Il 23 marzo 2020 il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha esortato a un cessate-il-fuoco sull’intero pianeta per lottare contro il COVID-19.

Nello Yemen, gli huthi, reduci dall’aver appena sconfitto l’Arabia Saudita nel nord del Paese, hanno immediatamente esortato gli eserciti in campo a rispettare una tregua.

L’Arabia Saudita invece ha annunciato soltanto l’8 arile un cessate-il-fuoco a partire dalle ore 9 GMT del giorno successivo (data della riunione dell’OPEC sul prezzo del petrolio).

Il Regno è duramente colpito dall’epidemia, che imperversa nelle bidonville dove vivono i lavoratori stranieri provenienti dall’Africa, dal sud-est dell’Asia, dalla Mecca e da Medina.

Ma l’Arabia Saudita è soprattutto una gerontocrazia. Almeno 150 membri della famiglia reale sono risultati positivi al COVID-19. Fra loro anche il principe Faisal bin Bandar bin Abdulaziz Al Saud, governatore di Riad, ora in rianimazione. Re Salman (84 anni), malato di Alzheimer, e il principe ereditario, MBS, sono stati isolati in due diversi palazzi.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo