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Grazie all’EI, il Kurdistan iracheno ha aumentato le entrate petrolifere del 60%

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Dall’inizio della crisi in Iraq, cioè dall’invasione pre-concertata di parte dell’Iraq dall’Emirato islamico e dal governo regionale del Kurdistan [1], quattro mesi fa, quest’ultimo ha aumentato le entrate petrolifere del 60%. Parlando alla chiusura del forum "Medio Oriente in transizione", organizzato dall’Istituto di ricerca sul Medio Oriente, il ministro delle Risorse Naturali del governo regionale del Kurdistan (Irbil) Ashty Hawrami (nella foto), ha rivelato che, nonostante l’opposizione del governo federale iracheno (Baghdad), è riuscito a vendere sul mercato internazionale tutto il petrolio estratto a Kirkuk. Dall’inizio dell’offensiva congiunta dell’Emirato Islamico e del governo regionale del Kurdistan, questi ha sequestrato i giacimenti petroliferi di Kirkuk, aumentando illegalmente del 40% l’area che amministra.

Anche se il governo federale iracheno ha avviato una causa negli Stati Uniti contro la commercializzazione del petrolio rubato da parte del governo regionale del Kurdistan, tutta la produzione arriva nel porto di Ceyhan (Turchia) al prezzo internazionale (83 dollari al barile) e a volte con un leggero sconto (in questo caso 75 dollari al barile).

Il forum è stato aperto dall’impegno ad indire un referendum a Kirkuk, e si è concluso con la constatazione dell’attuale piena indipendenza economica ed autonomia del governo regionale del Kurdistan, seguita da un appello all’indipendenza politica.

Traduzione
Alessandro Lattanzio
(Sito Aurora)

[1] “Rivelazioni del PKK sull’EIIL e la creazione del "Kurdistan" ”, Rete Voltaire, 10 luglio 2014.

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