Il 5 novembre 2021 i deputati membri del Partito Comunista Francese hanno depositato alla segreteria dell’Assemblea Nazionale, su iniziativa del segretario generale del partito, Fabien Roussel, una «proposta di risoluzione per combattere la banalizzazione nei dibattiti pubblici dei discorsi incitanti all’odio».

L’iniziativa è stata pubblicizzata come azione finalizzata a impedire la candidatura alle presidenziali di Éric Zemmour, condannato nel 2011 per «incitamento all’odio razziale» e nel 2018 per «incitamento implicito all’odio religioso».

Zemmour nel 2011 aveva giustificato il rifiuto di assumere qualcuno a causa dell’aspetto fisico, discriminazione vietata dalla legge; nel 2018 aveva espresso un apprezzamento globale sui mussulmani che avrebbe potuto essere interpretato come esortazione implicita alla discriminazione. Quest’ultima vicenda è tuttora pendente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Il testo della proposta di risoluzione si limita a chiedere al guardasigilli di invitare i magistrati a condannare l’imputato alla pena complementare d’ineleggibilità, prevista dalla legge per gl’imputati di reati razzisti «particolarmente odiosi o reiterati». Un dispositivo che non può ovviamente applicarsi alle precedenti condanne di Zemmour, ma che mira alle dichiarazioni che potrebbe fare durante la campagna elettorale.

Sembra che il PCF cerchi di allearsi con il governo per impedire una particolare candidatura.

Traduzione
Rachele Marmetti

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