Lo jihadista francese Mehdi Nemmouche è stato processato a Bruxelles per il ruolo avuto nelle quattro uccisioni al Museo ebraico del 24 marzo 2014.

Il processo non ha fatto piena luce sui fatti: Nemmouche fu arrestato, senza opporre resistenza, a Marsiglia, mentre scendeva da un autobus con un sacco contenente armi e vestiti utilizzati dall’attentatore di Bruxelles. Ciononostante, non è stato possibile stabilire se, al momento dell’attacco, si trovasse nel Museo ebraico e se sia stato lui a uccidere le vittime.

Il suo avvocato, Sébastien Courtoy, ha spiegato in modo confuso che Nemmouche è stato vittima di un complotto dei servizi segreti iraniani, senza però riuscire a essere convincente.

Mehdi Nemmouche è senz’altro un «islamista radicalizzato» – secondo la terminologia inadeguata della giustizia – che ha partecipato ai crimini di Daesh in Siria. È però probabile che, in questo caso, abbia coperto l’uccisione dei due agenti dei servizi segreti israeliani che si trovavano al Museo ebraico, ma non ne sia stato l’esecutore.

I giurati l’hanno ritenuto responsabile in ogni caso e l’hanno condannato all’ergastolo.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo