Chiedendo al Congresso di votare una "Autorizzazione per l’impiego della forza armata" (Authorization for Use of Military Force - AUMF), il presidente Obama ha deciso, alla fine, di chiarire quale sarà la politica degli Stati Uniti in Medio Oriente.

Secondo la sua proposta di legge, il Pentagono sarebbe autorizzato a combattere il Daesh [ndr: acronimo arabo che indica lo Stato Islamico] senza limitazione nello spazio (cioè a dire anche in Iraq e in Siria, non importa dove), utilizzando degli uomini al suolo per il collegamento e il sostegno alle forze aeree, ma non per il combattimento terrestre, infine per una durata di 3 anni rinnovabili [1]; una definizione di missione che corrisponde in ogni punto alle esigenze del capo di Stato Maggiore interforze, il generale Martin Dempsey [2].

Nel corso degli ultimi anni, soltanto due volte sono state votate "autorizzazioni per l’impiego della forza armata".

La prima, il 14 settembre 2001, autorizzava ad attaccare le nazioni, organizzazioni o persone legate agli attentati del 11 settembre, e tutte quelle legate ad altri gruppi terroristici qualunque fossero e senza limitazione di tempo [3].

La seconda, il 2 ottobre 2002, autorizzava l’invasione dell’Iraq [4]. L’autorizzazione era inutile, visto che Washington accusava Saddam Hussein di sostenere al-Qa’ida da molti anni, ivi compreso per l’organizzazione di attentati in Francia, in Gran Bretagna, in Spagna, in Italia, in Germania e in Russia (sic) [5]. Si rivelò invece necessaria nel momento che questa accusa grottesca fu abbandonata e che il generale Powell presentò, a titolo personale, le sue scuse pietose [6].

A distanza di tredici anni, la proposta di legge di Obama non mira tanto a legalizzare l’operazione della Coalizione internazionale anti-Daesh, perché il mandato del 2001 è ampiamente sufficiente, quanto a privare di ogni legalità le operazioni contro la Repubblica araba siriana. È esattamente ciò che il segretario alla Difesa, Chuck Hagel, aveva richiesto per iscritto a fine ottobre [7], e che gli valse la destituzione, su pressione del Likud israeliano e dei neo-conservatori degli Stati Uniti [8].

Il rapporto di forze è dunque cambiato in favore della Casa bianca. Il Primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, è in difficoltà nella sua campagna elettorale. La sua visita al Congresso è stata rinviata, malgrado l’invito che si era fatto mandare dal Presidente della Camera dei rappresentanti. Al tempo stesso i neo-conservatori statunitensi faranno tutto il possibile per ritardare il voto sulla proposta di legge Obama, nella speranza di una rielezione del loro campione a Tel Aviv.

Intanto, a Washington, il senatore John McCain, Presidente della commissione delle Forze armate, batte sul tamburo per fare fallire la proposta Obama. Pure affermando di volere distruggere il Daesh, l’uomo che negava le nostre rivelazioni secondo le quali egli aveva incontrato il "califfo" Ibrahim al-Baghdadi, nel maggio 2013 [9], ha finalmente ammesso, il 16 settembre 2014 su Fox News, di essere in contatto permanente con lo Stato Maggiore dell’"Emirato islamico" [10]. Basandosi sulla sua esperienza in Vietnam, ha spiegato che gli Stati Uniti dovevano allearsi col diavolo per rovesciare la Repubblica araba siriana; un obiettivo ormai inutile e pericoloso per Washington, ma pur sempre indispensabile per il progetto del Likud, volto a realizzare uno Stato sionista che si estenda dal Nilo all’Eufrate.

Il voto della proposta Obama potrebbe richiedere delle settimane, addirittura dei mesi. Se sarà adottata, metterà al tempo stesso un sigillo definitivo all’impegno statunitense contro il popolo siriano e al progetto di "rimodellamento del Medio Oriente allargato", dunque alla creazione di un "Kurdistan" pro-israeliano e di un "Sunnistan" terroristico, a cavallo tra la Siria e l’Iraq [11].

La logica di Obama sembra sia diventata anche quella di Ban Ki-moon. Il suo inviato speciale per la Siria, Staffan di Mistura, dovrebbe rilasciare un rapporto in cui si afferma che non si può combattere efficacemente il Daesh, né mettere fine al conflitto siriano, senza l’aiuto del presidente Bashar el-Assad.

Traduzione
Matzu Yagi
Fonte
Megachip-Globalist (Italia)

[2Martin Dempsey’s big win”, Philip Ewing & Jeremy Herb, Politico, Februray 12, 2015.

[5« Discours de M. Powell au Conseil de sécurité de l’ONU - Partie 6/7 », par Colin L. Powell, Réseau Voltaire, 11 février 2003.

[6« Colin Powell regrette ses accusations contre l’Irak », par Ossama Lotfy, Réseau Voltaire, 12 septembre 2005.

[7« Contre qui le Pentagone se bat-il en Syrie ? », Réseau Voltaire, 1er novembre 2014.

[8Obama ce l’ha ancora una politica militare?”, di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip (Italia), Rete Voltaire, 1 dicembre 2014.

[9John McCain, maestro concertatore della "primavera araba", e il Califfo”, di Thierry Meyssan, Traduzione Luisa Martini, Megachip (Italia), Rete Voltaire, 18 agosto 2014.

[10John McCain ammette di essere in contatto costante con l’Emirato islamico”, Traduzione Alessandro Lattanzio, Rete Voltaire, 23 novembre 2014.

[11La Coalizione divisa sui propri obiettivi”, di Thierry Meyssan, Traduzione Luisa Martini, Megachip (Italia), Rete Voltaire, 10 novembre 2014.