Il 17 febbraio 2018, al congresso provinciale d’Eskișehir dell’AKP, il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha tenuto un discorso sull’invasione della Siria da parte dell’esercito turco (operazione Ramoscello d’Ulivo), dichiarando:

«Coloro che pensano che abbiamo cancellato dai nostri cuori le terre da cui cent’anni fa ci siamo ritirati in lacrime si sbagliano. In ogni occasione ribadiamo che Siria, Iraq e altri luoghi della mappa dei nostri cuori non sono diversi dalla nostra stessa patria. Ovunque venga inteso l’appello alla preghiera, noi lottiamo affinché non si brandisca una bandiera straniera. Quanto fatto sinora è niente a confronto degli attacchi ancora più imponenti che prevediamo per i prossimi giorni: Dio lo vuole!».

La Turchia, membro della NATO, occupa già territori a Cipro, in Iraq e Siria, e rivendica territori greci in cui risiede una minoranza mussulmana.

Il 15 ottobre 2016, in un discorso tenuto all’università che porta il suo nome, Erdoğan ha rivelato la propria nuova politica estera e annunciato l’intenzione di riconquistare i territori tolti alla Turchia dopo la disfatta nella prima guerra mondiale. Ciò per tenere fede al giuramento nazionale (Misak-ı-Millî) dell’ultimo parlamento ottomano, il 12 febbraio 1920. Il presidente turco ha menzionato, in particolare, la Tracia Occidentale e il Dodecaneso.

A dicembre 2017 Kemal Kılıçdaroğlu, leader del Partito Repubblicano del Popolo (CHP, socialista) aveva annunciato che nel 2019 la Turchia invaderà 18 isole greche, come nel 1974 Bülen Ecevit invase Cipro, perché «non esiste alcun documento» che provi che queste isole appartengano ad Atene.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo