Il presidente della Repubblica Popolare di Donetsk (o Malorossiya), Alexandre Zakhartchnenko, è stato ucciso il 31 agosto 2018 in un attentato. Nell’esplosione della bomba sono rimasti feriti anche il ministro delle Finanze, Alexandre Timofeïev, e altre dieci persone.

La polizia è riuscita a identificare gli autori dell’attentato, che lavorerebbero per i Servizi di Sicurezza dell’Ucraina. È subito iniziata una caccia all’uomo.

Alexandre Zakhartchnenko aveva firmato gli accordi di Minsk II, che il presidente ucraino, Petro Porochenko, rifiuta di applicare.

Il consiglio dei ministri di Donetsk ha decretato tre giorni di lutto nazionale.

La Federazione di Russia ha immediatamente chiesto l’apertura di un’inchiesta internazionale. Il presidente Vladimir Putin ha fatto le condoglianze alla famiglia del presidente assassinato e al popolo di Donetsk. Il ministro degli Esteri, Sergueï Lavrov, ha annullato le prossime riunioni del Format Normandia, gli incontri a quattro tra Francia, Germania, Ucraina e Russia.

Anatoli Bibilov, presidente dell’Ossezia del Sud, unico Stato che riconosce la Repubblica Popolare di Dontesk, ha dichiarato che l’assassinio di Zakhartchnenko è un atto di «terrorismo di Stato».

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo