Da tre anni la 13^ flottiglia (Shayetet 13), unità ultrasegreta delle Forze speciali israeliane, compie azioni di sabotaggio contro navi iraniane dirette in Siria, utilizzando soprattutto mine ancorate all’obiettivo, ma anche la stessa arma nucleare tattica, del tipo usato nel porto di Beirut.

Inizialmente lo scopo era affondare armi pesanti prima che pervenissero allo Hezbollah attraverso la Siria. Poi sono state prese di mira le petroliere iraniane che riforniscono di carburante la popolazione siriana.

Le perdite subite dall’Iran ammonterebbero a circa un miliardo di dollari. Da due mesi gli iraniani hanno perciò iniziato a rispondere, colpendo navi israeliane nel Golfo.

I due Stati passano sotto silenzio questa guerra navale, che ha già danneggiato o affondato oltre venti navi. I media internazionali hanno taciuto la notizia di una marea nera al largo della Siria.

Commentando il sabotaggio di una petroliera iraniana avvenuto il 6 aprile 2021, al largo dell’Eritrea, il ministro della Difesa israeliano, generale Benny Ganz, ha dichiarato: «L’azione difensiva non è sufficiente, dobbiamo compiere missioni offensive e lo faremo il meglio possibile». Ma come può essere una minaccia per Israele il fatto che i siriani possano mettere benzina nei loro mezzi di trasporto?

Si veda:
- “Israel Hits Syria-Bound Iranian Oil”, by Godon Lubold, Benoit Faucon & Felicia Scwartz, Wall Street Journal, March 12, 2021.
- « La bataille navale s’intensifie entre Israël et l’Iran », Marc Henry, Le Figaro, 8 avril 2021.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo