Verso le tre del mattino del 7 dicembre, l’esercito israeliano ha bombardato, dal Libano, l’aeroporto militare di Mazzeh (Damasco). Il raid ha causato solo un incendio non grave.

Dall’inizio dei tentativi di rovesciamento della Repubblica araba siriana e di distruzione del Paese, ogni tre mesi circa Israele bombarda la Siria. Di solito, Tel Aviv adduce a pretesto la necessità di distruggere stock di armi che, secondo la sua versione, starebbero per essere consegnate allo Hezbollah libanese, suo nemico. Per i raid più recenti, invece, Israele non ha accampato scuse.

In linea generale, l’esercito israeliano è intervenuto soprattutto come appoggio aereo agli jihadisti, dunque contro la Siria.

Se, all’inizio, Israele per colpire gli obiettivi penetrava lo spazio aereo siriano, oggi si accontenta o di tirare dal proprio territorio, o di tirare da aerei che sorvolano illegalmente il Libano. In effetti, la Federazione russa ha piazzato a Lattakia missili terra-aria S-300 e ne ha offerti altri alla Siria. Questi missili sono reputati essere in grado di distruggere ogni aeromobile.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo