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L’esempio di Hong Kong spaventa Singapore

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La contestazione a Hong Kong sembra ormai non avere sbocco e il sostegno popolare sta crollando.

Nessuna delle rivendicazioni dei manifestanti verte su problemi reali: sovraffollamento e insalubrità delle abitazioni, disoccupazione e condizioni di lavoro, difficoltà di accesso alle cure e all’educazione.
Le cinque rivendicazioni del movimento cercano invece di umiliare innanzitutto il governo regionale:
- abrogazione della legge sull’estradizione dei criminali verso la Cina continentale;
- elezione per suffragio universale del capo del governo;
- liberazione dei teppisti, che non devono più essere chiamati “rivoltosi”;
- denuncia delle violenze dei poliziotti e delle triadi;
- dimissioni del capo del governo, Carrie Lam.

Temendo che il movimento debordi in un’altra città-Stato creata dai britannici nella regione, il primo ministro di Singapore, Lee Hsien Loong, ha chiesto aiuto alla Conferenza dei sindacati (foto): «Se dovessimo affrontare sommosse come quelle di Hong Kong, diventerebbe impossibile governare Singapore, adottare provvedimenti e mettere in atto decisioni difficili, pianificare qualunque cosa a lungo termine… La fiducia in Singapore ne uscirebbe distrutta. Credo che sarebbe la fine di Singapore».

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo

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Voltaire, edizione internazionale

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