Di propria iniziativa, l’esercito libanese ha approfittato della situazione politica locale per attaccare il quartier generale di Daesh ad Arsal. Al termine di un’operazione di forza, l’esercito libanese è riuscito a catturare vivo l’emiro Ahmad Yussef Amun (foto) e dieci dei suoi uomini.

A livello mondiale, è la prima volta che un emiro di Daesh viene arrestato. Ferito nel corso dell’attacco, Amun è stato ricoverato, ma dovrebbe essere presto interrogato.

A fine dicembre 2013 l’esercito libanese era già riuscito a catturare un emiro di al-Qaeda, Majed al-Majed, che aveva rivelato, in una deposizione al magistrato, i legami del principe Bandar bin Sultan con numerosi responsabili politici arabi. Governo libanese e Arabia saudita avevano trovato un accordo: in cambio della distruzione della deposizione, l’Arabia saudita avrebbe fornito al Libano tre miliardi di dollari in armamenti. Così, molto opportunamente, Majed al-Majed moriva e la sua deposizione andava persa. Il regno saudita non ha mantenuto la promessa, distribuendo in compenso numerose bustarelle. Alcuni responsabili politici libanesi vedono nell’arresto di Ahmad Yussef Amun l’opportunità di rilanciare le pretese nei confronti dell’Arabia saudita.

Nel caso in cui l’esercito libanese riuscisse a trattenerlo, il prigioniero potrebbe rivelare i legami tra Daesh, la famiglia reale saudita, la famiglia del presidente turco Erdoğan e l’ex direttore della CIA David Petraeus.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo