Il 28 settembre 2020, intervenendo a un simposio sul diritto internazionale marittimo, il presidente turco Racep Tayyip Erdoǧan ha affrontato il conflitto in Nagorno-Karabakh.

Erdoǧan ha ricordato che dallo scioglimento dell’URSS − ossia da trent’anni − Stati Uniti, Russia e Francia (Gruppo di Minsk) tentano invano di risolvere il conflitto. Ha poi dichiarato:

«Si direbbe che questi Paesi abbiano fatto tutto il possibile per non risolvere il problema. Ora danno lezioni e ogni tanto lanciano minacce. Ma cosa sono queste minacce? La Turchia è lì? I soldati turchi sono lì? Chi fa queste domande sono quelli che hanno trasferito migliaia di camion carichi d’armi nel nostro sud, in particolare nel nord della Siria. Chi fa queste domande sono gli stessi che hanno diviso il nord della Siria e vi hanno installato le proprie basi. Chi pone queste domande sono gli stessi che sono dilagati in Siria con coi poteri d’una forza di coalizione.»

Riconoscendo che le ostilità sono state provocate da Baku, il presidente turco ha proseguito: «L’Azerbaigian ritiene che sia ora di chiedere conto, ha dovuto perciò prendere le cose in mano».

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo