Lo stato-maggiore dell’esercito iracheno ha annunciato l’imminente liberazione di Mosul. Sottoposti a uno stretto controllo della censura militare, i media enfatizzano la conquista delle rovine della moschea di al-Nuri, dove il califfo Abu Bakr al-Baghdadi aveva proclamato la vittoria. Il primo ministro iracheno, Haider al-Abadi, reputa che, di fatto, si tratti della fine di Daesh.

In realtà Daesh è uno strumento creato dall’ex direttore nazionale dell’intelligence USA, John Negroponte, partendo da un nucleo di gruppi armati controllati dal MI6 britannico. Mentre l’amministrazione Obama voleva che Daesh creasse un “Sunnistan” per tagliare la via della seta che collega la Cina al Mediterraneo, via Teheran, Bagdad e Damasco, l’amministrazione Trump invece si oppone alla costituzione di uno Stato da parte di Daesh. Le operazioni condotte contro le due principali città in mano a Daesh, Mosul (Iraq) e Racca (Siria) dovrebbero effettivamente ricacciare il diavolo sottoterra e riportare il sistema terrorista a quel che era ai tempi di Al Qaeda.

Le tempestive dichiarazioni degli ufficiali iracheni sembrano rispondere alla preoccupazione di Washington di sovrastare l’annuncio di Mosca della morte del califfo di Daesh, Abu Bakr al-Baghdadi, ucciso dai russi.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo