La presenza di jihadisti cinesi in Siria è attestata dall’ottobre 2012 [1], ma è aumentata drammaticamente nell’estate 2014, costituendo una Chinatown a Raqa, capitale dell’Emirato islamico. Soprattutto della comunità uigura, i combattenti spesso passano da Cambogia e Indonesia e arrivano con l’aiuto dei servizi segreti turchi (MIT).

Negli ultimi mesi, diversi attacchi islamisti sono stati perpetrati in Cina dai jihadisti in Siria:
- Piazza Tiananmen a Pechino, 28 ottobre 2013, 5 morti e oltre 40 feriti;
- stazione Ferroviaria Kunming, 1 marzo 2014, 29 morti e 143 feriti;
- stazione Uruqmi, 30 aprile 2014, 2 morti e 79 feriti;
- mercato Urumqi, 22 maggio 2014, 31 morti e molti feriti;
- stazione di polizia di Kargilik, 21 giugno 2014, 13 morti e 3 feriti.
- comando della polizia Shashe/Yarkant. 28 luglio 2014, 96 morti e molti feriti.

Anche se ci sono preoccupazioni in Europa e Stati Uniti, è attualmente il solo caso noto di combattenti che hanno attaccato al rientro dalla Siria nell’ambito delle organizzazioni jihadiste [2]. L’Emirato Islamico sembra essere stato progettato per combattere la Repubblica popolare cinese [3].

Il ministero della Difesa iracheno ha pubblicato due foto di cittadini membri cinesi dell’Emirato Islamico.

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A metà ottobre 2014, al-Qaida pubblicava sul primo numero della sua rivista in inglese Resurgence, un articolo sul Turkestan orientale, l’antico nome del Xinjiang, sostenendo che l’Islam è vietato in Cina sebbene sia una delle cinque religioni ufficiali. Inoltre, la rivista invoca interventi contro le rotte di approvvigionamento della Cina. Secondo quanto riferito, più di un migliaio di jihadisti cinesi sarebbero addestrati in Pakistan, da cui vengono inviati in Siria e da cui tornano in Cina.

Nel corso della storia, la Cina ha espresso otto volte il veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 4 volte per proteggere la Siria dalle aggressioni occidentali e del Golfo.

La RPC, che finora era sempre al fianco del Pakistan nel confronto indo-pakistano, ha deciso di avvicinarsi all’India per effettuare esercitazioni antiterrorismo [4].

Cina e Russia hanno creato la Shanghai Cooperation Organization per lottare contro separatismo e jihadismo, in risposta alle attività di al-Qaida nella valle di Fergana. Secondo i media cinesi, negli ultimi due mesi 139 persone sono state arrestate e altri 256 condannate per i loro legami con le organizzazioni jihadiste.

[1] [2] [3] [4]

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Traduzione
Alessandro Lattanzio
(Sito Aurora)

[1] “Ritorno in Cina dei jihadisti in Siria”, Rete Voltaire, 8 luglio 2013.

[2] Il caso del francese Mehdi Nemmouche, accusato di aver ucciso tre persone presso il Museo Ebraico di Bruxelles, è di natura diversa, perché le sue vittime non erano semplici civili, ma due di loro erano agenti Mossad.

[3] "Una jihad globale contro i BRICS?", Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada (Mexique), Rete Voltaire, 18 luglio 2014. "Operazione Isis, obiettivo Cina", Manlio Dinucci, Il Manifesto (Italia), Rete Voltaire, 21 settembre 2014. "Chi compone l’Emirato islamico’", Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 22 stptembre 2014.

[4] Chinaís counter-terror drills with India are really about its fears of Pakistan, Rajeev Sharma, First Post, 19 ottobre 2014.