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La Siria avrebbe eliminato Bandar bin Sultan in rappresaglia per l’attentato a Damasco

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Anche se non annunciata dalle autorità saudite, la morte del principe Bandar bin Sultan bin Abdulaziz al-Saud è stata confermata in via ufficiosa al Réseau Voltaire.

Il principe Bandar era stato nominato capo dei servizi segreti sauditi il 24 luglio. Una promozione interpretata come ricompensa per aver organizzato l’attentato del 18 luglio a Damasco. I servizi sauditi, con il sostegno logistico della CIA, erano riusciti a far saltare in aria il quartier generale della sicurezza nazionale sirianam durante una riunione della cellula di crisi: i generali, Assef Shawkat Daoud Rajha e Hassan Turkmani morirono nell’esplosione. Generali Hisham Ikhtiar è morto poco dopo, per le ferite. Questa operazione, denominata "Vulcano di Damasco", aveva dato il segnale di attacco alla capitale a un esercito di mercenari, in gran parte provenienti dalla Giordania.

Il principe Bandar è stato lui stesso vittima di un attentato dinamitardo il 26 luglio, come hanno annunciato i media yemeniti. Sarebbe deceduto per le ferite.

Personalità brillante e cinica, il principe Bandar aveva 63 anni. Era figlio del principe Sultan (l’inamovibile ministro della difesa dal 1963, fino alla morte nel 2011) e di una schiava. Confidente di re Fahd, è stato ambasciatore a Washington durante il suo regno (1983-2005). Si era poi legato a George H. Bush (allora vicepresidente degli Stati Uniti) ed era diventato per lui un "figlio adottivo", ragione per cui la stampa statunitense l’aveva soprannominato "Bandar Bush". Un vero genio delle operazioni segrete, ha organizzato la vendita di armi al-Yamamah, riuscendo a intascare oltre un miliardo di sterline, secondo fonti ufficiali inglesi. Ha poi usato questo colpo di fortuna, e molti altri, per finanziare le attività dei gruppi jihadisti di tutto il mondo, tra cui al-Qaida.

All’inizio del 2010, il principe Bandar aveva tentato di rovesciare re Abdullah per sostituirlo con suo padre Sultan. Il complotto fallì e fu bandito dal regno, ma col declino della salute del monarca, riuscì a tornare in Arabia Saudita l’anno dopo. Dopo la morte del principe Sultan, era diventato il leader de facto della casa dei Sudeiri, il clan di falchi nella famiglia reale. La sua morte è un grave colpo per l’intero sistema occidentale delle operazioni segrete nel mondo musulmano. Sarebbe bastata solo una settimana alla Siria per avviare questa spettacolare operazione di rappresaglia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio (Sito Aurora)

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