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Un intervento militare non può rovesciare il governo del Venezuela

Diversi Stati latinoamericani e le forze speciali USA sembrerebbero prepararsi ad attaccare il Venezuela. Studiando i rapporti di forza e la topografia del Venezuela, Valentin Valisescu ritiene però che nessuna invasione possa avere ragione di questo Paese vasto e protetto da una giungla molto più estesa di quella del Vietnam. Qualunque intervento militare non può avere altro scopo che la destabilizzazione del Paese, non già il rovesciamento del governo.

| Bucarest (Romania)
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Scenario di una guerra sudamericana

Un’invasione del Venezuela sarebbe possibile solo partendo da Brasile, Colombia e Guyana, i tre Stati limitrofi del Venezuela. Ci sono, in teoria, almeno tre direttrici d’invasione.

-  Un’invasione da parte degli Stati sudamericani deve innanzitutto conquistare la supremazia aerea sul Venezuela.

La maggior parte degli obiettivi politico-militari del Venezuela non sono però alla portata dell’aviazione brasiliana, che possiede F-5, A-4, AMX-1A e A-29 Tucano.

Per contro, la Colombia dispone di aerei Kfir, A-37 e A-29 Tucano, che non hanno alcuna possibilità di sottrarsi ai sistemi antiaerei Buk-M2, S-125, S-300 e agli apparecchi venezuelani F-16 e Su-30. Lo stesso discorso vale per gli aerei brasiliani rispetto alla difesa antiaerea a media e lunga gittata e all’aviazione venezuelana.

Per il loro basso plafond, gli aerei turbopropulsori A-29 Tucano si troverebbero costantemente alla portata dei 5 mila missili antiaerei portatili venezuelani SA-24 (Igla-S). Gli F-5, A-4, AMX-1A, Kfir e A-37 non dispongono di armi con guida di precisione e attaccano a un’altezza di 2-3 mila metri: sarebbero perciò anch’essi vulnerabili ai missili SA-24 portatili (Igla-S).

-  Un’invasione terrestre dalla Guyana è improbabile. È un Paese piccolo che non possiede né i mezzi né la capacità fisica per farlo: non può farsi strada dall’Orinoco e dal suo delta, né ha possibilità di far attraversare la giungla ai carrarmati.

Il Brasile ha ancor meno possibilità di riuscirci: prima di entrare in contatto con il grosso delle forze venezuelane, l’esercito brasiliano dovrebbe percorrere 500 chilometri di giungla.

Inoltre, il fiume Orinoco rappresenta un ostacolo per i brasiliani, che non hanno ponti mobili né altri equipaggiamenti di ingegneria militare. Ancora, per la difesa antiaerea delle truppe terrestri, Brasile e Colombia dispongono solo di missili portatili, con un plafond di 5 mila metri; i Su-30 venezuelani lanciano invece bombe a guida laser KAB-500 e KAB-1500 o missili Kh-29 a un’altezza di 10 mila metri.

L’asse più probabile di attacco è la Colombia. Tuttavia, l’offensiva colombiana non è favorita dall’orografia: la direttrice dell’offensiva si arresterebbe al lago Maracaibo, che dovrebbe essere aggirato a est lungo un corridoio di 15-20 chilometri; un varco che l’esercito venezuelano riuscirebbe facilmente a difendere.

L’alternativa migliore sarebbe aprire una via di aggiramento per la base aerea colombiana, che equivale a una brigata, e di paracadutarla a sud-est dalla Cordigliera delle Ande. Quest’opzione è però anch’essa impraticabile perché la Colombia possiede cinque C-130 e otto C-295, che potrebbero paracadutare solo due o tre compagnie di fanteria.

Anche la Colombia possiede una forza di combattimento di molto inferiore a quella del Venezuela. Poggia infatti su una fanteria con blindati leggeri; inoltre non possiede carri, perciò l’artiglieria è sparpagliata e rimorchiata da camion. Per fare un paragone, il Venezuela possiede carri di artiglieria automotrice 2S19 Msta, carri BM-30 Smerch, BM-21 Grad, LAR e T-72.

-  Una spedizione marittima brasiliana della 1^ Brigata di fanteria di marina, a bordo di portaelicotteri e di navi da sbarco, potrebbe rendere complicata la difesa del Venezuela. Il Venezuela potrebbe attaccare il gruppo di navi da sbarco lungo 100-200 chilometri di costa con missili antinavi Kh-31A e Kh-59ME, lanciati da Su-30.

Lo scenario di un’invasione statunitense

Soltanto un’invasione militare USA potrebbe rovesciare Nicolas Maduro, come accadde in Iraq e in Libia. Da allora però la Russia ha cambiato politica estera e in Siria ha dimostrato di essere in grado di difendere i propri alleati.

A difesa dei loro rilevanti interessi economici, Russia e Cina, anche se non inviassero truppe per impedire un’invasione USA, fornirebbero al Venezuela armi di alto livello e ad ampio raggio d’azione.

Gli Stati uniti sono la più grande potenza navale al mondo e hanno due corpi di fanteria marina. Per questa ragione il principale asse offensivo potrebbe essere aperto da un loro sbarco.

Il naufragio di una o due portaerei e di parecchie navi anfibie da sbarco USA renderebbe impossibile ottenere la supremazia aerea, nonché ridurrebbe le possibilità di creare una testa di ponte di fanteria marina sulla costa venezuelana.

Tale obiettivo è facilmente raggiungibile con il missile ipersonico russo Zircon, che ha una portata di mille chilometri, e con il missile da crociera Kalibr 3M-54, che ha una portata di 1.400 chilometri. Se il Venezuela avesse questi missili potrebbe colpire la spedizione navale statunitense a sud delle Bahamas, a 500 chilometri da Miami. Tuttavia, non credo che la Russia doterebbe il Venezuela di missili Zircon e Kalibr. Potrebbe in compenso proporle sistemi Bastion e missili aria-aria Kh-59MK2, con raggio d’azione di 550 chilometri, utilizzabili sugli aerei Su-30.

Una batteria del missile litoraneo-navale Bastion, equipaggiato dalla Russia, utilizza quattro vettori di missili mobili P-800 Oniks. Il missile ha una massa di tre tonnellate, un’apertura alare di 1,7 metri e un’ogiva performante di 250 chilogrammi. Alla propulsione provvede un motore da crociera ramjet (statoreattore supersonico), simile a quello del missile Zircon. La portata del missile P-800 è di 350-600 chilometri, la velocità è di Mach 2,4 (700 metri al secondo). Sulla traiettoria, al plafond di crociera di 14 mila metri, il missile è guidato dal satellite. In prossimità del bersaglio, il P-800 punta l’obiettivo, scende fino a 10 metri ed esegue manovre di cambio di direzione.

Così equipaggiato, il Venezuela sarebbe in grado di fronteggiare il gruppo di corpi di spedizione USA a sud di Haiti e di Portorico. Il missile P-800 ha uno scarto di precisione di 1,5 metri, il che significa che il bersaglio sarebbe colpito al 100% nel caso di portaerei, portaelicotteri, incrociatori o destroyer, tutti di lunghezza superiore ai 100 metri.

L’unica possibilità sarebbe un bombardamento coordinato NATO (USA, Francia, Olanda, Regno Unito) e Stati latinoamericani (Brasile, Colombia, Guyana) su obiettivi mirati. In tal caso però non sarebbe invasione, bensì distruzione di alcune strutture venezuelane.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo

L’articolo è su licenza Creative Commons

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