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L’ipocrita ingerenza del FMI e della Banca mondiale nella Repubblica democratica del Congo

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L’11 agosto 2009 la segretaria di Stato USA Hillary Clinton si era recata nella Repubblica democratica del Congo per esigere l’annullamento del mega-contratto firmato tra Kinshasa e Pechino.

Il FMI ha riportato una nuova vittoria al termine della sua ultima missione nella Repubblica democratica del Congo (RDC) ottenendo la revisione del famoso contratto cinese concluso nel 2007. La soppressione in quel contratto della garanzia dello Stato congolese riporta così il controverso prestito della Cina da 9 a 6 miliardi di dollari. Tale convenzione, a torto definita « contratto del secolo », prevedeva inizialmente 6 miliardi di investimenti nello sviluppo di infrastrutture e 3 miliardi di dollari per il settore minerario. Il FMI ha dunque vinto il braccio di ferro contro la Cina ma, soprattutto, conserva il predominio sulla politica economica della RDC.

Questa nuova ingerenza del FMI negli affair interni della RDC dimostra una volta di più tutta l’ipocrisia delle potenze occidentali che utilizzano le istituzioni finanziarie internazionali per saccheggiare le risorse naturali appartenenti ai Congolesi. In effetti, nel momento delle trattative per la revisione del contratto cinese, la Banca mondiale, spalleggiata dall’ambasciatrice del Canada e da Hillary Clinton di passaggio a Kinshasa, faceva pressione sul governo congolese per farlo ritornare sulla sua decisione di rescindere la « compartecipazione » KMT (Kingamyambo Musonoi Tailings) conclusa illegalmente tra l’impresa canadese First Quantum, lo Stato congolese, l’impresa pubblica congolese Gécamines, la sudafricana Industrial Development Corporation e la SFI (Società finanziaria internazionale) la quale non è altro che la filiale della Banca mondiale incaricata di appoggiare il settore privato… E’inevitabile dunque constatare che i contratti leonini non sono più un problema per le istituzioni finanziarie internazionali quando sono in gioco gli interessi delle potenze occidentali !

Non vi è alcun dubbio che il contratto cinese sia una nuova offensive del gigante asiatico per accaparrarsi le risorse minerarie del continente nero e che esso genererà un nuovo debito per la RDC. Ufficialmente, è questo rischio di super-indebitamento che ha spinto il FMI ad intervenire in quella convenzione bilaterale. Praticando un ricatto inaccettabile, alla fine ha raggiunto i suoi scopi, mantenendo così la sua tutela sulla RDC. Il ricatto è stato duplice : senza revisione del contratto, la RDC avrebbe potuto mettere una croce sopra un nuovo accordo triennale con il FMI nonché su un alleggerimento del suo debito…atteso dal 2003 !

Ora, quel debito che lo Stato congolese continua a rimborsare malgrado la crisi economica mondiale è un debito « odioso », poiché una larghissima parte di esso è stata contratta dal dittatore Mobutu con la complicità dei creditori occidentali, specialmente del FMI e della Banca mondiale. Per fondare la nullità di quel debito che non ha alcun valore legale, i poteri pubblici dovrebbero procedere immediatamente all’audit di esso al fine di rilevarne la parte illegittima : quella che non ha giovato alla popolazione. Ogni anno, la servitù del debito accaparra circa 500 milioni di dollari, quasi tre volte gli aiuti urgenti concessi dal FMI lo scorso marzo.

La RDC non è un caso isolato. Nell’insieme dei paesi in via di sviluppo, il rimborso dei debiti illegittimi alle condizioni dettate dai finanziatori internazionali costituisce un ostacolo alla soddisfazione dei bisogni umani fondamentali, nonché una manifesta violazione del diritto dei popoli a disporre di se stessi e specialmente delle loro risorse naturali. Per questo, l’emancipazione delle popolazioni del Sud passerà necessariamente attraverso l’annullamento incondizionato del debito del terzo mondo e la netta rottura degli accordo con le IFI. In effetti, i paesi in via di sviluppo non hanno niente da aspettarsi da queste due istituzioni incapaci di affrancarsi dal credo neoliberale responsabile, dopo la crisi del debito del 1982, della pauperizzazione di miliardi di individui. Ricordiamo inoltre che tali istituzioni si sono rese complici di gravi violazioni dei diritti umani sostenendo finanziariamente delle dittature come quelle di Mobutu e l’apartheid in Sudafrica. La Banca mondiale ed il FMI devono dunque imperativamente rendere i conti di fronte alla giustizia ed essere sostituiti da nuove organizzazioni internazionali democratiche e rispettose dei diritti umani fondamentali.

Questa tribuna libera è stata inizialmente pubblicata da La Libre Belgique (edizione del 7 ottobre 2009).
Traduzione in italiano eseguita da Belgicus (Eurasia).

L’articolo è su licenza Creative Commons

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