ». Gli ho detto: « Spiacente, devo prima pregare ». Mi ha ribattuto: « Non ne abbiamo il tempo ». Gli ho risposto: « Faccia quel che vuole, ma io faccio le mie preghiere, se mi vuol costringere, mi costringa, ma io le devo fare prima di partire ». Sono andato in bagno. Uno di loro mi voleva seguire. Ho detto: « No, ma lascio la porta aperta ». Ho pregato, poi mi ha ordinato: « Prenda il suo bagaglio ». Gli ho risposto: « Ho l’età di suo nonno, non posso portarlo. Lo porti lei se vuole oppure lo getti dalla finestra ». Hanno portato il bagaglio.

Silvia Cattori : Lei è un uomo molto forte!

Youssef Nada : Sono già ferito. Cosa mi potevano fare di più?

Silvia Cattori : Lei sta scrivendo la sua storia?

Youssef Nada : Sì, sono molto occupato. Ho tanto da fare; devo restare in contatto con gli avvocati, non possono lavorare da soli; devo loro fornire i documenti. Lei sa, una volta chiuso il fascicolo, la legge svizzera autorizza a consultare il proprio dossier e a farne copie. Ho ottenuto l’autorizzazione di andare con il mio avvocato, due volte. La prima volta abbiamo fatto copia degli indici; erano 40 scatole con 10 dossier ognuna. E, la seconda volta, ho portato via le copie di 2.500 atti. Ho tutti i documenti. Di quando in quando gli avvocati vengono qui.

Silvia Cattori : Quando penso a cosa lei deve sopportare a causa del comportamento del mio paese, provo vergogna…

Youssef Nada : No. Non deve avere vergogna, le dico francamente che il rispetto che ho per questo paese è maggiore di quello per tutti gli altri. Gli errori fatti dai governanti sono un’altra cosa. Ma il rispetto del quale sono stato circondato qui, dalle persone comuni, dal procuratore, dagli avvocati, dai parlamentari, dai medici, dai giornalisti, dagli operai, dagli ingegneri, sono stato circondato dal pieno rispetto di ognuno, ed io provo lo stesso rispetto per ognuno loro. Dopo che i poliziotti ebbero fatto irruzione in casa mia, mentre scendevo in strada, tre persone si sono avvicinate dicendomi «evviva il signor Nada ».

È vero, nei media ci sono state molte cose cattive. Come le ho detto, le persone ignoranti si servono di persone ancor più ignoranti di loro. È ciò che è successo con il giornalista Richard Labévière per esempio. Quand’è andato in Egitto, si è appoggiato a gente più ignorante di lui per informarsi su di me. Ha preso tutte queste informazioni e ne ha fatto un film ed un libro, che contengono nient’altro che assurdità.

Fra molte assurdità ha pure scritto che avevo aiutato Hadj Amin al-Husseini, il Mufti della Palestina, a fuggire dalla Germania dopo aver incontrato Hitler, attraverso la Svizzera, per raggiungere l’Egitto, e dall’Egitto la Palestina!

Immagini che avevo 13 anni quando il Mufti fuggì dalla Germania! Richard Labévière quando ha scritto tali sciocchezze, non ha pensato che a quel tempo avevo 13 anni. Questo è stato rilevato anche da Wikipedia. Canaris ed il Mufti non avevano certo bisogno dell’aiuto di un ragazzo di 13 anni. Fra le altre assurdità ha ancora scritto : « Durante la guerra, Nada lavorava con l’ammiraglio delle SS Canaris in Egitto »! Anche lì, Richard Labévière aveva dimenticato di verificare la mia data di nascita.

Silvia Cattori : Posso immaginare quanto tutto questo sia stato duro per lei!

Youssef Nada : Ho lavorato in 27 paesi per trovarmi isolato qui in questo paese di 1,6 chilometri quadrati. Ma, grazie a Dio, ho dei visitatori che vengono da tutto il mondo. Ho i miei valori che mi danno la forza di restare in piedi nei giorni cattivi così come in quelli buoni. Tengo la testa alta e la manterrò alta fino alla morte.

Silvia Cattori : Grazie di averci concesso questa intervista.

(*) Vedi : Il video della testimonianza di Youssef Nada sul rifiuto dell’ONU di radiare il suo nome dalla "lista nera".

Traduzione dal francese di Khadija Anna L. Pighizzini (18.08.2008)

[1] Vedi :
- « Listes noires du Conseil de sécurité des Nations Unies - Note introductive » (« Liste nere del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite - Nota introduttiva »), di Dick Marty, relatore, Commissione sui problemi giuridici e sui diritti dell’uomo del Parlamento del Consiglio di Europa, 19 marzo 2007.

- « Dick Mary denuncia la lista nera dell’ONU sul terrorismo », Swissinfo.ch, 25 aprile 2007.

[2] Vedi :
- « Allégations de détentions secrètes et de transferts illégaux de détenus concernant des Etats membres du Conseil de l’Europe » (« Denunce di detenzioni segrete e di trasferimenti illegali di detenuti che riguardano gli Stati membri del Consiglio d’Europa »), rapporto del signor Dick Marty alla Commissione sui problemi giuridici e sui diritti dell’uomo del Parlamento del Consiglio di Europa, 12 giugno 2006.

- « Détentions secrètes et transferts illégaux de détenus impliquant des Etats membres du Conseil de l’Europe : 2e rapport », (« Detenzioni segrete e trasferimenti illegali di prigionieri con la collaborazione di Stati membri del Consiglio d’Europa : 2° rapporto »), rapporto del signor Dick Marty alla Commissione sui problemi giuridici e sui diritti dell’uomo del Parlamento del Consiglio di Europa, 7 giugno 2007.

[3] Vedi : « Il sito ufficiale di Youssef Nada ».

[4] Vedi : l’informazione sul signor Olimpio, sul Sito ufficiale di Youssef Nada.

Guido Olimpio, corrispondente di « Il Corriere della Sera ». Nel 1996, Guido Olimpio aveva testimoniato a Washigton, alla "Task Force" sul terrorismo e le armi non convenzionali. Presentato come « esperto di terrorismo internazionale », il signor Olimpio si occupa di questioni del Medio Oriente dagli anni 80. Dal 1999 all’estate 2003 era corrispondente de "Il Corriere della Sera" in Israele.

[5] Su Richard Labévière, autore di « Les Etats-Unis et les islamistes », 1999, « Les dollars de la terreur », 1999, "Les coulisses de la terreur", 2003; si veda l’informazione su di lui sul Sito ufficiale di Youssef Nada.

[6] Sylvain Besson, giornalista del quotidiano svizzero Le Temps. Autore del libro: « La conquête de l’Occident », ottobre 2005.

[7] Si tratta dell’articolo « Hamas perde metà del tesoro », di Guido Olimpio, Corriere della Sera, 20 ottobre 1997, che ha lanciato l’accusa di un finanziamento ad Hamas della Banca al-Taqwa di Youssef Nada.

Il signor Youssef Nada ha scritto sul suo sito: « Per ottenere la condanna di Guido Olimpio, autore dell’articolo del "Corriere della Sera" da parte del Tribunale penale di Milano c’è voluto dal 1997 al 2005, ed un processo civile è in corso. Le menzogne dell’articolo di Guido Olimpio sono state diffuse e divulgate dappertutto ».

[8] Il signor Youssef Nada ha scritto sul suo sito: « Fra coloro che hanno contribuito a diffondere le menzogne, sia per invidia che per odio, con conoscenza di causa o meno, intenzionalmente o no, che fossero stati reclutati per mettere alle strette gli attivisti islamici, o motivati politicamente od economicamente, o per loro personali obiettivi professionali, o che erano stati indotti in errore, posso citare i seguenti nomi: Richard Labéviere, Roland Jacquard, Leo Sisti, Kevin Coogan, Paolo Fusi, Daniel Pipes, Victor Comras, Sylvain Besson, e altri che saranno nominati più avanti ».

Durante questi anni, nei quali Israele e gli Stati Uniti conducono la loro guerra contro l’Islam, si sono visti apparire degli esperti di terrorismo, dei teorici dell’islamofobia, come Daniel Pipes negli Stati Uniti. Vedi : « Daniel Pipes, expert de la haine » (« Daniel Pipes, esperto dell’odio »), Réseau Voltaire, 5 maggio 2004.

[9] Libro pubblicato in arabo. In pubblicazione in inglese, francese e tedesco.

[10] La risoluzione 1267 del 1999, riguarda al-Qaeda ed i Talebani. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha inaugurato la pratica delle « sanzioni mirate » contro le persone (e non gli Stati) nell’ottobre 1999, per « ostacolare il regime dei talebani in Afghanistan.

[11] La risoluzione 1373 del Consiglio di sicurezza dell’ONU, adottata dopo l’11 settembre 2001, pone l’accento sulla lotta al finanziamento del terrorismo ed introduce l’obbligo generale di congelare beni e risorse economiche di persone ed entità implicate in atti di terrorismo. Il Consiglio dell’Unione europea a costituito la propria lista all’indomani dell’11 settembre 2001.

[12] Vedi : « Swiss firm shuts down after terrorism probe » (« Azienda svizzera chiude dopo l’indagine per terrorismo »), swissinfo.ch, 9 gennaio 2002.

[13] « On se sert du terrorisme pour faire peur et pour restreindre les libertés fondamentales » (« Ci si serve del terrorismo per incutere paura e restringere le libertà fondamentali »), intervista di Dick F. Marty, Horizons et débats, 28 gennaio 2008.

[14] Vedi :
- « Visite officielle en Egypte. Point de presse conjoint du Président de la République, M. Nicolas Sarkozy, et du Président de la République Arabe d’Egypte, M. Hosni Moubarak - Propos de M. Sarkozy » (« Visita ufficiale del Presidente Sarkozy in Egitto. Conferenza stampa congiunta del Presidente SarKozy e del Presidente Hosni Moubarak »).

- « Interview de M. Nicolas SARKOZY, Président de la République, accordée au quotidien " AL AHRAM » (« Intervista del Signor Nicolas SARKOZY, Presidente della Repubblica, accordata al quotidiano AL AHRAM »), 1 agosto 2007.

[15] Vedi:
- « Des cadres des Frères musulmans devant un tribunal militaire » (« Dirigenti dei Fratelli Musulmani davanti ad un tribunale militare »), El Watan, 12 giugno 2008.

- « Égypte. Condamnations prononcées contre des membres des Frères musulmans : une justice faussée » (« Egitto: Sentenze contro i Fratelli Musulmani, una perversione della giustizia »), comunicato stampa, Amnesty International, 15 aprile 2008.