Il 20 gennaio 2018, alle ore 14 T.U., l’esercito turco è entrato ufficialmente in Siria, nel quadro dell’operazione denominata “Ramoscello d’Olivo”.

I combattimenti sono in realtà iniziati il giorno prima, ma solo con tiri dalla Turchia di granate contro le forze kurde sotto il comando USA. Il ministro della Difesa turco, Nurettin Canikli, ha parlato d’inizio, di fatto, dell’operazione.

In un discorso televisivo, il presidente Erdogan ha confermato l’operazione. Il capo di Stato turco ha precisato che, dopo aver ripulito Afrine, l’esercito avrebbe proseguito la missione fino a Manbij.

Il ministro turco degli Esteri, Mevlut Vavusglu, ha affermato di aver informato in forma scritta, prima dell’inizio dell’operazione, la Siria che però ha smentito di aver ricevuto la comunicazione.

Il capo dei servizi segreti turchi, Hakan Fidan, e il capo di stato-maggiore turco il 18 gennaio erano a Mosca.

Come misura protettiva, la Russia ha ritirato le proprie truppe davanti all’avanzata turca.

Il ministro degli Esteri Russo, Sergei Lavrov, ha avuto una conversazione telefonica con l’omologo statunitense, Rex Tillerson.

Tillerson ha smentito le affermazioni scorrette di un alto funzionario della Difesa, secondo cui gli Stati Uniti stavano preparando, al confine turco-siriano, una forza permanente di sicurezza di 30.000 uomini, per metà kurdi. Rete Voltaire aveva rivelato che l’altra metà era formata da ex jihadisti di Daesh. La Turchia aveva immediatamente minacciato di intervenire contro la costituzione di una forza terrorista alla propria frontiera.

Le milizie turcomanne siriane si sono unite all’esercito turco.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo