Il partito politico dei Fratelli Mussulmani tunisini, Ennahdha (Movimento della rinascita), nel suo decimo congresso nazionale del 22 maggio scorso ha deciso di separare le attività religiose da quelle politiche per diventare un «partito civile».

A conti fatti questa riforma si limiterà a vietare il cumulo di funzione elettiva e responsabilità di predicazione. Il partito continuerà a definirsi “islamico”, non abbandonerà le attività religiose e continuerà a fare riferimento all’interpretazione religiosa dei Fratelli. In nessun caso diventerà laico. Nella sostanza nulla cambierà.

Per giudicare la sincerità di questa riforma basterà semplicemente ricordare che l’attuale presidente del partito, Rached Ghannouchi, partecipò al tentativo di colpo di Stato islamico del 1987 e che nel 1990 pregò a fianco di Osama Bin Laden in Sudan. E che non se n’è pentito.

Le pubbliche relazioni del congresso (compreso l’invito spesato di oltre cento giornalisti stranieri) sono state curate dall’MI6 britannico; prova questa che, se gli Stati Uniti hanno preso le distanze dai Fratelli Mussulmani, Londra continua a gingillarvisi.

Il presidente della repubblica, Neji Caïd Essebsi (ex Desturiano) ha salutato la «riforma» dell’immagine del partito pronunciando un discorso disseminato di numerosi riferimenti religiosi; segno che, in Tunisia, i Fratelli Mussulmani detengono ormai le principali leve del potere.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo