Il 3 novembre 2021 l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha emesso il rapporto sul conflitto del Tigray (Etiopia). Nonostante l’accertamento di numerosi crimini, assolve il governo da ogni volontà genocidaria e dall’aver usato l’arma della fame.

Il primo ministro Abiy Ahmed è un militare pentecostista omoro, principale etnia del Paese a lungo discriminata. Nel 2019 ha ricevuto il premio Nobel per la Pace, a motivo del suo impegno a favore della pace fra Etiopia ed Eritrea. Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, appartiene invece all’etnia ribelle, i tigrini, e da Ginevra dirige l’approvvigionamento di armi della propria tribù.

Il rappresentante speciale del presidente Biden per il Corno d’Africa è l’ambasciatore Jeffrey Feltman, che ha sovrinteso alla guerra contro la Siria, incluso il finanziamento e l’armamento degli jihadisti, nonché organizzato l’attuale crisi in Sudan.

Le accuse al governo etiope, diffuse dalla stampa internazionale ma smentite dal rapporto dell’Alto Commissario, fanno seguito all’espulsione di un’équipe inviata dal segretario generale dell’ONU.

Traduzione
Rachele Marmetti

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