La stampa spagnola ha pubblicato documenti declassificati della CIA che dimostrano come nel 1975 gli Stati Uniti temessero il crollo del regime franchista e l’affermazione dei socialisti. L’esito avrebbe potuto essere l’indipendenza del Sahara spagnolo a vantaggio dell’URSS.

Per questa ragione l’allora segretario di Stato USA, Henry Kissinger, organizzò con il re del Marocco, Hassan II, la Marcia Verde del 6 novembre 1975. Il 14 novembre dello stesso anno il governo spagnolo decolonizzò il Sahara a favore di Marocco e Mauritania. Il 20 novembre fu annunciata la morte del caudillo Francisco Franco, peraltro in stato vegetativo da diverse settimane.

Secondo questi documenti il principe Juan Carlos, che il 22 novembre succedette a Franco come re di Spagna, temendo il tracollo del regime alla morte del caudillo, aveva approvato il piano della CIA, compiendo un atto di alto tradimento.

Poco tempo prima, la CIA aveva preso contatti con il Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE), offrendogli il proprio sostegno, in cambio del mantenimento delle basi NATO in Spagna e nel Sahara spagnolo. I dirigenti storici del partito rifiutarono, sicché i servizi segreti USA fecero eleggere Felipe Gonzáles segretario generale del partito.

Al complotto parteciparono anche Francia e Arabia Saudita.

Il re del Marocco, Hassan II, adì la Corte Internazionale di Giustizia (CIG, organo di arbitraggio dell’ONU) affinché dirimesse la contesa fra Marocco e Spagna sul Sahara Occidentale. La Corte, pur riconoscendo i legami storici di questo territorio con il Marocco, sentenziò che, in nome del principio di autodeterminazione, la decisione spettava alla popolazione. Hassan II mobilitò i sudditi troncando il pronunciamento della CIG: argomentò che l’ONU aveva riconosciuto che il territorio occupato dalla Spagna apparteneva al Marocco; 350 mila civili marciarono fino al confine e 20 mila soldati presidiarono la frontiera con l’Algeria per impedirle d’intervenire. La Spagna decolonizzò il Sahara, immediatamente rioccupato da Marocco e Mauritania.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo