Per il momento la Chiesa cattolica degli Stati Uniti non riesce a decidere che posizione assumere rispetto alle iniziative del presidente Joe Biden. Il problema non è pronunciarsi in merito alle buone intenzioni dei decreti su ecologia o immigrati, ma di non farsi strumentalizzare a fini politici.

Il presidente della conferenza episcopale degli Stati Uniti, l’arcivescovo di Los Angeles, monsignor José H. Gomez, ha pubblicato una lunga lettera per invitare i fedeli a sostenere il nuovo presidente Biden, mettendoli però in guardia su come il presidente affronta questioni etiche, come l’aborto e il matrimonio.

Sua eminenza il cardinale Blase Cupich, vescovo di Chicago, vicino a papa Francesco, ha immediatamente definito questo testo «sconsiderato» (ill-considered) e ha deplorato che non sia stato concertato nella conferenza episcopale. Alcuni vescovi e un altro cardinale hanno preso apertamente posizione e reso così pubblica la discussione interna che scuote i responsabili della Chiesa cattolica degli Stati Uniti.

Una crisi senza precedenti dagli anni Ottanta.

Sua santità papa Francesco, che durante la campagna elettorale ha sostenuto apertamente Biden, ha ricevuto in Vaticano in udienza privata il cardinale Cupich, di cui condivide la linea pastorale. Ha raggiunto per telefono monsignor Gomez, la cui linea aveva definito in privato «troppo dottrinale».

La Santa Sede sembra soddisfatta di aver aiutato un cattolico ad accedere alla Casa Bianca, ma preoccupata delle iniziative che il nuovo presidente potrebbe prendere.

Questa crisi ha ritardato di due settimane il ripristino da parte di Biden dell’Ufficio per le Iniziative Religiose (ribattezzato Ufficio per le Iniziative Religiose e la Vicinanza) che avrebbe dovuto essere istituito immediatamente dopo l’inizio del mandato presidenziale.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo