Il governo iraniano è intervenuto presso il governo francese per la vicenda del Centro Zhara [1]. Secondo Teheran, l’accusa a quest’organizzazione di aver progettato un attentato contro il meeting annuale dei Mujaheddin del Popolo del 30 giugno 2018 è frutto di un complotto da parte di uno Stato terzo.

Negando ogni responsabilità dell’Iran nella vicenda, il portavoce del ministero iraniano degli Esteri, Bahram Ghassemi, ha invitato la Francia a sedersi attorno a un tavolo per mettere a confronto le reciproche informazioni.

Parigi ha immediatamente rilasciato il rappresentante dell’ayatollah Ali Khamenei, nonché leader degli sciiti francesi, Yahia Gouasmi, in stato di fermo da parecchie ore.

Il ministro dell’Interno francese non parla più di arresti, bensì di 12 «visite domiciliari» (perquisizioni). Soltanto una persona è tuttora in stato di fermo.

Il ministro dell’Interno francese, Gérard Collomb, che aveva annunciato di voler lasciare l’incarico a fine 2019 per presentarsi nel 2020 come candidato sindaco alle elezioni di Lione, ha improvvisamente presentato le proprie dimissioni: una prima volta, appena prima l’operazione di polizia al Centro Zhara, successivamente, in concomitanza con l’iniziativa iraniana. Le prime dimissioni sono state respinte, le seconde accettate.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, Gouasmi ha accusato Israele di aver architettato la falsa pista terroristica per nuocere all’Iran.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo

[1] “Arresto del rappresentante dell’ayatollah Khamenei in Francia”, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 3 ottobre 2018.