Dopo nove anni senza consultazioni nazionali a suffragio universale, il 6 maggio 2018 si sono svolte in Libano le elezioni legislative.

Ogni elettore viene assegnato a una comunità religiosa registrata. L’appartenenza alla comunità è ereditaria e non ha niente a che vedere con la fede o mancanza di fede degli elettori.

Una nuova legge elettorale garantisce l’immobilismo: il numero di deputati per comunità religiosa viene fissato prima delle elezioni. Le funzioni del presidente dell’Assemblea e del primo ministro vengono parimenti ripartite in anticipo tra le comunità religiose.

Il sistema elettorale è proporzionale, ma all’interno della rigida cornice delle comunità religiose, così impedendo, di fatto, l’emergere di nuovi partiti politici.

Nessuna regola stabilisce le condizioni per il finanziamento della campagna elettorale.

Per l’intera giornata, i partiti politici sponsorizzati dall’Iran hanno fatto appello agli elettori perché andassero a votare. Hanno anche chiesto il prolungamento dell’orario di apertura dei seggi. I partiti politici sponsorizzati dall’Arabia Saudita si sono invece opposti.

Alla fine si è recata alle urne meno della metà degli elettori.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo