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La guerra non è solo quella che si vede. Oltre alle operazioni belliche in Afghanistan e Iraq, il Pentagono conduce una guerra segreta, in cui l’Iran è uno degli obiettivi centrali. La coordina il Comando delle operazioni speciali (Ussocom), che dispone di circa 57mila specialisti dei quattro settori delle forze armate. La loro missione ufficiale comprende: raccolta di informazioni sul nemico; azione diretta per distruggere obiettivi, eliminare o catturare nemici; guerra non-convenzionale condotta da forze esterne, addestrate e organizzate dallo Ussocom; controinsurrezione per aiutare governi alleati a reprimere una ribellione; operazione psicologica per influenzare l’opinione pubblica straniera così che appoggi le azioni militari Usa. Come emerge da un’inchiesta del Washington Post, le forze per le operazioni speciali sono oggi dispiegate in 75 paesi, rispetto a 60 un anno fa [1]. La loro crescente importanza è testimoniata dal fatto che «i comandanti delle forze speciali sono oggi più presenti alla Casa bianca di quanto lo fossero all’epoca di Bush».

L’area in cui si concentrano tali operazioni, il cui finanziamento è salito ufficialmente a 10 miliardi di dollari, comprende il Medio Oriente, l’Asia centrale e l’Africa orientale. Esistono però «piani per attacchi preventivi o di rappresaglia in numerosi posti in tutto il mondo, da mettere in atto quando si scopre un complotto o dopo un attacco». L’uso delle forze per le operazioni speciali offre il «vantaggio» di non richiedere l’approvazione del Congresso e di rimanere segreto. Tali operazioni, secondo funzionari dell’amministrazione citati dall’agenzia Upi, «potrebbero aprire la via ad attacchi militari contro l’Iran se si acuisce il confronto sul programma nucleare di Teheran».

Nel quadro della «guerra non-convenzionale», lo Ussocom impiega compagnie militari private, come la Xe Services (già Blackwater, nota per le sue azioni in Iraq) che risulta impegnata in varie operazioni speciali, tra cui la raccolta di informazioni in Iran. Qui lo Ussocom sostiene direttamente o indirettamente i gruppi ribelli, soprattutto quelli nella zona sud-orientale a maggioranza sunnita. Senza guardare troppo per il sottile: uno di questi, «I sacri guerrieri del popolo», figura nella lista delle organizzazioni terroristiche redatta da Washington. La stessa politica viene condotta in Afghanistan, dove le forze per le operazioni speciali si avvalgono di signori della guerra locali. Uno di questi -— riporta The New York Times [2] — è Matiullah Khan: con il suo esercito privato, combatte gli insorti insieme alle forze speciali Usa (il cui quartier generale è a un centinaio di metri da quello di Matiullah Khan) e assicura il transito dei convogli della Nato, che gli paga un pedaggio di 1.200 dollari a camion. E’ così divenuto, nella sua provincia, il più potente e ricco signore della guerra. Grazie a quella che il Pentagono chiama «guerra non-convenzionale».

Fonte
Il Manifesto (Italia)

[1] « Obama aumenta gli assassinii mirati », Rete Voltaire, 6 guigno 2010.

[2] « With U.S. Aid, Warlord Builds Afghan Empire », di Dexter Filkins, New York Times, 5 guigio 2010.