Washington e Teheran hanno concluso un accordo per nominare primo ministro in Iraq uno degli assassini del generale Qassem Soleimani, Mustafa al-Kadhimi.

Al-Kadhimi, che ha doppia cittadinanza britannica e irachena, è ritenuto vicino alla CIA. Fece parte del governo in esilio iracheno, creato da Washington intorno ad Ahmad Chalabi per rovesciare Saddam Hussein. È altresì vicino all’Arabia Saudita, il cui principe ereditario, MBS, è stato la prima personalità straniera a felicitarsi per la sua nomina. Mustafa al-Kadhimi è stato giornalista di Al-Monitor, nonché direttore dei servizi d’intelligence iracheni. Fece parte della componente irachena implicata nel duplice assassinio, il 3 gennaio 2020, del generale dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, Qassem Soleimani, e del numero due dei Hachd al-Chaabi (milizia irachena filo-iraniana), Abu Mahdi al-Muhandis.

Il generale Qassem Soleimani era unanimemente considerato il principale artefice sul campo della disfatta regionale di Daesh. La sua morte fu vissuta come un dramma non soltanto dalla popolazione iraniana ma anche da tutte le vittime di Daesh in Medio Oriente. La Guida della Rivoluzione iraniana, ayatollah Ali Khamenei, e il segretario generale dello Hezbollah libanese, Hassan Nasrallah, lo piansero come un fratello. Sorprese che il governo dello sceicco Hassan Rohani – che non sopportava Soleimani, considerandolo un pericoloso rivale – si fosse unito al dolore. Nacque addirittura il sospetto che l’assassinio fosse avvenuto con il consenso preliminare del presidente Rohani.

La nomina a primo ministro di Mustafa al-Kahdimi dimostra in ogni caso che: – 1. Gli Stati Uniti e il governo iraniano, nonostante il disaccordo su altre questioni, sovrintendono congiuntamente alla vita politica irachena dal 2003, senza discontinuità. – 2. L’assassinio del generale Soleimani, non soltanto non ha provocato significative reazioni di vendetta, ma è stato al contrario vissuto come un richiamo giustificato all’ordine. La morte del principale capo militare sciita, Soleimani, nonché quella, avvenuta poche settimane prima, del principale capo militare sunnita, califfo Abu Bakr al-Baghdadi, hanno segnato la ripresa in mano del Medio Oriente da parte del presidente Donald Trump.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo