L’11 ottobre il parlamento dell’Artsakh ha adottato una mozione riguardante l’arrivo in Nagorno-Karabakh di jihadisti provenienti da Siria, Iraq e Libia. In essa si propone ad Armenia, Iraq e Russia d’istituire un organismo comune per contrastarne il terrorismo.

L’esperienza ha dimostrato che, quando lo jihadismo penetra in un’area geografica, non basta ucciderne gli adepti per ripristinare la pace. Lo jihadismo non è soltanto una forma militare di combattimento, è un’ideologia in cui i suoi soldati credono; contamina la popolazione dei luoghi in cui viene esportato. Regno Unito ed Europa Occidentale in generale − che hanno creato questo movimento in Medio Oriente − l’hanno sperimentato direttamente e a caro prezzo, quando hanno creduto di poter accogliere i “propri” jihadisti.

Dall’inizio della guerra dell’Artsakh almeno un migliaio di jihadisti sono stati trasportati dalla Turchia nella zona operativa. Sono già morti a decine, come attestano i siti internet dedicati. Ma la loro morte non salverà la pace. Questa malattia rischia ora di contaminare Armenia, Iran e Russia.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo