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In Siria, Sarkozy ripete gli errori commessi da Chirac

La « Marcia del ritorno » aggiusta la bussola / Commemorazione del 63° anniversarion della Nakba

| Beirut (Libano)
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Le amicizie legate dalla Siria non hanno resistito allapressione degli Stati Uniti. In cambio dela gestione del petrolio libiano, il Qatar ha utilizzato Al-Jazeera per invocare la caduta del governo siriano.La Turchia ha anticipato un po’ velocemente gli eventi e si posta come un paese che dà una lezione sperando influire a breve termine suol nuovo regime.Osservando la fragilizzazione di Damasco, Nicolas Sarkozy ha pensato poter dare il colpo di grazia.

La tendenza generale

In Siria, Sarkizy ripete gli errori commessi da Chirac

Cambiando atteggiamento verso la Siria, il Presidente francese Nicolas Sarkozy commette lo stesso errore del suo predecessore Jacque Chirac, che si era ritorso contro il Presidente Bachar el –Assad all’indomani dell’occupazione di Bagdad da parte de gli Stati Uniti. Da millantarore dell’unilateralismo della Casa Bianca, accanito opponente all’invasione dell’Irak e partner strategico della Siria, Chirac si é trasformato in semplice seguitore di Washington, accontentandosi delle briciole e rendendo favori all’amministrazione di George Bush, tra cui favori, il più importante é quello dell’elaborazione della risoluzione 1559 dell’ONU. A quell’epoca, Chirac aveva immaginato che l’invasione dell’Irak avrebbe segnato l’inizio di un nuovo ordine nel Medio Oriente e che se la Francia voleva conservare un posticino, doveva adeguarsi agli Stati Uniti, a spese della sua relazione speciale con la Siria. Sarkozy segue lo stesso cammino. Ha pensato che partecipando agli attacchi della Nato contro la Libia, si riservava un posto privilegiato nel piano stato-unitense che gli avrebbe permesso di compensare gli insuccessi e le perdite in Africa, soprattutto in Tunisia, nel Sudan e in altri Paesi dell’Africa del Nord dove lo zio Sam é arrivato per contendergli le ultime zone di influenza. Investendosi nella campagna di pressioni diplomatiche e politiche contro la Siria, spera raccogliere i frutti di questo allineamento sotto forma di contratti petroliferi e progetti di ricostruzione nella Libia post-Gheddafi.

Tuttavia, nella sua qualità di Ministro dell’Interno di Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy era ben piazzato per conoscere la portata delle perdite di cui la Francia ha patito a causa della sua ostilità verso la Siria. E’ d’altronde per questo motivo che ha cambiato d’atteggiamento verso Damasco subito dopo la sua elezione, preferendo costruire una relazione di cooperazione con il presidente Bachar el-Assad, che ha avantaggiato la Francia sul piano sicuritario- la lotta contro il terrorismo-, economico- il ritorno della Francia in Siria- e politico, con il ruolo di primo piano svotlo da Parigi in Libano e in altre pratiche del Medio Oriente.

Ma ecco che il presidente francese si pone in in testa agli Stati che, tramite la loro azione, giocano la carta della destabilizzazione della Siria, adottando un solo punto di vista e ignorando le realtà del terreno, dove i gruppi islamisti estremisti, con l’apparenza di manifestanti pacifici che reclamano riforme legittime, dirigono un’insurrezione armata che ha già provocato circa 120 morti e 350 feriti nelle file dell’esercito e della polizia siriana. E quando degli attivisti fanatici sono stati arrestati e messi in prigione, i Siriani hanno potuto manifestare, venerdi 13 maggio, senza che i raduni si trasformino in facciate per degli uomini armati. Il bilancio scarso in vittime, paragonato a quello delle settimane precedenti, ne é la prova vivente. Tanto é vero che Nicolas Sarkozy fà finta di non sapere che il presidente Assad ha iniziato delle riforme che permetteranno di modernizzare la Siria accordandole maggiori libertà politiche e mediatiche

L’Ambasciatore di Francia a Damasco, Eric Chevallier, si sforza, nei suoi rapporti, di mettere in rilievo questa dimensione della crisi in Siria, cosi come la volontà di riforme da parte del presidente siriano, ma nessuno lo vuole ascoltare. Infatti, non sono le riforme che interessano l’Occidente ma le alleanze regionali della Siria cosi come le costanti nazionali que la Siria difende da più di 40 anni. Gli emissari che vengono da Damasco cosi come i messaggi indiretti indirizzati alla direzione siriana non citano « le libertà e la democrazia », ma il bisogno di rompere l’alleanza con l’Iran, di interrompere il sostegno ai movimenti di resistenza libanesi, palestinesi e irakiani e la ripresa delle negoziazioni di pace dirette e incondizionate con Israele. Quello che George Bush e Jacques Chirac non sono riusciti ad ottenere della Siria, Barak Obama e Nicolas Sarkozy non lo otterranno nemmeno loro. Se ne renderanno conto a loro proprio discapito. Hanno ancora tempo per rifarsi, mettendo da parte gli utensili di pressione e intimidazione che hanno provato laloro inefficacia con la Siria.

La tendenza nel mondo arabo

La « Marcia del ritorno » aggiusta la bussola

63 anni dopo la Nakba, la terza la generazione di profughi palestinesi- di cui i genitori e nonni sono stati scacciati dalla loro terra da delle organizzazioni terroristes sioniste- ha gridato in faccia al mondo il rifiuto di dimenticare le sue radici e la sua determinazione a recuperare i suoi diritti inalienabile.Organizzando « la marcia del Ritorno », i Palestinesi della diaspora hanno, con un formidabile rimbalzo, smentito tutte le analisi che citano la fine del « mito del ritorno ». E reprimendo selvaggiamente questo movimento pacifico, gli Israeliani hanno confermato aver cercato, con i loro alleati arabi e occidental, di far dimenticare : la natura brutale del loro regime.

La « marcia del Ritorno » interviene ad un momento cruciale nella storia degli Arabi, marcata dalla caduta dei regimi pro-americani della Tunisia e dell’Egitto, e dai tentativi di destabilizzazione della Siria, ultimo paese arabo realmente indipendente politicamente e bastione del panarabismo. Le decine di migliaia di profughi palestinesi, provenienti dai campi di Siria, Giordania e dai Territori palestinesi occupati, sono venuti per ricordare que la Palestina rimane la ragione centrale degli arabi, in un momento dove si spargono sforzi giganteschi per far dimenticare questa ingiustizia inflitta ad un popolo intero.

Questa iniziativa ha in più ricordato agli Arabi e ai Palestinesi che il loro nemico, l’unico e autentico, resta Israele, ad un’epoca dove perfidi tentativi, fatti dall’Occidente e certi paesi arabi,cercano di deviarli dal loro vero obiettivo, creando un’animosità artificiale irano-araba, e facendo credere loro che il pericolo che li aspetta viene dall’Iran e non dallo stato razzista che ha rubato la loro terra e che minaccia, tutti i giorni, la loro esistenza in quanto nazione indipendente.

La « Marcia del Ritorno » ha inoltre riaffermato il ruolo centrale della Siria nel conflitto israelo-arabo. Una Siria in preda da settimane a violenti disordini che hanno come scopo quello di squilibrarla proprio per deviarla dalle sue reali preoccupazioni , in modo tale da alleggerire Israele e i suoi amici arabi. Permettendo alle migliaia di profughi palestinesi di raggiunege il Golan occupato per passare nel villaggio di Majdal Chams, Damasco ha in un primo tempo dato una smentita sferzante a tutti coloro che l’accusano di mantenere una calma olimpica su questo fronte, e ha inviato un messaggio forte a tutti coloro che vogliono intenderlo : qualunque sia l’ampiezza delle pressioni esterne e interne fatte contro di lei, la Siria non perderà mai la testa e sà in maniera pertinente che la vera battaglia si svolge contro gli israeliani e non altrove. Ha dimostrato che la sua influenza resta decisiva sulla principale pratica del Medio oriente a discapito delle pressioni e del ricatto di cui é vittima.

Di fronte agli eventi di domenica 15 maggio, Israele era disorientata, sorpresa e destabilizzata. La sua prima reazione é stata quella di sparare sulla folla e di accusare nominativamente il presidente siriano, Bachar el Assad, di essere responsabile di questi incidenti. Un’accusa che non ha per niente initimidito le autorità siriane che hanno denunciato i crimini dello stato ebraico e chiesto alle Nazioni Unite di assumere le loro responsabilità. Una fonte responsabile del Ministero siriano degli Esteri ha cosi affermato che la Siria, che rimane solidamente attaccata ai diritti del popolo palestinese e che ha sostenuto la sua resistenza per recuperare i suoi diritti legittimi e la liberazione dei territori occupati, saluta, all’occasione della commemorazione dellaNakba, i martiri della nazione araba che si sono sacrificati durante decenni per la vittoria della causa palestinese.

La stessa fonte afferma che il movimento popolare palestinese di domenica é intervenuto in seguito al disprezzo da parte di Israele delle risoluzioni della legalità internazionale e alla sua persistenza nell’usurpazione delle terre e dei diritti arabi e al suo eclissarsi di fronte alle esigenze di pace giusta e globale. « La Siria condanna vivamente le pratiche criminali israeliane commesse contro il nostropopolo nel Golan siriano, in Palestina e nel sud del Libano, facendo martiri e feriti »ha concluso il Ministero degli Esteri. Versando il loro sangue in questa domenica 15 maggio, i nipoti della Nakba hanno aggiustato la bussola. Hanno ricordato che per gli arabi, questa bussola puo’ indicare una sola direzione : quella della Palestina

Eventi

Commemorazione del 63° anniversarion della Nakba

Le truppe israeliane hanno sparato su dei manifestanti civili alle frontiere con la Striscia di Gaza, il Libano e la Siria sull’altopiano occupato del Golan, domenica, al momento dei raduni per il 63° anniversarion dellaNakba, la « catastrofe », rappresentata per gli Arabi dalla creazione dello Stato di Israele, nel 1948. Almeno 22 persone sono state uccise e 350 altre ferite. Gli incidenti più omicida hanno avuto luogo nel sud del Libano e sull’altopiano siriano del Golan, occupato e annesso da Israele.

Migliaia di manifestanti venuti dalla Siria si sono ammassati vicino alla frontiera. Diverse centinaia hanno forzato il passaggio in modo da penetrare nel villaggio occupato di Majdal Chams. I soldati hanno sparato per impedirglielo. 10 persone sono state uccise e diverse decine ferite. Almeno 2 manifestanti sono morti all’interno del Golan occupato, 4 morti sono da segnalare dal lato siriano. I manifestanti sono dei Palestinesi che vivono nei campi profughi in Siria. Uno tra quelli che hanno attraversato la frontiera, intervistato sul canale televisivo israeliano Channel 2, ha detto essere un abitante del campo profughi di Yarmouk. « Sono un palestinese di Nazareth » ha aggiunto. Il canale televisivo ha diffuso le immagini, prese da un abitante del vilalggio di Majdal Chams, frontalierio del Golan, di cio’ che lo stesso canale ha presentato come una manifastazione pro-palestinese nelle strade del villaggio. Israele ha occupato il Golan al momento della guerra israelo-araba nel 1967. La Siria reclama la restituzione di questo territorio, Damasco esige che cio’ compaia in ogni accordo di pace che sarà concluso con Israele. A una quarantina di chilometri all’Ovest del Golan, almeno persone sono state uccise nel villaggio frontaliero di Maroun-el-Ras nel sud del Libano. I militari israeliani hanno sparato su dei manifestanti che avevo raggointo la barriera alla forntiera e cominciato a scnadire degli slogan ostili a israele : « attraverso la nostra anima, il nostro sangue, noi ci sacreifichiamo per te Palestina », gridavano. Dei profughi palestinesi avevano raggiunto il villagio in carri decorati con poster che affermavano « noi ritorniamo ». Molti tra loro venivano dai 12 campi profughi palestinesi in Libano, che ospitano circa 400.000 persone. Nella Striscia di Gaza, 2 persone sono state uccise e una quarantina d’altre ferite durante una manifestazione vicino alla frontiera israeliana, secondo i soccorsi palestinesi. Manifestazioni hanno ugualmente avuto luogo in Cis-Giordania. In un campo profughi vicino a Gerusalemme, i soldati hanno usato dei gas lacrimogeni per disperdere gruppi di individui che lanciavano delle pietre. All’interno dello stesso territorio israeliano, le forze dell’ordine erano in allerta . Nella Striscia di Gaza controllata dall’ Hamas, il suo omologo Ismail Haniyé ha considerato davanti a migliaia di persone che i Palestinesi marcavano questa giornata con “la grande speranza di porre fine al progetto sionista in Palestina”. I Palestinesi commemoravano la Nakba, che aveva condotto all’esodo di centinaia di migliaia di Palestinesi. La sorte di milioni di profughi e dei loro discendenti rimane una delle questioni chiave di un processo di pace israelo-palestinese che si trova in una strada senza uscita. Su Facebook e altre piattaforme sociali su Internet, dei militanti avevano fatto appello ai Palestinesi e al loro sostegno in altri paesi per manifestare alle frontiere di Israele.

In Egitto, per evitare ogni tipo di incidente, l’esercito aveva messo almeno 15 posti di blocco, sorvegliati da carri e carri armati, lungo la strada tra la città di El-Arish e il punto di passaggio tra Rafah e la Striscia di Gaza. I militari facevano indietreggiare tutte le persone non residenti in quel settore. Inoltre, a Tel Aviv, una persona é stata uiccisa e 17 altre ferite da un camion che ha urtato diverse macchine e investito dei passanti. Il conduttore che é stato arrestato, ha 22 anni e abita a Kafr Kassem, un villaggio arabo nel centro di Israele in cui le organizzazioni terroriste ebree avevano commesso un odioso massacro nel 1948. Sabato un Palestinese di 17 anni ferito da una pallottola durante una manifestazione a Gerusalemme il giorno prima, é morto. Era stato ferito nel quartiere di Silwane, luogo di forte tensione, mentre dei palestinesi lanciavano delle pietre in direzione della polizia e dei coloni israeliani armati.

Traduzione
Carola Carlotta

Fonte
New Orient News

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