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Era meglio non lasciar intendere a Louis Massignon [1] che le sue ricerche nei paesi arabi, per conto del Quai d’Orsay o del ministero francese delle Colonie, erano assimilabili all’informazione [2]. Il Maestro andava su tutte le furie. Eppure Il sospetto di spionaggio gravava su di lui fin dal 1907-1908, data dei suoi primi soggiorni in Egitto e in Mesopotamia. Nel 1906, nominato all’Istituto francese di archeologia del Cairo, egli s’interessa molto di più alle attività della setta islamica senussita [3], radicalmente anti-colonialista ed anti-occidentale, che agli scavi antichi. Come da lui scritto, Massignon passa il suo tempo nei bar malfamati, travestito da fellah. Vi fa le sue prime esperienze omosessuali che, un anno dopo, lo condurranno in Mesopotamia, a ritrovare la fede. Avendo sentito parlare di Mansur al-Hallaj, un sufi di origine persiana, smembrato e decapitato per eresia nel 922 a Bagdad [4], lo sceglie come argomento di tesi. Parte per Bagdad, grazie ad una borsa di studio accordata dal generale de Beylié, noto per la sua missione di spionaggio – sotto la copertura di ricerche archeologiche – nel Caucaso e in Asia centrale nel 1888 [5].

Attivato in Mesopotamia, il console di Francia presenta a Massignon la famiglia Alussi, molto rispettata nel paese, che lo prende sotto la sua protezione. Essa pensa di aver a che fare con un Francese in via di conversione all’islam. Incontra eminenti letterati, visita il cenotafio di al-Hallaj [6] e raccoglie informazioni necessarie alla redazione della sua tesi [7]. La sua propensione a girare in abito locale per i suk con il pretesto di migliorare il suo arabo intriga il wali (prefetto) della città. Certo, il Sultano Abdul Hamid II ha approvato il suo programma di spostamenti, ma la polizia ottomana lo pedina, nel caso in cui il suo arrivo sia collegato al Comitato Unione e Progresso, molto attivo a Bagdad. Inoltre, essa si chiede se Massignon sia uno di quei geologi che infestano la Mesopotamia in cerca di petrolio. Abdul Hamid II, in trattativa con il Kaiser, è attento ad ogni scoperta di nuovi giacimenti. Un mese dopo il suo arrivo, gli archeologi tedeschi Sarre e Herzfeld, specialisti di Samarra [8], denunciano Massignon alle autorità come agente segreto. Essi temono che egli non sia venuto per far concorrenza ai loro scavi. La voce si amplifica al punto che si finisce col trattarlo apertamente da spia. La tenuta da lui talvolta indossata per girare nei dintorni, una sorta di eccentrica uniforme turca, non fa che aumentare i sospetti nei suoi confronti.

Nel marzo 1908, Massignon decide di andare a visitare il castello di Al-Ukheidir e di approfittarne per passare qualche giorno a Kerballa, Kufa e Najaf, città sante dello sciismo. Conta inoltre di recarsi a Wasit, presso Kut, dove la tribù Muntafiq si è sollevata contro il potere ottomano. Le domande che egli pone ai notabili lasciano pensare che egli sia in missione per sapere se gli sciiti siano propensi a rivoltarsi contro il sultano. Il 1° maggio, sulla via del ritorno, il kaimakam (una specie di sotto-prefetto) lo fa arrestare per spionaggio e lo imprigiona sul Burhaniyé, un vapore che risale il Tigri. Massignon getta sottobordo un questionario sulle famiglie nobili di Bagdad che gli era stato consegnato in Francia. Terrorizzato, credendo di essere giustiziato, è preso da una crisi di demenza mistica, ritrova la fede cristiana. Il 5 maggio, a Bagdad, il console di Francia decreta che egli è stato vittima di un’insolazione seguita da deliri. Deve la sua liberazione – e forse la vita - all’intervento della famiglia Alussi che, avendolo accettato come ospite, considera suo dovere proteggerlo, come vuole la tradizione araba.

(Durante la Prima Guerra mondiale…)

(…) Più il corpo di spedizione di Allenby e l’esercito di Feysal progrediscono verso Damasco, più i Britannici rimettono in questione gli Accordi Sykes-Picot. Per farli rispettare, è stata creata una commissione franco-britannica. Nel 1917, il sottotenente generale Allenby – allora noto come islamizzante ed arabizzante – è nominato accanto a François-Georges Picot che la co-dirigeva con Mark Sykes. L’8 agosto, Louis Massignon incontra per la prima volta Lawrence [d’Arabia] che gli ricorda, senza fare una piega, che entrambi sono stati degli archeologi mascherati, per non dire delle spie. Egli capisce che quest’ultimo si è informato sul suo conto e lo prende per un nemico pericoloso, temendo che Feysal lo stimi più di lui. In ottobre, quando il generale Allenby approva, a Gaza, la nomina di Massignon allo stato maggiore di Feysal, Lawrence oppone il suo veto. Minaccia di dimettersi. .

Georges Picot chiede al Quai d’Orsay l’apertura di un importante credito affinché Massignon possa, con la concessione di sovvenzioni, dare agli Arabi l’impressione che la Francia partecipi bene ai combattimenti ! Egli è promosso capitano, a titolo temporaneo, per essere pari grado di Lawrence, ma quest’ultimo che già rifiuta la presenza troppo vistosa di ufficiali inglesi al suo fianco, ancor meno vuole un Francese, soprattutto a portata di mano da Damasco.

Massignon viene allora inviato a consigliare lo stato maggiore di un’effimera Legione Araba, di obbedienza anglo-francese. Passa una parte del suo tempo - come aveva fatto Lawrence all’Ufficio Arabo, in Egitto – ad interrogare i prigionieri arabi incorporati nell’esercito ottomano per far loro cambiare campo, se necessario pagando. A fine ottobre, in un rapporto al Quai d’Orsay, nota il montare del nazionalismo tra i membri della Legione, in gran parte musulmani. Fa osservare che tutti sognano di liberare i paesi arabi, compresi quelli nord-africani… una rivendicazione idealistica, scrive, difficile da appoggiare [9].

Traduzione dal francese eseguita da Belgicus (Eurasia).

Les Espions de l’or noir è venduto per corrispondenza dalla Libreria del Réseau Voltaire. Esso si rivolge ai lettori che hanno già una conoscenza del Vicino Oriente contemporaneo. Con piacere essi vi scopriranno il volto segreto di celebri personaggi.

[1] L’orientalista Louis Massignon, morto nel 1962, è considerato il più grande islamologo francese.

[2] L’accusa di spionaggio, più o meno fondata, inseguì Massignon per tutta la sua vita. Nel marzo del 1953, Majallat al-Ahzar, rivista dell’università di al-Azhar, al Cairo, lo accusò di interessarsi ai mistici solo per distogliere i musulmani dalla vera fede. Essa lo denunciò come agente dei missionari cristiani. Alcuni nazionalisti arabi non gliele risparmiavano. Essi lo ritenevano, come molti altri orientalisti, un ipocrita al servizio del colonialismo.

[3] Confraternita sufi, fondata nel 1837,da Muhammad ibn Ali al-Senussi, originario della regione di Orano, in Algeria.

[4] Mansur al-Hallaj affermava, in particolare, che Dio parlava per bocca sua, di dover essere ucciso per sfuggire alla condizione umana e riunirsi alla totalità divina.

[5] Il generale Léon de Beylié aveva effettuato degli scavi in Mesopotamia, a Samarra e nel Kurdistan, nel 1907. Egli è autore di : L’Inde sera-t-elle russe ou anglaise ? Berger-Levrault, Paris, 1889, e Mon journal de voyage, de Lorient à Samarcande, F. Allier père et fils, Grenoble, 1889.

[6] Essendo il corpo smembrato di al-Hallaj stato gettato nel Tigri, i suoi fedeli gli eressero in seguito un cenotafio, tomba simbolica vuota.

[7] Louis Massignon sosterrà la sua tesi nel 1922. Pubblicherà : La Passion de Al-Hallaj, Gallimard, Paris, 1975, e Al-Hallaj, Recueil d’oraisons et d’exhortations du martyr mystique de l’Islam, J. Vrin, Paris, 1975.

[8] Samarra, situate 135 chilometri a nord di Bagdad, era nel XIX secolo la capitale dell’Iraq. Le sue vestigia si estendono su trenta chilometri lungo il Tigri. I suoi monumenti più conosciuti sono la Malwiya, un minareto elicoidale, la Grande moschea del Venerdì e la moschea al-Askariya, ricoperta di tegole d’oro, presso la quale fu occultato nell’anno 874 Muhammad, 12° imam sciita – il Mahdi.

[9] Keryell, Jacques (sotto la direzione di), Louis Massignon et ses contemporains, Karthala, Paris, 1997.