Il ministro giordano incaricato delle relazioni con la stampa, Mohamed Momani, è intervenuto alla televisione nazionale per magnificare le eccellenti relazioni tra Giordania e Siria.

Secondo le Nazioni Unite, la Giordania ospita 650.000 rifugiati siriani. Secondo Amman i profughi siriani sarebbero in realtà 1.400.000, un numero ragguardevole che dovrebbe contribuire a riequilibrare la demografia della Giordania, la cui popolazione è per l’80% palestinese.

La Giordania ha fatto il possibile per non venire coinvolta nel conflitto siriano, tuttavia il Regno, sul cui territorio sono installate basi di Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Arabia Saudita, è diventato, suo malgrado, una retrovia per gli jihadisti presenti nel sud della Siria.

A febbraio 2015 la Giordania aveva duramente reagito all’esecuzione di un proprio pilota militare, arso vivo da Daesh. Per ritorsione, aveva impiccato due terroristi e vietato agli jihadisti, in addestramento nelle basi militari occidentali, di lasciare i propri alloggiamenti.

Nell’estate 2016 le relazioni tra Amman e Damasco sono diventate tese perché l’esercito giordano permetteva agli jihadisti delle basi militari di muoversi verso la Siria.

Nel suo intervento, Mohamed Moman ha sottolineato che, per l’intera durata del conflitto, Giordania e Siria hanno mantenuto relazioni diplomatiche ad alto livello; che la Giordania non ha mai interferito nella politica interna siriana e ha sempre rispettato il presidente Bachar el-Assad.

Il ministro ha anche tracciato un bilancio positivo delle zone di de-escalation, istituite con i negoziati di Astana.

Queste ultime affermazioni di Moman sono state interpretate come un avvertimento agli jihadisti presenti nel sud della Siria e un invito ad arrendersi.

A seguito delle dichiarazioni ufficiali giordane, l’Esercito Arabo Siriano ha ripreso due postazioni alla frontiera siriana, occupate dagli jihadisti.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo