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Secondo l’Interpol, Abdelhakim Belhaj è il capo di Daesh nel Maghreb

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L’Interpol ha distribuito ai suoi Stati membri una nota redatta a partire da una richiesta del procuratore generale d’Egitto, Hichem Baraket, che accusa Abdelhakim Belhaj di essere il capo dell’Emirato islamico (Daesh) nel Maghreb.

Ex capo del Gruppo islamico che combatte in Libia (GICL), rinominato nel 2007 "Al-Qaida in Libia", Abdelhakim Belhaj, per quattro volte, tenta di assassinare Mouamar el-Kadhafi, tra il 1995 e il 1998, per conto del MI6 britannico. Si installa in Afghanistan al seguito di Osama Bin Laden. La giustizia spagnola lo sospetta di essere la mente degli attentati di Madrid dell’11 marzo 2004. E’ arrestato, il 6 marzo 2004, in Malesia e trasferito in una prigione segreta della CIA, dove è torturato secondo la tecnica di condizionamento del professore statunitense Seligman. In seguito a un accordo tra Washington e Tripoli, è rimandato in Libia dove è torturato di nuovo, ma questa volta dagli agenti britannici. Liberato nel 2010, si rifugia in Qatar. Nel 2011, svolge un ruolo cruciale nel rovesciamento della Jamahiriya araba libica. Il Consiglio nazionale di transizione lo nomina allora, su proposta della NATO, Governatore militare di Tripoli. Esige e ottiene le scuse da Washington e Londra per il trattamento che gli hanno inflitto. Alla fine del 2011, parte per la Siria e diventa capo dell’Esercito siriano libero, organizzazione creata dalla Francia per rovesciare la Repubblica araba siriana. Torna ben presto in Libia, dove porta i Fratelli Musulmani al potere a Tripoli. Crea dei campi d’addestramento di “Daesh” in Libia a Derna, Syrte e Sebrata; come anche un ufficio in Tunisia, a Djerba.


- “L’esercito libero siriano è comandato dal governatore militare di Tripoli”, di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 19 dicembre 2011.
- “Come al-Qaida è arrivata al potere a Tripoli”, di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 7 settembre 2011.

Traduzione
Federico Vasapolli

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Voltaire, edizione internazionale

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