L’8 e il 9 settembre scorsi il ministro russo degli Esteri, Sergei Lavrov, ha incontrato a Riad il suo omologo saudita e il re Salmane.

Nel comunicato finale congiunto si legge:
«L’analisi dei problemi del Medio Oriente ha messo l’accento sulla soluzione politica e diplomatica più rapida possibile dei conflitti e delle crisi che perdurano in questa regione strategica, soprattutto sulla situazione in Siria, Yemen, Iraq, Libia, zona del Golfo e sui territori palestinesi. Russia e Arabia Saudita hanno confermato la loro convergenza negli approcci di principio riguardo al rigoroso rispetto del diritto internazionale, della sovranità e integrità territoriale degli Stati, e anche riguardo all’unione degli sforzi della comunità internazionale nella lotta al terrorismo e all’ideologia estremista».

In seguito Sergei Lavrov si è recato ad Amman. Nel corso di una conferenza stampa, a proposito della sua visita in Arabia, il ministro russo ha dichiarato:
«Sì, credo che l’Arabia Saudita sia pronta a risolvere la crisi siriana. Questo è stato confermato sin dall’inizio del processo d’Astana, quando Russia, Turchia e Iran hanno creato questo format. Durante lo svolgimento del processo abbiamo avuto conferma dell’appoggio dell’Arabia Saudita a questo format e della sua volontà di cooperare per stabilire zone di deconflitto e mettere in atto altre iniziative elaborate ad Astana. Nella sua fase attuale, il processo d’Astana è il meccanismo più efficace per fermare lo spargimento di sangue, creare le condizioni per risolvere i problemi umanitari e avviare un dialogo politico. Astana è il luogo attuale del dialogo diretto tra governo e opposizione armata. Penso che tutti quelli che sostengono questo format s’interessino non solo a un esito positivo del processo, ma anche a una risoluzione della crisi siriana conformemente al diritto internazionale e alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza del’ONU.»

La riunione d’Astana potrebbe essere anticipata al 15 settembre.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo